Alice Geymonat

La poetica di Alice Geymonat parte dal disegno, base di tutta la sua vena creativa. La sua predilezione è votata alla tecnica dell’incisione calcografica. Nella sua visione, l’arte è inseguire le vocazioni da cui si è raggiunti. I ricordi a lei più cari sono custoditi dal silenzio maestoso delle cime delle montagne.

Alice Geymonat.

PRESENTAZIONE

-Allora…raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai. Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio? Come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari…

Mi chiamo Alice. Sono nata e cresciuta a Torino. Ho 21 anni e, due anni, fa mi sono trasferita a Milano, per studiare all’Accademia di Brera . L’Accademia mi ha aperto gli occhi su ciò cui più amo dedicarmi: fare arte. Sono stata fortunata perché, fin dal primo anno, ho conosciuto professori che mi hanno formato molto. Ora, al terzo anno del triennio, devo dire che posso contare su 2 o 3 professori in particolare, i quali capiscono me e il mio lavoro. Frequentare l’Accademia si è rivelato fondamentale per imparare a mettersi sempre in discussione, trovando nuovi stimoli e impostando, così, la propria ricerca artistica.

-Di cosa ti occupi?

Prediligo la tecnica dell’incisione calcografica. È una tecnica che ha moltissimo da offrire, a mio avviso. Spero in una sua rivalutazione generale.

Alice Geymonat, Percorso, 2024.
Alice Geymonat, “Percorso”, 2024.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

La musica mi dà molta forza ed è necessaria nella mia vita. Spesso, quando passo un periodo poco produttivo, è anche perché non sto ascoltando abbastanza musica: sono denutrita. Adoro il mondo della cultura hip hop, mi carica molto. Sono aperta, comunque, ad ogni suono. Un album per me speciale è Legendary Hearts, di Lou Reed.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Il buono il brutto e il cattivo, di Sergio Leone.

-Qual è la forma d’arte che preferisci (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..)? C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Julie Mehretu: è un artista con valori che rispetto molto.

Alice Geymonat, Libro, 2023.
Alice Geymonat, “Libro”, 2023.

LAVORO

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata/o?

Non credo alle idee. Penso, piuttosto, sia questione di una vocazione, quasi spirituale, che ti investe e, a quel punto, non puoi far altro che seguirla.

-Quale sarebbe il loro significato?

Non hanno un significato. Io cerco di dare senso a ciò che faccio. Il significato non mi interessa. Attualmente mi sto concentrando sull’ambiente montano, che è di grande ispirazione per me: lì, ho i miei ricordi più profondi e puri.

Alice Geymonat, Montagna, 2024.
Alice Geymonat, “Montagna”, 2024.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

La stampa “Montagne” (un dettaglio dell’opera cui si fa riferimento è stato selezionato come immagine di copertina del presente articolo), che ho eseguito, con la tecnica della puntasecca, nel 2023.

Alice Geymonat, Montagna, 2025.
Alice Geymonat, “Montagna”, 2025.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Alla base del mio lavoro c’è il disegno, indipendentemente da tutto il resto. Ad esempio, quando decido di iniziare una nuova lastra, per quella che diventerà una stampa, non copio mai i miei disegni già fatti, eppure, sento che il disegno preparatorio è un passaggio necessario per filtrare, e riportare sulla lastra, solo il meglio.

Non lavoro in modo progettuale, non seguo degli step obbligati. Cerco di vivere l’incisione calcografica con spirito alchemico: la materia mi suggerisce la via migliore.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Il più apprezzato è la stampa “Montagna” del 2025 (un dettaglio dell’opera è riportato proprio qui sopra), l’ultima che ho realizzato. Per me rappresenta una svolta: sono all’inizio di un nuovo sentiero.

Alice Geymonat, Crepaccio (dittico), 2024.
Alice Geymonat, “Crepaccio” (dittico), 2024.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Purtroppo, credo siano decisamente fondamentali: agli artisti permettono di farsi conoscere dal pubblico. Io, però, mi sono imposta di non mostrare mai interamente le mie opere e di non proporle con una foto perfetta. Così facendo, voglio dichiarare che si tratta solamente di una visione, attraverso uno schermo, e, pertanto, assolutamente poco veritiera.

Alice Geymonat, Montagna, 2023.
Alice Geymonat, “Montagna”, 2023.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Io, ora come ora, non posso definirmi un’artista completa: sto ancora studiando. Vale lo stesso che per uno studente di medicina, che non si dichiara medico dopo 2 anni di corso… 

Comunque, per rispondere alla domanda, più in profondità: per me, l’artista è colui che segue quel richiamo che menzionavo prima, è chi ascolta la voce interiore che ti dice “Non puoi che fare questo”.

Alice Geymonat, Ascesa, 2024.
Alice Geymonat, “Ascesa”, 2024.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Simona Mastropietro e Caterina Pinna sono due mie grandi amiche: lavoriamo spesso insieme in aula e ci diamo forza a vicenda. Sono entrambe giovani artiste, che credo abbiano un grande potenziale.

Lara Ilaria Braconi è, invece, una giovane autrice, che ho conosciuto ad una mostra personale presso l’Art Gallery Finestreria, a Milano, due anni fa: mi ha ispirato sentirla parlare del suo rapporto con la materia ed il colore.


Ringraziamo Alice Geymonat per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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