Poetica del corpo umano
Interazione con gli altri, istintività, consapevolezza del proprio corpo e studi sul nudo: si tratta di una terminologia scelta per descrivere il processo creativo fotografico di Libera Mariotti, tra ricerca personale e professionalità.

PRESENTAZIONE
– Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Libera Mariotti, vengo da Milano e ho 27 anni.
– Di cosa ti occupi?
Principalmente fotografia, ma mi appassionano tutte le discipline artistiche.

INTERESSI
– Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
La musica mi piace molto, praticamente le cuffie sono un’estensione del mio corpo. Mi piace il punk, soprattutto dal vivo e in spazi autogestiti.
– Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Generalmente un film che costringo tutti a guardare è Fight club, ma ho amato molto anche Joker.
– Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc…) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Tra tutte direi che la mia forma d’arte preferita è la performance: essendo un’interazione tra esseri umani ha una valenza emotiva differente per me, oltre al fatto che succede in quello specifico momento e praticamente mai allo stesso modo due volte. Amo anche tutte le altre forme d’arte ma hanno una fruizione che spesso non comporta uno scambio attivo nella loro essenza.

LAVORO
– Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Penso che ci sia sempre stato in qualche modo, non riuscirei a identificare un particolare momento della mia vita in cui ho deciso di fare ricerca artistica, è semplicemente sempre stato il mio canale d’espressione principale, e questo ha influito su ciò che ho scelto di fare a livello accademico e professionale. Ho avuto qualche dubbio prima di scegliere l’università, sia perché avevo altri interessi sia perchè mi preoccupavo del fatto che se avessi studiato arte non avrei trovato lavoro in Italia.
-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
C’è l’emozione da cui parto e che voglio ‘’mettere su carta’’, e poi quella che provo mentre creo, che credo si avvicini molto al concetto di pace interiore: calma, ma a volte foga e, soprattutto, profonda concentrazione; mi sento come se fossi nel mio posto nel mondo.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?
A volte sì, altre no, dipende se è una ricerca personale o se mi viene richiesto un compito specifico: nel caso del compito specifico sono più organizzata e veloce, in quello della ricerca personale invece adopero un pensiero più laterale, collegando idee, esperienza e cultura personale senza darmi limiti di tempo specifici.
– Quando senti che un lavoro è finito?
Praticamente mai! Sono eternamente insoddisfatta.

– Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi?
Spesso. Soprattutto perché mi viene voglia di inserire cose assurde nelle mie opere agli orari più improbabili. Ho sempre sognato un negozio per artisti nottambuli.
– Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Solitamente c’è un’idea che mi ossessiona per lungo tempo e che realizzo molto dopo a livello conscio. Quindi direi sia un’idea, che una sensazione istintiva. Dipende dal lavoro.
– Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Credo il mio lavoro sul corpo e sul nudo, ancora non terminato. È anche il mio preferito essendo quello più sentito da parte mia e più importante a livello personale.

INTERAZIONE COL MONDO ESTERNO
– I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
La ritengo molto importante a livello lavorativo e problematica a livello personale, ma anche interessante quando si tratta di conoscere nuovi artisti o cercare idee. Penso comunque che non sarà mai in grado di sostituire l’esperienza reale dell’opera.

– Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Il luogo in cui mi trovo ha decisamente avuto delle forti influenze, a partire dal mio quartiere, quello che ora chiamano Nolo, ma anche molte altre realtà. Ritengo Milano una grossa fonte di ispirazione ma anche una città fortemente tossica, ipocrita ed elitaria.
– Quali sono i progetti che non sei ancora riuscita a realizzare?
Vorrei sicuramente dedicarmi all’autoritratto e sperimentare di più con collage, fanzine e tecniche miste, mescolando il mio amore per la pittura e quello per la fotografia, e anche fare più collaborazioni. Attualmente tengo -quasi- ogni domenica un collettivo aperto a qualunque tipo di artista che chiamiamo ‘Liblab’ nel mio laboratorio.
– Cosa significa per te essere artisti oggi?
Interfacciarsi con nuove sfide a livello tecnologico e sociopolitico.
– Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri di Milano?
Bianca Corrado, Erica Muller, Arianna Seu (e anche Sirio Pedrazzini).

Ringraziamo Libera per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sui suoi profili Instagram, Instagram.
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