Federico Crespi, nella sua produzione artistica, si diverte a mischiare elementi “Classici” e legati alla storia dell’arte con soggetti non convenzionali, che prendono ispirazione da ninnoli e pupazzetti dall’atmosfera familiare. Il risultato è un’atmosfera distesa e trasognata con un pizzico di mistero.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Federico Crespi, sono del 2004, faccio il secondo anno di pittura qui a Brera e vengo da Busto Arsizio.
-Di cosa ti occupi?
Principalmente di pittura e ogni tanto faccio delle stampe a incisione.

INTERESSI
-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Si, mi piace la musica e ascolto generi diversi, dall’indie alla musica elettronica ambient e un po’ di jazz.
-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Io consiglierei “La montagna sacra” di Jodorowsky è un film di fine anni 60, ed è una storia epica allucinante. Al suo interno tratta varie tematiche di tipo esoterico/ alchemico. E’ un viaggio dello spirito fino a raggiungere quella che sarebbe l’illuminazione.
Vorrei consigliare anche “L’uomo di vimini”, è un film degli anni 70 legato al paganesimo. Racconta la storia di un poliziotto che va in un’isola britannica a investigare la scomparsa di una bambina. Tratta le tematiche dello shock culturale, del cattolicesimo borghese e del neopaganesimo.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Io sono interessato alla pittura, è quello che faccio principalmente e che più mi interessa in tutte le sue forme ed epoche. Mi piacciono anche le altre forme d’arte tipo l’installazione o il video, voglio vedere cosa hanno da dirmi.
Mi piace molto Michael Borremans, è un pittore che lavora con figure ambigue e misteriose, di solito con costumi particolari. Utilizza soprattutto colori caldi come la Terra di Siena.
-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?
Non ne ho uno in particolare, mi piace quando c’è il sole e sono all’aria aperta e quando sono con persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Il mio interesse nasce piano piano. Mi appassiono al disegno negli anni delle scuole medie, poi inizio con la pittura da autodidatta, seguivo dei tutorial perché non ho fatto l’artistico, ma il linguistico. Ho notato che dipingere era la cosa che più mi interessava fare, quindi ho deciso di coltivare la mia passione iscrivendomi in accademia. Volevo fare qualcosa di più professionale e adatto ad essere portato fuori dall’ambito scolastico e della mia camera.
Da quest’anno sto sperimentando la tecnica dell’incisione, mi piace provare vari supporti e carte particolari. Inserisco il linguaggio della pittura nell’incisone tramite i monotipi.
-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?
Inizio a lavorare facendo cose diverse poi capisco che mi interessano dei soggetti legati ad un ambito “cute” e in parte ai “ninnoli” (oggettini da casa della nonna) poi sono approdato a questi coniglietti di cui alcuni sono oggetti reali (bamboline) legati all’ambito del gioco.
Mi interessano perché da piccolo avevo fatto un disegno per mia madre con dei conigli simili, quindi volevo riappropriarmi di questo soggetto. mi piace mischiare questi soggetti con qualche elemento di storia dell’arte, per creare una narrativa familiare con un tono quasi da dipinto “classico”.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Sono di solito molto sereno e tranquillo, dipingere mi calma e rilassa.
-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Per ora continuerò a dipingere, ho delle idee su come continuare il lavoro che sto portando avanti attualmente, ma non so se in futuro ci sarà un cambiamento nella mia ricerca. Per ora mi interessa questo, quindi continuerò ad approfondirlo.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Principalmente ho già in mente come sarà il mio lavoro perché prima di iniziare a dipingere faccio un disegno di base per studiare la composizione, poi mi capita di alterarlo mentre dipingo, se non mi piace cancello e cambio. Il disegno di base mi serve molto per capire come muovermi nello spazio della rappresentazione.
-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
Di solito non metto molti titoli e solitamente li scelgo generici.
Non mi piace mettere titoli alle cose, al massimo metto tra parentesi un inciso di specificazione giusto per dargli una catalogazione, ma non influisce sulla chiave di lettura del lavoro.
Comunque il titolo verrebbe sempre dopo l’opera.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?
E’ una domanda difficile, di solito lo capisco a sentimento, guardando il lavoro e prendendomi una pausa per osservare il dipinto. E’ una cosa istintiva, alcune volte lo ritengo finito anche se ha dei difetti, ad esempio mi capita di lasciare la prospettiva istintiva perché ci sta bene.
-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?
Mi capita di dovermi fermare ogni tanto, principalmente perchè sono un pendolare (non riesco a lavorare di fila) e lavoro per più sessioni di pittura. Di solito cerco di avere tutti i materiali di cui potrei aver bisogno, quindi non mi capita di fermarmi per la mancanza di materiale.
Le mie pause sono più dovute ad una scansione temporale.
-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Parto sempre dalle sensazioni che vorrei ricreare. Il mio lavoro è un misto di agenti esterni e interni.
Mi faccio ispirare da ciò che vedo in giro, anche ad esempio dalle foto di gatti.
Mi ispira tutto ciò che colpisce il mio occhio e mi rimane in mente.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Mi sto trovando molto bene, l’ambiente è molto amichevole e positivo, mi piace venire in accademia e parlare con gli altri studenti e con i docenti con cui ho un rapporto di dialogo disteso.
In accademia ho imparato ad affinare lo sguardo sulle cose e ragionare sul modo di lavorare sia in senso poetico che tecnico. Ho appreso anche, ad esempio, come esporre i miei lavori e delle nuove tecniche.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Il mio lavoro più apprezzato dagli altri è il coniglietto rosa disteso, ha ricevuto più attenzione sia dentro che fuori l’accademia.
Ora sono in mostra ad una galleria a Milano, la Candy Snake Gallery, vicino a Garibaldi. Sono in una piccola collettiva con altri tre artisti che non frequentano l’accademia.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
I social sono diventati la forma principale di interazione tra galleria, curatore e artista, perchè le gallerie ormai guardano solo Instagram infatti sono stato contattato da alcune gallerie perché hanno visto i miei lavori su Instagram. I social sono importanti, sono un modo “democratico” per mostrarsi, assumono la valenza di un portfolio e permettono di non spendere soldi in stampe da inviare per farsi notare.
-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Milano mi ha permesso di interfacciarmi con gallerie e spazi di arte contemporanea che sono molto più strutturati, professionali e curati di quelli che ci sono da dove vengo io.
Mi piace Milano perché ci sono molte persone e molti eventi, molte possibilità di incontro, dialogo e comunicazione, mentre nel mio paese nella sfera artistica c’è meno attenzione sull’arte contemporanea e sul dialogo con gli artisti.
Il viaggio di andata e ritorno è un po’ pesante a livello psicologico ed emotivo, è stancante.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
A breve termine vorrei dare e passare gli esami con buoni voti per prendere una borsa di studio. Voglio lavorare di più questa estate perché non devo fare avanti e indietro dall’accademia e avrei più tempo per le mie opere e per dipingere senza fermarmi.
Vorrei preparare delle idee per un’ipotetica futura personale, vorrei avere un pò di lavori già pronti, nel caso io riceva una proposta.
-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?
Vorrei lavorare con la scultura indagando gli stessi soggetti dei miei quadri, mi piacerebbe lavorare a livello di modellato, ma avrei bisogno di un po’ di assistenza per la parte strutturale.
Vorrei che fossero in cartapesta e Das con inserimenti di cotone e piume per il pelo, vorrei creare in modo plastico le stesse scene dei dipinti. Mi piacerebbe lavorare in modo installativo, sarebbero dei piccoli set che giocano nello spazio creando le stesse scene dei miei dipinti.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
E’ la possibilità di esercitare la realizzazione di una serie di lavori che parlino della situazione attuale sia tua interna che del tuo gruppo sociale in modo lirico. Vorrei che la mia arte possa essere un qualcosa che vada a preservarsi in un tempo, la fatica artistica è produrre una serie di manufatti con lo scopo di memoria destinata ai prossimi e che racconti la propria soggettività.
-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Consiglio Federica Balconi, Martina Licalsi e Camila Braci.
Ringraziamo Federico Crespi per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.
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