Lara Ilaria Braconi

Lara Ilaria Braconi è un’artista milanese che oggi vive a Genova e lavora tra Milano, Cagliari e Genova. La sua azione artistica, molto influenzata dai luoghi che ha visitato, non si basa su un’idea di partenza definita ma sul lasciarsi trasportare dalla pittura. I suoi quadri riflettono questo desiderio di introspezione e di ricerca di libertà.

Lara Ilaria Braconi nello suo studio. Scatto di Valentina Fusco dallo studio di Genova, giugno 2025. 

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Ho 32 anni e sono nata a Milano, dove ho vissuto fino alla fine del liceo. Ho frequentato il triennio di Pittura all’Accademia di Carrara e poi completato gli studi del biennio tra l’Accademia Albertina di Torino e l’Accademia di Brera. In questi luoghi ho incontrato artiste e artisti, insegnanti, amici e colleghe con cui crescere, confrontarsi e sperimentare.

Durante il percorso accademico ho partecipato a un workshop a Varsavia presso Akademia Sztuk Pięknych nel dipartimento di tecniche dell’incisione e ad un programma Erasmus a Praga presso Akademie výtvarných umění nel dipartimento di pittura.

Dopo la fine dell’accademia ho cercato uno studio dove poter dipingere a Milano, sostenendomi attraverso lezioni di disegno private e impieghi nel campo della ristorazione. Due anni dopo la laurea, nel 2018, ho svolto una residenza breve a Stoccolma presso Kungl. Konsthögskolan, luogo meraviglioso nel cuore della città a fianco al Moderna Museet. Le esperienze all’estero mi sono state d’aiuto per entrare in altri mondi, vederne la luce, conoscere altri modi di vivere e fare arte e incontrare artiste e artisti.

Lara Ilaria Braconi, “Primavera”, 200 x 170 cm, tempera e olio su tela, 2025. Scatto dallo studio di Genova.

-Di cosa ti occupi?

Dipingo, disegno, ritaglio, acquerello, progetto scatole e ceramiche giganti ideali, collaboro con altri artisti alla realizzazione di disparati progetti. Cerco di darmi un ritmo quotidiano; non sempre ci riesco. L’interazione con la natura, le piante, il vento, il mare, gli animali, le persone mi permette una riconnessione a me stessa e mi apre alle innumerevoli possibilità del vivere. Il mio lavoro nella pittura parla proprio dell’umana possibilità di connessione con l’altro da sé e delle diramazioni che questa interazione può prendere per meglio conoscere sé stessi, il pianeta su cui abitiamo, altri stati di coscienza e intravedere forse la vita di altre innumerevoli galassie. Una ricerca che tiene assieme micro e macroscopico.

Ci sono molti alti e bassi in questa modalità di stare nella società, chiamiamola lavoro, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista emozionale; però ho il miracoloso privilegio di fare del mio tempo ciò che voglio, cercando di realizzare me stessa. Una cara amica artista, Valentina Fusco, mi ha suggerito di lasciare spazio alla parte folle che mi abita senza pensarla sbagliata; poterla cioè contenere con garbo e leggerezza. Essa esiste, fa parte di me e può essere uno strumento essenziale per l’indagine che sto compiendo.

Lavoro a Milano con la Galleria Lorenzo Vatalaro e a Cagliari con lo Spazio E_Emme. In questo momento ho in corso una mostra a Cagliari allo Spazio E_Emme, intitolata “Più di uno e meno di tre”, insieme a Ottavio del Freo, a cura di Anna Oggiano. Un bel gioco a quattro mani che ha avuto una risulta di dodici opere per metà iniziate da me e finite da lui e per metà iniziate da lui e finite da me. Lorenzo Teresi, che ha scritto il testo per la mostra, con questa frase chiarisce la sfida maggiore del match: “L’obiettivo rimane sempre, in sottofondo, non riassorbire l’altro nella propria maniera di dipingere (unico modo per continuare a giocare), ma baloccarlo, mediarlo nel proprio mondo, e cambiargli segno e “senso” “.

Lara Ilaria Braconi, “Giardino”, 100 x 100 cm, olio e collage su tela, 2024. Scatto dallo studio di Via Calatafimi, Milano.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Conosco la musica prevalentemente grazie ai musicisti che ho incontrato, i quali hanno introdotto nella mia cassa armonica – abitata al principio da musica leggera, pop rock e classica sinfonica – punk, psichedelie varie, metal, blues, jazz, funk, folk, country, electro beat, l’opera, la musica indiana indostana e carnatica, i ritmi e le danze africane. In generale apprezzo molto l’improvvisazione musicale. Da qualche mese ho ricominciato ad ascoltare su Radio Garden le frequenze Radio Jaliya e Beatles Radio e su Jango Ali Farka Radio e Ravi Shankar Radio. Viva la radio!

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Ce ne sono tantissimi… A Milano consiglio la rassegna Ufo alla Corte dei Miracoli e la rassegna d’autore alla cineteca Arlecchino. Tra i miei preferiti ci sono di sicuro tutte le animazioni di Miyazaki, “Il settimo sigillo” di Bergman (1957), “Star Wars” di George Lucas (1977), “E morì con un felafel in mano” di Lowenstein (2001) e “Turner” di Mike Leigh (2014).

Lara Ilaria Braconi e Ottavio del Freo, “Tre”, 60 x 50 cm, pittura ad olio su tela, cominciato da Lara Ilaria Braconi nel 2024 a Milano terminato da Ottavio del Freo nel 3/2014 a Montignoso. Esposto nella mostra “Più di uno e meno di tre” (1 aprile – 15 maggio 2025) presso Spazio E_Emme a Cagliari.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Direi che ogni artista che incontro o conosco in qualche modo mi influenza. C’è un bellissimo passo negli “Appunti sull’arte” di Willem de Kooning che spiega meglio: “L’artista non inventa l’arte, ma la produce. Non curiamoci di come sia cominciata! è ovvio che non esiste progresso in arte. L’idea dello spazio viene data all’artista affinché la trasformi, se vi riesce. Il soggetto dell’arte, in astratto, è lo spazio. L’artista riempie questo spazio con un atteggiamento che non deriva mai esclusivamente da sé stesso. Ci si lega a un gruppo o si entra a far parte di un movimento perché non è possibile altrimenti”. *

Certo oggi non esistono più dei movimenti avanguardisti, ma esistono comunque gli artisti e le artiste, che, conducendo ricerche diversificate con i più disparati strumenti, si incontrano e si scambiano informazioni come vasi conduttori. Il nostro vivere e agire, quando scelti con coscienza, diventano strettamente politici perché ci permettono di esercitare la nostra libertà, potendo così contribuire al cambiamento che desideriamo per noi stessi e per la nostra società. Hannah Arendt in “Che cos’è la libertà?” (ed. Garzanti, 2022) chiarisce benissimo questo concetto di libertà.

* Willem de Kooning, “Appunti sull’arte”, a cura di Alessandra Salvini, Abscondita, 2003. Cap. “Una visione disperata”, p. 13.

Lara Ilaria Braconi, “I sogni non hanno titolo III”, dalla serie “Spassi”, 170 x 140 cm, olio su lino e collage, 2022. Esposto alla mostra “Lara Ilaria Braconi – I sogni non hanno titolo” (8 marzo – 21 aprile 2023) presso Spazio E_Emme a Cagliari.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Lavoro quando c’è luce, raramente di notte. Mi piace tantissimo l’alba.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Da bambina disegnavo molto e da ragazzina un po’ dipingevo. Poi l’amica dott.ssa chirurga Laura Benuzzi, che si dilettava già nei nostri anni al liceo tra i colori, mi portò con sé ad un corso di pittura e lì feci una copia discretamente brutta della ragazza seduta con i capelli rossi di Egon Schiele. L’estate successiva incontrai degli amici poeti di Bologna con cui conobbi oltre a diversi poeti e poetesse, alcuni artisti visivi e plastici e decisi di fare pittura all’accademia e di andare a Carrara.

-Da dove ti viene l’idea del lavoro e/o come ci arrivi?

Tramite la pittura e da quello che vedo e vivo. Partendo dal disegno dal vero, che è la prima modalità d’interazione di un pittore nel mondo, ti vengono svelati diversi percorsi visivi, chiavi di lettura del circostante e dell’immateriale che ci attraversa. Costanza, ritmo, perseveranza. Camminare, correre, nuotare, confrontarsi, volersi bene, progettare insieme. Gioia del fare e del condividere. Con questo intendo dire che il rapporto con il circostante e con gli altri mi sono strettamente necessari per alimentare l’indagine sulla visione di insieme e interscambio tra ogni entità: un punto di contatto tra me e il resto.

Lara Ilaria Braconi, “I sogni non hanno titolo IXXX”, dalla serie “Spassi”, 170 x 140 cm, olio e collage su lino, collezione privata, 2023. In fotografia esposta alla mostra “Muta nel vento” presso Art Studio Finestreria, 13 marzo – 27 maggio 2023.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Quando lavoro non provo emozioni, ma sono più un essere che compie delle azioni e che si lascia condurre dagli stessi gesti che mette in moto. Mi sento attiva dentro alla pittura e da essa mi lascio trasportare. Se mi accorgo delle emozioni che provo o se pullulano in me pensieri, teorie e preoccupazioni, il processo non funziona. Questo è un modo che nella pittura e negli artisti esiste da sempre, un mistero a tratti anche per coloro che tengono il pennello in mano o le mani come matite.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Per me è sempre stato chiaro che la pittura è un modo di interpretare la vita e l’umano. Anche ora è così.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Non parto da un’idea precisa, a volte ci può essere un particolare punto di interesse nato da uno stimolo ricevuto, ma non so mai come sarà il quadro finito. A volte attraverso un gesto vedo l’immagine conclusa e mi basta dipingerla, a volte la vedo mentre la dipingo allora mi assetto e aggiusto il tiro, a volte la vedo quando ho finito di dipingere. L’immagine mi viene incontro e ad un certo punto è lì davanti a me. Invece a volte non vedo alcunché e me ne vado.

Lara Ilaria Braconi, “Andante furente” dalla serie “Spassi”, 300 x 200 cm, olio e pigmenti su tela, 2022.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Assegno il titolo ad opera finita. Nel tempo mi sono divertita tantissimo con i titoli e ancora ci gioco. C’è stata invece tutta la serie del 2022-2023 dedicata a Zineb Sedira espressa in due mostre “I sogni non hanno titolo“ (Spazio E_Emme, Cagliari, 2023) e “Muta nel vento” (Art Studio Finestreria, Milano, 2023) i cui quadri avevano numerazione al posto di titoli. Queste opere fanno parte della macro sezione Spassi.

Anche con Ottavio del Freo nella mostra in corso “Più di uno e meno di tre”, abbiamo deciso di assegnare numeri al posto di parole, in modo da lasciare più spazio di interpretazione al fruitore.

-Quale sarebbe il loro significato?

Il gioco della parola declina l’immagine.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Quando non posso fare più nulla e il quadro ha una sua propria melodia, inclinazione.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Adesso penso che il materiale possa essere intercambiabile: se ti manca un determinato colore, ne puoi tranquillamente usare un altro.

Lara Ilaria Braconi, “Pistillo”, 20 x 15 cm, olio e collage su tela, collezione privata, 2020.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Onestamente non lo so. C’è un’opera, “Andante furente” (Milano, 2022) che piace praticamente a tutti, soprattutto ai musicisti. Infatti è diventata la copertina del vinile ”Truth seeker” dei TSCP, duo formato da Stefano Grasso e Alessio Dal Checco.

“Andante furente” nasce nel 2022 durante la residenza “Antica Straniera” con l’amico maestro pittore Piermario Dorigatti. In origine doveva essere un’opera a quattro mani con Piermario, ma ci siamo presto resi conto che non saremmo riusciti a lavorare insieme. Allora l’ho stelaiata, girata sul retro, rintelata dal lato senza preparazione e l’ho ricominciata. Andai sulla terrazza dello studio e dipinsi questo essere ominide che va, con una certa furia. Forse ho dipinto Piermario che se ne andava deciso e con una certa furia ad ordinare un’altra tela da Crespi – ahahahahahah. Il quadro è semplice, caratterizzato da pochi colori, estemporaneo.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Parto da quello che vedo e vivo, poi da un colore e da un gesto. Adesso sto cercando di semplificare l’immagine e di renderla più essenziale e intrisa di energia. Per fare questo devo rendere la mia persona uno strumento privo di orpelli, sia dal punto di vista formale estetico, sia dal punto di vista emozionale e ideativo. Quindi devo stare bene, darmi un buon ritmo, ossigenare i tessuti del mio corpo casa base. Così la mia anima può elevarsi e il mio corpo agire con libertà e leggerezza.

Lara Ilaria Braconi, “La casa” (pala d’altare), 200 x 340 cm, olio e pigmenti su tela, 2018. In esposizione permanente presso Università Cattolica del Sacro Cuore Milano, ubicata presso Edificio Lanzone, Cortile Dante Alighieri.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Quando sono arrivata a Carrara non sapevo fare praticamente nulla: non avevo mai fatto disegno dal vero. Ho passato il primo anno a disegnare, molto lavoro dal vero, disegno anatomico e morfologico. Di fatto l’accademia era un laboratorio a cielo aperto: ovunque andassi c’era qualcuno con cui avere uno scambio di qualunque tipo. Lì, come a Torino e poi a Milano, ho incontrato persone dense e variegate da cui ho potuto apprendere e con cui mi sono potuta confrontare anche guardando bellissimi cieli e stando anche molto in silenzio.

Il tempo trascorso nelle accademie è stato importante per apprendere le tecniche del mestiere, incontrare persone con bagagli esperienziali e capacità differenti, leggere. Un buon inizio per la formazione del mio pensiero, per fare scelte rispetto a ciò che più mi interessa indagare, come e perchè. L’istituzione accademica ha il compito di dare agli studenti spazio per poter sperimentare, sia che si tratti di una sperimentazione fatta con materiali più o meno tradizionali e con strumentazioni tecnologiche, sia che si tratti di una sperimentazione ideativa, perché anche per pensare c’è bisogno di spazio sgombro da cui far passare il vento.

Lara Ilaria Braconi, “Ragazzo sdraiato (Vista Studiolo)”, 29,7 x 21 cm, carboncino su tela, collezione privata, 2021. Edito nel catalogo Corpo Mondo, edizioni La Vita Felice, 2021, Milano. Collezione privata.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Molto apprezzate le serie “Amore Lento & Corpo Mondo“, ma anche le “Immersioni” e gli “Spassi”. Anche la prima ricerca nella pittura con le figurazioni “Principio di realtà”, i “Virtuali” e le “Carte“. Insomma ogni opera ha una sua propria dimensione che, a seconda dell’estetica formale va a riporsi in una serie piuttosto che in un’altra, ma il piacere è una questione soggettiva.

Non ho affezione nei confronti di quello che faccio, non ho un preferito; ogni immagine è a sé stante e concorre al bacino di formazione della mia investigazione Corpo Mondo (dicitura che ha visto la sua prima formalizzazione nella mostra “Corpo Mondo” del 2021 a Milano).

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Uso la dimensione dei social network come contenitore di tracce. Pubblico immagini di dipinti, qualche input di lettura nelle storie, qualche scorcio, inviti alle mostre. Alcuni collezionisti mi hanno trovata su Instagram. Certamente incontrare dal vero la pittura è necessario, non è un’azione da cui si può prescindere.

Lara Ilaria Braconi, “In utero o nella pancia del ghiacciaio” dalla serie “Immersioni”, 170 x 200 cm, olio su tela, 2016.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Sono nata a Milano nel 1992. La città era già diversa da come fu, e nel tempo anche io l’ho vista cambiare. Milano ha deciso di darsi al turbo capitale elitario, di vendersi all’offerente con più denaro. L’Italia si sta comportando così per la verità. Questo nostro bellissimo stivale, così variopinto e diversificato in flora, fauna e tradizioni culturali, sta diventando una nike.

Ad ogni modo a Milano ci sono tante sacche umane, luoghi in cui l’interazione umana è ancora possibile e scelta. Posti per così dire di resistenza, in cui l’arte, la cultura e il confronto vengono coltivati. Trovare integrazione tra le parti discordanti, unire e non separare, tendere all’integrità di pensiero: penso siano queste le caratteristiche fondamentali degli spazi più vivi esistenti nella città. Ciascun luogo geografico in cui mi sono trovata a vivere nel tempo ha influenzato il mio lavoro. La luce cambia a seconda di dove sei ed entra nella pittura e la sposta.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Sto cercando un capanno. Una sorta di casa base da cui partire e in cui tornare, immersa nella natura, dove arriva un treno.

Lara Ilaria Braconi, “Angelo germoglio”, 24 x 17 cm, acquerello e smalto su carta, 2024.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscita a realizzare?

Vorrei tanto fare una mostra con un amico pittore ligure che ora sta in Belgio, Luca dal Vignale. Poi mi piacerebbe affrescare un soffitto a volte e fare un ciclo esteso di opere in ceramica. Vorrei tanto andare in Groenlandia e in Nuova Zelanda.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Significa essere libera. Joseph Beuys diceva che tutti possono essere artisti: ciascuno può coltivare sé stesso, la propria parte creativa e spirituale e così trasformare la propria vita in un’opera d’arte.

-Infine, ci indicheresti dei giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Giuseppe Renda, Leonardo Blandino, Francesco Conti, Diletta Fiore.


Ringraziamo Lara Ilaria Braconi per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram e sul suo sito.

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