Sofia Samar

Sofia Samar è una giovane artista alla ricerca della sua identità. Attraverso i suoi dipinti e le sue fotografie studia il viso e il corpo nella loro complessità e nella loro bellezza, cercando di trovare il vero significato delle nostre identità. I suoi volti sorpresi e spaventati trasmettono una forza espressiva unica ma anche umana.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Mi chiamo Sofia Samar, sono nata il 24 Ottobre 2002 a Monfalcone. Mi sono diplomata al Liceo Artistico Enrico Umberto Nordio di Trieste nel 2021 e ho conseguito il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 2024.

-Di cosa ti occupi?

Attualmente sto continuando gli studi specialistici in Pittura del Biennio sempre all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, e nel mentre continuo a dipingere e a realizzare fotografie. Uno dei temi che sto analizzando in questi anni è quello dell’identità, sia attraverso la pittura che attraverso la fotografia seppur in due maniere differenti.

In pittura sto studiando il volto nella sua espressività riassumendolo in tre punti portanti: due occhi e una bocca. In fotografia sto portando avanti una ricerca sul corpo che si relaziona a dei luoghi specifici.

Sofia Samar, “Autoritratto 1”, 21 x 29,7 cm, acquarello su carta, 2024.

INTERESSI

–Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Sì durante il giorno ascolto molta musica, mi accompagna un po’ nelle mie giornate anche quando dipingo. Uno dei miei gruppi preferiti sono i Depeche Mode, ma mi piacciono molto anche i Daft Punk.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Il Favoloso Mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Di solito non voglio farmi dei preconcetti su ciò che vedo, mi piace molto andare a vedere discipline che magari per me sono lontane perché principalmente non le conosco bene e non le utilizzo. Un’artista contemporaneo che per me è un punto di riferimento nel mio operato artistico è Marlene Dumas. Ammiro molto anche l’artista Thomas Ruff appartenente alla scuola di Düsseldorf.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Mi piace molto svegliarmi presto la mattina, uscendo delle volte a fare un giro oppure rimanendo a casa. In questi momenti rifletto con calma su che cosa fare durante il giorno oppure nel tempo che ho a disposizione mi metto a concludere ciò che fino a quel giorno avevo trascurato.

Sofia Samar, “Autoritratto 2”,21 x 29,7 cm ,acquarello su carta, 2024.

LAVORO

–Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Da quando ero piccola mi aveva da sempre affascinato l’idea di potersi dedicare totalmente all’arte però fino a quando studiavo al Liceo Artistico, per quanto possa sembrare un paradosso, pensavo che fosse una cosa irrealizzabile. Solamente quando ho finito gli studi e ho conosciuto l’Accademia di Brera a Milano mi sono potuta ricredere.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

L’interesse per la mia ricerca artistica è arrivata in un modo molto naturale, è una curiosità che da sempre mi accompagna per ciò che mi può porre delle domande nel campo della visione e nei confronti della bellezza.

–Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Stupore, mi piace poter seguire con stupore ciò che delle volte mi viene proposto dalle situazioni che si verificano nelle immagini che sto creando. Delle volte è come se mi mancasse il respiro, nel rimanere in attesa di ciò che sta per verificarsi.

Sofia Samar, “Autoritratto 1” 2024.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Più volte ho cambiato nel mio percorso artistico il soggetto rappresentato ma anche la forma per rappresentare un’immagine, ho fatto cose diverse negli anni ma la cosa più importante secondo me è la costanza, anche se non si è molto sicuri di ciò che si sta facendo, bisogna coltivare il proprio interesse ogni giorno.

–Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?

Delle volte capita che ho chiara in mente un’immagine che voglio realizzare, ma per fortuna è un’immagine sempre sfocata quindi in qualche modo mi lascia abbastanza libertà per poter fuoriuscire da degli schemi che mi prestabilisco da sola.

–Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Quando comincio a dipingere oppure a realizzare uno scatto fotografico è come se smettessi per un attimo di pensare, piuttosto mi guardo intorno e provo a seguire le indicazioni che mi si presentano davanti in base alle azioni che faccio.

Sofia Samar, “Autoritratto 5” 2024.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

I titoli per me hanno un ruolo importante di presentazione, possono fare riferimento a qualcosa o a qualcuno in particolare.

I titoli spesso li assegno quando so per certo che un’opera è conclusa, anche se mi è capitato delle volte di assegnare un titolo ad un’opera che pensavo fosse finita ma che in realtà non lo era.

-Quale sarebbe il loro significato?

I titoli rappresentano per me ciò a cui le opere intendono avvicinarsi, per esempio nei miei dipinti hanno dei significati a volte legati alla percezione visiva oppure al bisogno primario dell’uomo nell’avvicinarsi ad un’altra persona, rappresentando l’atto nella sua carnalità e volgarità.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Un’opera per me è conclusa nel momento in cui la sento staccata da me e dal mio volere, nel momento in cui la guardo e non sento più la necessità di andarci ancora sopra lavorandoci su. In quell’istante è come se la vedessi per la prima volta per com’è attraverso uno sguardo esterno e non più ravvicinato.

Sofia Samar, “La mia bocca preferita”, 20 x 20 cm ciascuno ,acquarello e acrilico su tela, 2025.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Può capitare delle volte ma di solito preferisco non iniziare qualcosa se so che potrei fermarmi nel processo che si creerebbe mentre dipingo. Cerco sempre di avere già tutto pronto: materiali, colori, bacinelle, pennelli devono essere accanto a me in modo da poterli usare senza che debba muovermi troppo allontanandomi dal dipinto.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Una delle opere che secondo me funziona di più in confronto ad altre è “Alieno”, l’ho realizzato un’anno fa ma secondo me segna l’inizio di quello che è stato il mio percorso e oltretutto trasmette una forza espressiva che forse nei dipinti successivi ho perso ma che continuo ancora adesso a ricercare in altre forme.

Sofia Samar, “Alieno”, 150 x 100 cm, acquarello e acrilico su tela, 2024.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

I miei dipinti nascono da un’attrazione che ho sempre avuto nei confronti del volto e nell’identità, ma anche da un sentimento di angoscia e paura che ho iniziato a provare quattro anni fa quando mi ero appena trasferita a Milano.

Un sentimento di pietrificazione che ti permette soltanto di guardare ciò che sta accadendo davanti a te senza poter reagire. Non puoi far altro che guardare e sperare che non accada il peggio.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata?Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari

Brera per me è stata un’avventura in tutti i sensi, tante persone hanno creduto in me e mi hanno sostenuto e questa è stata una cosa molto importante che mi ha spinto a continuare e a non fermarmi. Questo percorso mi ha lasciato una coscienza più profonda della mia identità, e forse è per questo motivo un tema molto importante per me nei miei dipinti o nelle mie fotografie.

Delle influenze che Brera mi ha lasciato sono quelle della libertà che si ha nel dipingere o nel disegnare oltre che l’uso e il padroneggiamento dell’acqua come mezzo per creare determinate situazioni e movimenti.

–Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Come avevo accennato prima, una delle opere che ho visto essere stata più apprezzata degli altri negli anni è “Alieno”.

Devo ammettere che anch’io sono molto affezionata a quest’opera, probabilmente per il motivo per cui ha segnato l’inizio di questo mio studio di immagini di volti sorpresi e spaventati, ma anche perché quando stavo realizzando questo dipinto sentivo un grande peso dentro di me fuoriuscire, facendomi sentire per la prima volta quasi in estasi mentre dipingevo e anche dopo averlo realizzato.

Sofia Samar, “La tua dolce bocca”, 20 x 20 cm ciascuno ,acquarello e acrilico su tela, 2025.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Secondo me, in questi anni che stiamo vivendo è un elemento fondamentale essere attivi e giocare molto con queste piattaforme, mantenendo sempre e comunque un livello professionale ma anche di intimità con i propri follower.

Forse non sono tanto attiva quanto vorrei sui social ma cerco spesso di pubblicare post, stories su Instagram e nel coinvolgere le persone che seguono i miei profili.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano è una grande città che ti offre tanto e allo stesso tempo ti toglie molto, ha avuto moltissima influenza sulla mia persona e su ciò che faccio, è una città piena di vita, eventi, incontri, ed è bello a volte perdersi in tutte queste cose seppur delle volte sia anche fin troppo.

Sofia Samar, “Autoritratto 2” , 2024.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

I miei prossimi progetti saranno dedicati alla fotografia ma anche in pittura sto portando avanti una serie di cinquanta piccole tele quadrate.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscita a realizzare?

Di solito cerco sempre di realizzare ciò che mi viene in mente, ma pensandoci su forse l’unico progetto che non ho ancora realizzato è legato ad una scultura, che pensavo di fare con calma quest’estate.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti oggi secondo me significa guardare molto, vedere continuamente mostre, conoscere altri artisti ed essere molto attivi sui social, creando intorno a sé tutta una situazione che non fa altro che attirare e coinvolgere più persone e anche discipline diverse.

E forse per essere artisti bisogna anche essere dentro al personaggio quale si è, ma in maniera più amplificata.

Sofia Samar, “Autoritratto 3” , 2024.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Gabriele Barbagallo, Giulia Messina e Alice Visentin.


Ringraziamo Sofia per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sui suoi profili Instagram.

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