Michele Bonicelli

Dal pensiero alla fotografia

Michele Bonicelli, giovane fotografo sardo, con i suoi scatti è riuscito a fare della sua più grande passione, una professione a tutti gli effetti. Nelle fotografie di Michele, i pensieri si trasformano in immagini, visioni di esperienze passate si congelano in istantanee uniche, avvolte da un forte potere trascendentale.

Self Portrait, Michele Bonicelli
Self Portrait, Michele Bonicelli

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’! Da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Vengo, citando qualcuno più famoso di me, da una Terra che confina a nord con il cielo, a sud con il mare, a est con l’alba e ad ovest col tramonto. Sono sardo, mi sono spostato a Milano cinque anni fa per frequentare Brera, e qui son rimasto. Ho 24 anni, almeno all’anagrafe.

-Di cosa ti occupi?

Fotografo. Si, proprio di professione. Son riuscito a creare della mia più grande passione un lavoro, e per ora riesco ad essere indipendente grazie a questo. Da poco devo dire, perché prima affiancavo sempre altri lavori nella ristorazione o comunque fuori dall’ambito di cui mi occupo ora.

Michele Bonicelli, Genos
Genos

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Ascolto qualsiasi cosa mi capiti. Gruppo o cantante preferito? Dipende dalla canzone che mi capita appena sveglio.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

La Montagna Sacra di Jodorowsky.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Amo qualsiasi forma d’arte. Esco pazzo per le opere di Jago.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

La colazione.

Michele Bonicelli, Majia
Majia

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Cerco sempre un modo per riportare all’esterno ciò che si aggroviglia nella mia testa.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

L’idea della Fotografia? È sempre stata una costante nella mia vita fatta di continui cambiamenti. Ho studiato greco e latino, poi le Belle Arti, e ho sempre lavorato nella ristorazione. La Fotografia è sempre stata però una fantastica fidanzata.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Entusiasmo. Non saprei definirla altrimenti quella sensazione che provo quando scatto. Entusiasmo nel senso più antico e greco del termine ἐνθουσιασμός, composto da ἐν «in» ϑεός «dio» e οὐσία “essenza”. Esplicare la propria sensibilità artistica è ciò che più mi avvicina al Trascendentale e al Superiore. Una dimensione altra che non mi fa toccare il suolo coi piedi.

Michele Bonicelli, Galàna
Gàlana


-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Sentivo necessario semplicemente dare forma alle immagini che si creavano dentro la mia mente. Ogni volta che ambivo a fare qualcosa di diverso o qualcosa di oltre cadevo in un limbo di frustrazione e sensazione di incapacità. Ho maturato successivamente che si riesce a creare qualcosa di potente solo se non si forza nulla. La propria arte deve respirare. È lì che qualcosa di nuovo e diverso nasce, lasciando parlare liberamente il proprio Io si concretizza l’unicità che caratterizza ogni essere umano.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?

È una simpatica illusione. Posso calcolare potenza e posizione delle luci, pose del soggetto, tema e storytelling, props e ombre, ma il risultato è sempre qualcosa di sorprendente e diverso dall’idea di partenza.

Michele Bonicelli, Madri
Madri


-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Parto da dei temi, qualcosa di schematico, ma è quando ho esaurito l’immagine che riesco a definirne il titolo. Sempre per il motivo della domanda precedente, è in itinere che si definisce il prodotto.

-Quale sarebbe il loro significato?

Semplicemente didascalico. Vanno a completare il profilo dell’opera. Un fine comunicativo che serve a chi guarda, ma che serve anche a me, per considerare quel lavoro ultimato.

Anna

-Quand’è che senti che un lavoro è finito?

Quando non mi piace più.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

No. Non comincerei mai qualcosa se non sono sicuro di avere tutto ciò che mi serve tra le mani.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Parte tutto da un’immagine, una visione che ho nella mente che mi tormenta finché non la congelo in una fotografia. Qui si fondono, volontariamente e non, esperienze passate e momenti che mi appartengono.

Danza

-Hai fatto un percorso all’Accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Brera mi ha dato tanti strumenti che non smetteranno mai di essere fondamentali nel mio operare. Lezioni, docenti, momenti di confronto hanno formato in me una sensibilità che mi supporta in ogni approccio all’arte (e anche non).

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu
preferisci?

Bìsos, il mio lavoro sulla Donna in Sardegna, è forse quello che mi ha aiutato a definire la mia figura di Fotografo, sia agli occhi degli altri che con me stesso. Un altro lavoro a cui sono profondamente legato, ma che non ha avuto la stesso eco, è Tulips. Tramite il lavoro sui fiori sono riuscito a superare un periodo di blocco creativo dovuto al lockdown del 2020.

Dea Mater

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Purtroppo al giorno d’oggi è fondamentale. Dico purtroppo perché è come gettare in un calderone il proprio lavoro che forse, forse, verrà notato o apprezzato. È un modo di far conoscere il proprio lavoro fuori dalla ristretta cerchia di conoscenti, ma con tutte le controindicazioni del caso. È inoltre molto difficile e impegnativo starci dietro, in termini soprattutto di tempo che invece potrebbe essere utilizzato per ricerca, studio e realizzazione.

Fortuna Caeca Est

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano mi ha adottato. Mi dà ogni giorno tanto e mi toglie ogni ora tantissimo. Milano ad oggi per me è un compromesso tra me e il mio lavoro, tra me e la mia vita.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Al momento mi sto concentrando più sul creare una figura professionale, lasciando quella artistica un attimo a riposo. Sono innanzitutto un fotografo, un artigiano più che un artista.

Dea Mater

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Un viaggio in oriente con relativo reportage. Allontanarmi un attimo dalla mia comfort zone e capire come cambierebbe il mio approccio a una situazione totalmente nuova. Anche una grande mostra e un libro di Bìsos, al fine di esaurire il progetto e ritenerlo completo.

Dea Mater

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Credo che essere artisti oggi significhi innanzitutto essere sensibili alla realtà del mondo, avere una grande empatia e possedere cultura. Solamente con questi strumenti si può essere padroni di un linguaggio tramite cui riuscire ad esprimere la propria arte. Un ritorno all’artigianalità del lavoro d’artista, al fine di non scadere nel sofismo, e una maggiore libertà nell’espressione, che non deve essere assolutamente forzata o costretta, bensì accompagnata per mano. Essere artisti oggi è semplicemente essere umani.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri frequentanti o che hanno frequentato Brera?

Stefano Pio, Xiang Wen, Gianmarco Porru.


Ringraziamo Michele per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo  sul suo profilo Instagram .

Scopri altri artisti emergenti sulla nostra rivista Venticento Art Magazine.