Francesca Adriana D’Anza

Riemergere

Attraverso le mille sfumature del blu e del turchese, Francesca Adriana D’Anza immerge chi guarda nella dimensione ed emozione da lei provata in una baia del Cilento nel 2016, il “Sentimento Oceanico”. La sua ricerca si muove attorno allo studio psicologico e filosofico di quel sentimento, che ha mutato per sempre la percezione di se stessa, della sua arte e che riesce a trasferire nei suoi dipinti.

Francesca Adriana D'Anza

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai ?

Sono Francesca Adriana D’Anza, sono nata a Polla (SA), il 22 settembre 1996, cresciuta a Sala Consilina dove ora ri-abito. Diplomata al Liceo Artistico di Teggiano (SA), nel 2015/2016 mi sono trasferita a Milano per studiare pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera terminando il percorso con diploma accademico nel 2018 con 110 con lode. Sono mamma di Sophia, una splendida bambina di due anni e mezzo.

-Di cosa ti occupi ?

Di riuscire a vivere il mio sogno. Dipingere, creare, nutrirmi d’arte e accompagnare nella scoperta della vita la mia piccola Sophia.

INTERESSI

Eugeneia Series 2019/2021

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

La maggior parte del tempo mi piace ascoltare il silenzio, l’assenza di rumori attorno a me. Quando ciò non è possibile mi piace immergermi nei brani di Yann Tiersen, Agnes Obel, Erik Satie e quando ho bisogno di sentirmi positiva ascolto “Gracias a la vida” di Mercedes Sosa.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Poesia senza fine, di Alejandro Jodorowsky.

Eugeneia series 2019/2021

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc…) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

L’arte che preferisco è quella che mi faccia sentire “immersa”, che mi faccia provare un “Sentimento Oceanico”, non c’è una forma d’arte in particolare. L’artista di cui ho grande ammirazione per il suo essere poliedrico in tutte le forme d’arte è Mimmo Paladino. Fonte d’ispirazione e di pathos è sicuramente la grandissima Pina Bausch. Maria Lai per la delicatezza e femminilità delle sue opere che trasmettono forza e pienezza. Bill Viola perché in molte delle sue opere ritrovo l’estetica che provo ad esprimere nella mia pittura.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Il risveglio, perché è sempre un nuovo inizio.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Arrivata a Milano mi son detta: “è arrivato il momento di vivere, cambiare, scoprire” e così il mio primo anno di accademia è stato un’evoluzione continua, alla scoperta di me e di ciò che volevo esprimere. Utilizzavo molto il bianco e nero, non sentivo ancora di potermi esprimere con un colore o quelli che usavo non mi parlavano, fino all’estate del 2016, quando in una sublime esperienza in una baia del Cilento ho sentito miei i turchesi e i blu di quel mare. Da allora non ho più smesso, ho ricercato e scoperto un mondo di sfumature che si sono affiancate ad un’appassionata ricerca psicologica e filosofica dell’emozione provata e trasferita poi nei miei dipinti.

-Da dove ti è venuta l’idea? e come ci sei arrivato/a?

All’inizio della mia ricerca artistica usavo la grafite, quindi senza colore o se provavo ad utilizzarli non mi appassionavano. Da quando mi sono immersa e ho vissuto quei blu e turchesi, anche in profondità, ho capito che dovevo usare quei colori, che mi appartenevano. Un’immersione in un qualcosa di totalmente nuovo, mai visto e provato, ma inconsciamente riconoscibile, sublime.

∆VITA

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori ?

“Sentimento Oceanico” “Provavo un senso di estraneità, lo stupore e la meraviglia di esserci. Nello stesso tempo percepivo di essere immerso nel mondo, di farne parte, e che il mondo si estendeva dal più piccolo filo d’erba alle stelle. Il mondo mi era presente, intensamente presente. Molto più tardi avrei scoperto che questa presa di coscienza del mio essere immerso nel mondo, questa impressione di appartenenza al tutto, era ciò che Roman Rolland ha chiamato il “sentimento oceanico” (…) ho sentito di essere distante dagli altri (…) Solo molto più tardi ho scoperto che molte persone hanno esperienze analoghe, ma non ne parlano”. Hadot P. (2008) “La filosofia come modo di vivere”. Einaudi.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Sentivo e sento di dover sperimentare per riuscire ad esprimere al meglio quel che ho vissuto, cercare di trasportare lo spettatore in quella dimensione e sentimento. Avere un’identità artistica riconoscibile.

Francesca Adriana D'Anza, Resilienza
Resilienza

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?

Di solito accade che appare una sagoma nel bianco della tela che mi suggerisce un’immagine e così comincio a dipingere, non ho mai ben preciso un risultato finale, è un creare continuo, la forma del colore mi suggerisce immagini, l’unico momento un po’ costruito è l’immagine dei corpi che inserisco nei miei dipinti. Un dialogo continuo tra mente, corpo e pittura.

-Che ruolo svolgono i titoli per te ? E quando li assegni ? Di solito i titoli vengono pima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Di solito per me il titolo è la parte più difficile e delicata, perché può dare e togliere (se sbagliato) un senso all’opera. I miei dipinti esprimono più o meno tutti la stessa poetica per questo a volte semplifico intitolandoli per serie.

-Quale sarebbe il loro significato?

Credo che vadano a rafforzare ciò che lo spettatore potrebbe leggere soltanto attraverso la visione dell’opera.

Francesca Adriana D'Anza, Caos
Caos

-Quand’è che senti che un lavoro è finito ?

Quando sento un’armonia e serenità osservandolo.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve e di dover aspettare finché non lo trovi ?

Sì, cerco di non farlo perché quando inizio devo anche finire ed in breve tempo. Ultimamente però sono interrotta dai miei pensieri, dalle responsabilità e dalla poca serenità. Per il materiale non ho problemi, se al momento non ho esattamente quel che mi serve, m’ingegno per trovare una soluzione pratica e immediata.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri ?

Il lavoro che reputo più riuscito è “Sentimento Oceanico 1”

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Sì, ho frequentato il Triennio in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Li ricorderò come gli anni più belli e pieni della mia vita, non tanto per la formazione, perché da quel punto di vista, al secondo anno accademico provai delusione e sconforto per molti aspetti; ma per la ricchezza di esperienze, contatti e scoperte.

Francesca Adriana D'Anza, Vortice d'amore
Vortice d’amore

INTERAZIONI CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono oramai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai ?

Prima ero molto più scettica, ora la sto rivalutando e sto cercando al meglio di sfruttare questo canale, sia per avere un aggiornamento più diretto di quelli che sono i miei “colleghi”, sia per rendere visibili i miei lavori ed avere uno scambio, sia per riuscire a creare contatti lavorativi.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci ?

Senz’altro il luogo dove vivo m’influenza, non tanto per quello che raffiguro sulle mie tele, ma come lo faccio, il mio stato d’animo, la mia energia.

-Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e progetti?

I miei obiettivi sono: ri-sentire la libertà, ri-appropriarmi della mia vita, dipingere sempre e spensierata, terminare gli esami. Progetti: laurearmi, esporre, vendere e viaggiare.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi e ammiri di Milano ?

Francesca Santoro, Ginevra Tarabusi, Benedetta Naselli.


Ringraziamo Francesca per aver risposto alle nostre domande, continuate a seguirla sul suo profilo Instagram.

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