Edvige Cecconi Meloni

Poesie visive e lettere vagabonde

Edvige Cecconi Meloni è un’artista che si ispira al mondo dell’epistolografia e ha un’ossessione per tutto ciò che riguarda la carta, le corrispondenze, gli archivi e le annotazioni. Questa passione è evidente nella sua arte, che include mappe, lettere vagabonde e mondi di sogno svelati attraverso la pittura e la cartografia. La sua arte non solo colpisce visivamente, ma offre anche un’esperienza immersiva ed intima, come un amico di penna che funge da guida durante un lungo viaggio.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Mi chiamo Edvige Cecconi Meloni, ho 29 primavere e vengo da Urbino. Vengo dal mondo della pittura e della scenografia. Vivo e lavoro a Milano, sono un’artista visiva, si dice così, no?

-Di cosa ti occupi?

Mi occupo di pittura, nello specifico, disegno, inganno pensieri e scritte. La mia fonte di reddito si è concentrata in qualcosa che definisco “affreschi narrativi”.

Gli affreschi narrativi sono una ricerca verbo visuale che utilizzo per dipingere e riprogettare spazi interni abitativi. Cerco di raccontare storie dipingendo, cercando di far collimare il sentimento del committente con il sentimento del luogo, proponendo uno scenario sito specifico capace di togliere l’animo profondo dell’incontro.

affreschi narrativi
Ti lascio una canzone, 2021

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito? C‘è un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

La musica mi piace ma non è una priorità, piuttosto un elemento significativo da far allineare ai momenti. Non deve mai sfociare nel rumore, deve essere un godimento condiviso.

Banalmente ho nel cuore Ultimo tango a Parigi, apprezzo il momento dell’intimità e del linguaggio. Un linguaggio che tende al circostante e non all’universale.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Non sono una tiranna del contemporaneo, anzi, è un tema che da sempre mi scalda molto ed un motore interrogativo. Cos’è contemporaneo? Ho un debole per la poesia, una governatrice della realtà, non consigliabile all’appello. 

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

La mia ricerca nasce dal mondo dell’epistolografia. Ho una mania per tutto quello che riguarda la carta, le corrispondenze, gli Archivi e le postille.

Vivevo nella città degli amori: Venezia. In Giudecca, per la precisione, dove attraversavo il canale della Giudecca diverse volte al giorno per conquistare Venezia, così ho cercato di impersonificarla, attribuendole il ruolo di amante.

Andavo in giro, cecando storie, verità, narrazioni e umori, che imprimevo su carta. Da lì è iniziata la serie “lettere non pervenute”. Raccoglievo storie che trascrivevo su carte, spesso realizzate a mano con l’utilizzo di setacci. Queste lettere non sono mai state recapitate, ma sono diventate un archivio, un memoriale, sono diventate lettere non pervenute.

Avevo bisogno di raccontarmi attraverso gli altri, le atre voci, la carta è un rapporto estremamente intimo e di confessione. Quando c’è di mezzo questa totale realtà e sconfinamento la parola che mi viene in soccorso è beatitudine.

– Come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Quello che più mi appassiona in questo periodo è il lavoro delle “lettere vagabonde”, un viaggio fatto attraverso i corpi. Ho abbandonato per un attimo le carte e sono passata ai corpi, pensando che, questi, siano il canale più prossimo di noi stessi: un depositario di verità.

È un baratto di storie, la persona mi racconta la sua esperienza, io scrivo e interpreto il suo dire. Il soggetto in questione diventa la lettera a sé stesso.

lettere vagabonde
lettere vagabonde

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Ho frequentato prima lo IUAV a Venezia, luogo dove ho lasciato letteralmente il cuore, soprattutto per me che sono apolide. Poi ho conseguito gli studi presso l’accademia di Brera, indirizzo Visual Culture e pratiche curatoriali.

Si, è stato un viaggio, ma non particolarmente positivo. Ho sviluppato poi un’idea circa le istituzioni, soprattutto le accademie.

Ma all’interno di questo percorso ho intrapreso forse il momento più avvincente della mia via, l’amore per una scrittrice, credo mi abbia cambiato davvero l’idea e il pensiero della cosa. Scrittrice che è stata il mio argomento di laurea: Cristina Campo.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Non ho un lavoro del cuore, forse si, un lavoro eseguito in una vecchia stalla. Una stalla trasformata in volta celeste.

Volta celeste, 2020

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Sono approdata nel social per gioco e ora riconosco che sia il mio strumento primario per la comunicazione del mio lavoro composto di sogno e denaro.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Vivo a Milano da sei anni, giro ancora alla scoperta di luoghi croccanti e ricchi di storie. Ho vissuto a Venezia, come dicevo. Lì c’era modo di rubare ogni istante con gli occhi e il cuore. Qui, son diventata più brava.

Scenografia per America di Kafka, 2020

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Io non ho obiettivi particolari, perché già la parola obiettivo mi stanca. Mi stanco velocemente delle imprese, preferisco le corse brevi e le scorciatoie. Ma riconosco il desiderio e la frustrazione, entrambi aderenti ad un’unica frase: fare arte.

– Cosa significa per te essere artisti oggi?

Con la parola artista definisco un mondo organico, fatto di flussi ininterrotti tra arte e vita. L’oscillazione delle cose, la paura del mondo e la voglia di combatterlo.

Alla ricerca di James, 2021

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri di Milano?

Questi sono i nomi delle persone che ho più amato in accademia: Cristoforo Lippi, Matteo Binci, Francesco Kalivaci e Milena Zanetti


Ringraziamo Edvige per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo instagram. Scopri altri artisti emergenti sulla nostra rivista Venticento Art Magazine.