Attraverso la fotografia, Alessia Cassol vuole provare ad indagare le sue memorie passate. L’infanzia e i ricordi sono i protagonisti indiscussi del suo processo creativo, elementi che rendono ogni scatto unico. Osservando i lavori di Alessia possiamo avvertire un sentimento di malinconia mista a serenità.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Alessia Cassol, sono nata a Milano nel 2000 però sono cresciuta a Feltre, in Veneto. Ho frequentato il liceo artistico e successivamente mi sono iscritta a Brera. Mi sono laureata all’Accademia di Brera indirizzo Decorazione e attualmente frequento il biennio di Fotografia.
-Di cosa ti occupi?
Attualmente mi sto occupando di fotografia ma nonostante ciò la pittura e il disegno continuano ad essere un mio hobby.

INTERESSI
-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Non ho un cantante o una tipologia di musica preferiti, vado a periodi. Ultimamente sto ascoltando molto Arca.
-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Se penso ai film che ho visto recentemente mi sono piaciuti “The Substance” di Coralie Fargeat e “Nosferatu” di Robert Eggers. Preferisco guardare film che mi rilassano, che mi facciano entrare nella mia “comfort zone”. Riguardo spesso “Ragazze a Beverly Hills”.
-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
La forma d’arte con cui preferisco lavorare è sicuramente la fotografia. Questo però non mi allontana dalle altre forme d’arte, mi piace molto la pittura e vado spesso alle mostre. Tra tutte, la scultura è quella a cui mi sento più lontana.
Tra gli artisti che seguo su Instagram mi piacciono molto @femalepentimento e @summerwagner. I loro lavori sono molto interessanti e mi ispirano molto.
-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?
Dipende però mi sento molto ispirata la sera.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
La mia passione per l’arte nasce già da bambina. Ho sempre disegnato e crescendo mi sono ampliata ad altre forme d’arte.
Sento che quel “periodo infantile in cui si disegna sempre” non mi abbia mai abbandonata.
-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?
Il mio stile fotografico è cambiato nel tempo. Sicuramente due elementi che hanno influito particolarmente nel mio processo creativo sono stati la mia infanzia e i ricordi. Sono sempre alla base dei miei progetti, in modalità differenti.
-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Spesso all’inizio sono entusiasta, carica e felice. Nel tempo potrei stufarmi, annoiarmi. Non riesco a portare avanti un progetto per troppo tempo.
-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Non mi sento di dire che faccio cose originali. Mi ispiro a vari fotografi, specialmente alla fotografia vittoriana e a Julia Margaret Cameron.
Sono debitrice dei fotografi precedenti e non ho l’obiettivo di fare qualcosa di mai visto. Credo che al giorno d’oggi si sia fatto un po’ tutto.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Prima di mettermi al lavoro ho già un’idea di quello che andrò a fare. Questa idea poi si sviluppa e cambia nel corso del progetto.
-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
Faccio sempre fatica a dare un titolo alle mie opere. Il titolo però è sicuramente importante e lo assegno sempre alla fine del lavoro.
-Quale sarebbe il loro significato?
Mi piacciono dei titoli evocativi, che non siano descrittivi ma che possano dare un’idea del soggetto senza andarlo a svelare.
–Quand’è che senti che il lavoro è finito?
Quando sento che se facessi qualcosa in più sarebbe inutile. Se sento che la quantità di foto fatte descrivono perfettamente ciò che volevo dire in quel progetto, aggiungere cose andrebbe ad alterare il messaggio.
Sicuramente quando si vanno a stampare le foto e creare un libro sento che il progetto è finito. Sfogliando fisicamente il libro capisco che il lavoro è finito.
-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?
Ci sono momenti in cui mi blocco perché non ho ispirazione. Credo però che fermarsi e non fare nulla sia peggio, magari lavoro a progetti che saranno sviluppati successivamente.
Seguendo anche più corsi e più progetti contemporaneamente, molte volte mi sento più ispirata su un progetto rispetto ad un altro. Faccio fatica a portare avanti due idee contemporaneamente, preferisco dedicarmi ad una cosa sola e farla bene.
-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Sicuramente 9/A, il primo lavoro fotografico di cui sono soddisfatta. L’ho fatto al primo anno del Biennio di Fotografia quindi non avevo veri e propri lavori di foto studiati e progettati.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Probabilmente un misto di tutto. Sicuramente i miei lavori nascono dalle mie sensazioni e ricordi ma anche dai libri che ho letto sulla storia dell’arte e sulla fotografia.
-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Sicuramente l’Accademia non è mai come ci si aspetta. Ho fatto fatica ad ambientarmi perché durante il mio primo anno è scoppiata la pandemia e quindi ho fatto poche conoscenze. Ho avuto momenti in cui volevo lasciare l’Accademia a causa di questo.
Per quanto riguarda gli strumenti di lavoro vorrei avere una base ancora più teorica.
È importante trovare gli aspetti positivi nel nostro percorso di studio. Fare un percorso per noi stessi, per i nostri interessi e non per i voti.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Sicuramente 9A , rappresenta molto bene la mia ricerca artistica e ciò che voglio trasmettere.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
Sicuramente i social sono indispensabili, sono come una vetrina. Non riesco ad avere un profilo totalmente “pulito”, solo artistico. Mi piace molto condividere la mia vita quotidiana, molti dicono sia un problema ma credo sia un modo per essere più in contatto con l’artista. Inoltre i social sono importanti anche per avere un feedback del mio lavoro.
-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Essendo cresciuta a Feltre sono abituata ad un paesaggio di montagna, diverso rispetto a Milano. Nonostante ci sia affezionata mi rendo conto che Feltre è diventato un ambiente molto chiuso, finchè si tratta di vacanze mi fa molto piacere starci. Se devo pensare ad una città in cui poter vivere sicuramente sceglierei Milano.
Milano non ha particolarmente influito sul mio lavoro, forse solo a livello emotivo.

–Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
Ora sto lavorando ad un progetto che va sempre ad indagare le mie memorie passate. Per realizzarlo sto utilizzando la mia piccola collezione di conchiglie, un oggetto che mi affascina molto. Vuole essere un progetto che va ad “ammirarle” e ad aumentare la loro bellezza. Inoltre la conchiglia si lega alla figura della sirena, un altro soggetto legato alla mia infanzia.
Su questo argomento ho letto “Storia della conchiglia pellegrina” di Laurent Chauvaud, un libro che mi ha aiutata per questo progetto.
-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?
Ho da tempo in mente la questione delle clonazioni, ibridazioni. Ho già iniziato a realizzare delle fotografie legate a questo tema. Probabilmente sarà un argomento della mia tesi.
-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Io non so se definirmi un’artista. Credo sia una domanda complessa, c’è chi è convinto che essere artisti significhi essere per forza legato al mondo dell’arte, alle gallerie. Penso che a volte il mondo dell’arte sia legato più alle “conoscenze” che al “merito. Preferisco circondarmi di persone che stimo, che ammiro.
I miei compagni di corso sono dei veri artisti, si impegnano e mettono la loro passione in tutto ciò che fanno.
-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Noemi Comi, Andrea Salariu e Gabriele Barbagallo.
Ringraziamo Alessia per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.
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