Lucia Monina

Lucia Monina è una giovane autrice, poliedrica, solare e creativa. Nel suo lavoro combina lo sguardo di una fotografa al gesto di una surrealista, amante degli audiovisivi come pure di ogni forma d’espressione, pure ed ibrida. Per lei, essere artista è una condizione che traspare dalla prospettiva assunta per osservare, e vivere, la vita e le esperienze che si attraversano: si tratta di non rinunciare mai ad una dedizione totale nei confronti del mondo dell’Arte. I titoli sono l’enigma prezioso che coronano ogni suo lavoro.

Lucia Monina
Lucia Monina.

PRESENTAZIONE

-Allora…raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei e quanti anni hai.

Il mio nome d’arte è Luccioola, ma mi chiamo Lucia. Sono un’artista poliedrica, con sede a Milano, anche se sono nata ad Ancona. Ho 23 anni e frequento il corso di Nuove Tecnologie dell’Arte, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.

Mi definisco massimalista e colorata, un po’ come la mia arte.

-Di cosa ti occupi?

Sono concentrata, principalmente, sulla fotografia e sugli audiovisivi. Il mio approccio punta su uno stampo dadaista e surrealista: mi piace sperimentare con tecniche varie, oltre che con colori accesi. Per me è importante che la mia creatività abbia libero sfogo, attraverso ogni modo possibile.

In realtà mi dedico anche alla scrittura. Ho lavorato alla redazione di parecchi articoli per un giornale online che tratta di arte, cinema e musica.

Riuscire a fondere arti diverse è quello che mi entusiasma maggiormente: mi piace sperimentare il loro mescolarsi.

Lucia Monina, Senza titolo, 2023.
Lucia Monina, “Senza titolo”, 2023.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante/gruppo preferito?

Mi piace molto la musica: ne traggo tantissima ispirazione. Ascolto un po’ di tutto, ma la mia band preferita è quella degli Smiths.

-Un film che, secondo te, tutti dovrebbero vedere?

Ce ne sono diversi che consiglierei, ma, quantomeno in questo momento, risponderei La la Land.

Lucia Monina, "Trittico", 2022.
Lucia Monina, “Trittico”, 2022.

-Qual è la forma d’arte che preferisci (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..)? C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Penso che ogni tipologia d’arte sia strepitosa, tanto da vedere quanto nel caso in cui vi si assiste. Probabilmente, però, forse anche per via dei miei studi pregressi, prediligerei la fotografia.

Potrò, magari, risultare scontata, ma la mia artista contemporanea preferita non può che essere Marina Abramović: la sua storia, le sue performance ed il suo contributo all’Arte mi emozionano da sempre e sono un’enorme fonte di ispirazione nella mia vita.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

La sera, quando la giornata si conclude e posso dedicarmi solo a me stessa.

Lucia Monina, Senza titolo, 2024.
Lucia Monina, “Senza titolo”, 2024.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Sono cresciuta in una famiglia che apprezza molto l’arte e questo mi ha dato molti stimoli. Comunque sia, non c’è stato un momento preciso al quale io possa ricondurre la scintilla della passione per la ricerca artistica…parlerei, piuttosto, di una sorta di escalation di eventi tale da avermi portata a coltivare questo interesse.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata/o?

Probabilmente tutto parte dalle numerose mostre visitate fin da quando ero piccola, accompagnata dai miei genitori. Ho continuato a frequentare quegli ambienti anche più tardi, da sola: a quel punto ho compreso che quello che, fino a quel momento, ammiravo e studiavo soltanto, era anche qualcosa che volevo creare con le mie mani.

Lucia Monina, "CV acquatico", 2022.
Lucia Monina, “CV acquatico”, 2022.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Quello che percepisco è un senso di liberazione e appagamento.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Non ho mai avuto le idee chiare…al contrario, mi sono sempre lasciata trasportare dalla creatività e dall’ispirazione, e, a volte, pure dall’istinto di voler raccontare qualcosa.

Lucia Monina, "Trittico", 2022.
Lucia Monina, “Trittico”, 2022.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?

Sì, poi non sempre i lavori prendono la piega che avevo immaginato, ma, solitamente, ho ben chiaro cosa voglio rappresentare.

Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Anche questo succede…dipende molto dal lavoro in questione.

Lucia Monina, "Senza titolo", 2023.
Lucia Monina, “Senza titolo”, 2023.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

I titoli sono il mio cruccio: a mio avviso. Si tratta della parte più complessa dell’intero lavoro. Trovo particolarmente difficile riuscire a rappresentare qualcosa di articolato con poche e brevi parole.

-Quale sarebbe il loro significato?

I titoli hanno la missione di raccontare qualcosa in più, rispetto al prodotto finito.

Lucia Monina, "È pronto a tavola", 2024.
Lucia Monina, “È pronto a tavola”, 2024.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Il lavoro termina quando non avverto più preoccupazioni o dubbi a riguardo.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi?

Mi succede raramente, ma, a volte, sì.

Lucia Monina, "Bruma", 2023.
Lucia Monina, “Bruma”, 2023.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Proprio quando si tratta di un lavoro sincero, che non punti ad un target particolare e che, in generale, non miri a conquistare il pubblico. Allo stesso modo, per me, il valore aggiunto può derivare dall’assenza del desiderio di emulare qualcuno.

In sintesi, oserei suggerire l’idea di un lavoro che proviene naturalmente da noi stessi.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Tutto parte sempre da un’idea: inizio ad elaborarla e, poi, la sviscero con la pratica. Procedendo, spero che il risultato venga come me lo ero immaginato o, possibilmente, meglio.

Lucia Monina, "Clorofilla", 2024.
Lucia Monina, “Clorofilla”, 2024.

-Hai fatto un percorso all’Accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari...

Attualmente frequento il secondo anno d’Accademia e, onestamente, la sto amando. Grazie a questo percorso di studi ho acquisito una vera e propria forma mentis votata all’arte, che vedo e percepisco in modo del tutto nuovo rispetto a quanto accadeva prima.

La cosa più preziosa che ho imparato da studentessa a Brera è il saper vedere l’arte con altri occhi, soprattutto con la consapevolezza del valore di soffermarmi e focalizzarmi su aspetti inediti. che in passato non prendevo in considerazione.

Lucia Monina, "Trittico", 2022.
Lucia Monina, “Trittico”, 2022.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Non saprei dire con esattezza qual è il mio lavoro più apprezzato dagli altri, ma posso assicurare che le fotografie di ispirazione surrealista, che ho esposto presso numerose mostre ed esposizioni, hanno ricevuto molteplici complimenti. Devo ammettere che, anche dal mio punto di vista personale, tra i lavori che giudico più positivamente annovero le fotografie menzionate, insieme ad alcuni reportage, come quello dedicato al Mal D’africa e quello realizzato all’interno della comunità carceraria Kayros di Milano.

Nonostante io sia davvero molto critica con me stessa, penso, in ogni caso, di poter migliorare e fare di più: questo è il mio vero obiettivo.

Lucia Monina, "Ora d'aria", 2025.
Lucia Monina, “Ora d’aria”, 2025.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

In un certo senso a malincuore, reputo i social essenziali a tutti gli effetti, in qualità di mezzo di comunicazione, veicolo per scambi di informazioni e come finestra metaforica sul mondo dell’arte della mia contemporaneità.

Personalmente faccio uso dei social, perché ne colgo il potenziale e intendo sfruttarli al massimo delle loro potenzialità. Nonostante ciò, riconosco che, qualche volta, mi pesa dover assecondare le logiche del mondo digitale e mal sopporto i parametri, le limitazioni e le regole che impone. In breve, mi sento di dire che, come tutto nella vita, ci sono dei pro e i dei contro.

Lucia Monina, "L'ombra è la mia impronta", 2025.
Lucia Monina, “L’ombra è la mia impronta”, 2025.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Devo premettere che, in genere, i luoghi mi influenzano tantissimo. Vivo a Milano da quando sono piccola e sento che questa città mi ha sempre donato tanto, tra stimoli ed opportunità. Ultimamente, però, mi sono resa conto del fatto che la dimensione meneghina inizia a starmi stretta…forse soprattutto per via della frenesia che Milano si porta dietro, accumulando fretta giorno dopo giorno.

Lucia Monina, "Gaia è Daniel", 2023.
Lucia Monina, “Gaia è Daniel”, 2023.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Il mio obiettivo per il futuro è poter esporre il più possibile, così da riuscire a portare la mia arte a più gente possibile. Al momento, ho in corso una ricerca sul Marocco, avviata a fronte di un viaggio esplorativo: mi auguro di essere efficace, attraverso l’arte, nel restituire un racconto che sappia dare merito a quella terra meravigliosa, che mi ha colpita profondamente.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Mi piacerebbe collaborare con qualche centro antiviolenza, magari realizzando un progetto fotografico che lo possa mostrare dall’interno…per ora, questa è solo un’idea, che vorrei, un giorno, portare a compimento.

Lucia Monina, "Fase di combustione", 2022.
Lucia Monina, “Fase di combustione”, 2022.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Non penso che l’essere artisti possa avere una vera e propria definizione: è un concetto complesso e, per di più, non univoco. Anche tra soli artisti, non si trova un’unica risposta alla domanda.

Io vedo l’arte come una forma di espressione necessaria, ma anche antropologica, della nostra realtà. Credo pure che l’Arte sia la cosa più appagante che si possa raggiungere. Inoltre, trovo inestimabile il contributo che offre alla Storia ed alla Filosofia.

L’artista è, quindi, colui che ha il privilegio di poter esercitare questa meravigliosa disciplina, concretamente ma anche con un preciso stile di vita. Per me, infatti, l’essere artista traspare già dal modo di vedere, e vivere, la vita e le cose. A mio avviso, essere un artista è questione di dedizione totale nei confronti del mondo dell’Arte.

Lucia Monina, "Donna Angelo", 2024.
Lucia Monina, “Donna Angelo”, 2024.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Fabio Samela, Elena Roncaglia, Beatrice Ragazzi.


Ringraziamo Lucia Monina per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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