Silvia Trampus

Il processo dell’arte

Silvia Trampus ha iniziato a disegnare da bambina, incuriosita dal padre, ingegnere elettronico, che dipingeva quadri in cantina. Per creare i suoi lavori parte spesso dalle immagini che la circondano, per poi rielaborarle e farle proprie; difatti considera il processo di creazione dell’opera fondamentale: “Seppur a volte ho un’immagine in mente di cosa vorrei ottenere, il risultato è sempre diverso”, è il processo che crea l’opera. 

tela in bianco e nero, tecnica colori ad olio
Notturno

PRESENTAZIONE

– Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai? Di cosa ti occupi?
Sono Silvia Trampus, ventisettenne nata e cresciuta a Trieste, da cui me ne sono andata a 19 anni. Ho studiato pittura a Brera e tutt’ora vivo a Milano.

tele che ritraggono topi in bianco e nero, tecnica colori ad olio

INTERESSI

– Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Adoro la musica, la ascolto praticamente sempre: camminando, dipingendo, preparandomi… Non ricordo l’ultima volta in cui ho disegnato senza musica, anche mentre sto rispondendo a queste domande in sottofondo ci sono le canzoni dei Buena Vista Social Club.
I generi che ascolto variano da Luigi Tenco a Doja Cat, a seconda dell’umore, ma se dovessi dire dei gruppi preferiti direi i The Strokes e i Radiohead. Diciamo che sono le band che ho più spesso voglia di ascoltare.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Sono obbligata a scegliere un classicone, “Psycho” di Alfred Hitchcock, perché da quando ero ragazzina ad oggi l’ho visto parecchie volte senza mai trovarlo banale, anzi ogni volta notando aspetti diversi. Poi in questo periodo sono innamorata di “Repulsion” di Roman Polanski, sia per l’estetica (ogni frame è un quadro) che per la trama.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
La forma d’arte che meglio comunica con me è il cinema, i video. In vari momenti della mia vita i film mi hanno davvero toccata, con un effetto catartico o facendomi vedere le cose sotto nuovi aspetti. Anche alle mostre d’arte spesso mi è capitato di commuovermi o venire turbata dai video presentati (ricordo di essere tornata cinque volte a vedere un filmato di Javier Tèllez su Nosferatu). Non sono proprio un asso nel ricordarmi i nomi (Javier Tèllez ho dovuto cercarlo su google), però sicuramente ci sono artisti contemporanei (molto noti) che stimo.
Penso a Paul Thomas Anderson nel cinema, che riesce spesso a lasciarmi sbigottita e affascinata (“Magnolia”, “Il filo nascosto”). Credo che sia tra gli artisti più pagati al mondo, ma avevo visto il ciclo della Baader-Meinhof di Gerard Richter e non so se fossero meglio i soggetti o la tecnica dei quadri. Oppure i colori di Marlene Dumas, che ho appena visto a Venezia.

tecnica colori ad olio, ritratto con papa e topi

– C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Mi piacciono i momenti di solitudine prima o dopo una giornata piena: un caffè con croissant in una mattina soleggiata o una sigaretta alla finestra la sera.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Un po’ a caso. Ho sempre disegnato, ma come ogni bambino, nulla di speciale. Dopo il liceo mi sono iscritta all’Accademia di Venezia, ma ero davvero una novella nel mondo della pittura, mi mancava qualsiasi abc o sicurezza. Quindi, circondata da una moltitudine di giovani Picasso, mi sono scoraggiata e per due anni ho ripiegato sull’architettura, materia sicuramente interessante ma che ha poco o nulla a che fare con l’arte e sicuramente non vi era carenza di persone che la studiavano in modo appassionato e brillante (persone tra cui io non rientravo). Sono perciò tornata all’Accademia, questa volta di Brera a Milano.

tela dipinta con colori ad olio, ritratto di topo e insetti
Do you mind if?

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?
Man mano che son cresciuta e ho conosciuto di più l’arte, mi sono anche appassionata maggiormente. Inoltre ricordo che mio padre, ingegnere elettronico, dipingeva dei quadri in cantina e la cosa mi sembrava divertente, sincera e mi incuriosiva.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Quando c’è quell’equilibrio tra concentrazione e calma, si entra in una specie di stato di “trance” o di meditazione, in cui la mente si svuota. Forse direi calma quindi.

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi
un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Alla fine spendevo un sacco di tempo a disegnare, mi piaceva applicarmi e vedere l’arte degli altri. Non avevo un progetto specifico e ad oggi, che conosco un po’ meglio l’ambito, posso affermare che non avevo un’idea chiara di cosa fare, visto che a stento ho capito qualcosa oggi.

tele create con colori ad olio, ritratto di topi in bianco e nero

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Credo molto nel processo. E’ certo che esso a sua volta deve partire da qualcosa (un’idea, una forma, un materiale…), ma ritengo che sia il processo a dare forma all’opera. Seppur a volte ho un’immagine in mente di cosa vorrei ottenere, il risultato è sempre diverso, forse anche solo in quanto esistente e visibile.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? Quale sarebbe il loro significato?
Per essere onesta, credo di aver assegnato dei titoli solo su costrizione, perché me li avevano richiesti. Quindi se li assegno, li assegno a posteriori. Credo che i titoli possano essere molto importanti per alcune opere e per altre no; ho un’allergia per i titoli pretenziosi ed esistenzialisti se non sorretti da un’opera che li spieghi e forse ciò mi ha portata a non considerarli molto. E’ anche vero che può essere molto divertente trovare un titolo.

tele che ritraggono topi in bianco e nero, tecnica colori ad olio

-Quand’è che senti che un lavoro è finito?
Quando ci si allontana e c’è una specie di equilibrio nell’opera che, continuando a lavorarci, viene rovinato. Oppure quando mi sono stufata di un lavoro e voglio cominciarne uno nuovo. Vorrei tornare su alcuni lavori, ma a volte mi incastro e mi riesce molto più facile ricominciare completamente da capo.

– Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?
Quasi mai, o perché ho mille materiali a casa o perché uso quello che ho (ad esempio l’olio di arachide per diluire il colore, con in allegato un buon odore di friggitrice).

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Sto cercando di capirlo. E’ sicuramente utile rivedere i lavori a distanza di tempo, osservarli e farli vedere ad altre persone.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Credo di partire spesso da immagini: da colori visti in paesaggi, da foto storiche, film o anche una persona reale in qualche posa particolare. Sensazioni e idee sono ciò che mi fa notare queste immagini.

tela creata con colori ad olio, ritratto di persona con topo sulla spalla, colori giallo e blu

– Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
La cosa che più mi ha cambiata e che quindi ho trovato più utile in Accademia è il conoscere gli altri frequentanti, vedere come e cosa creano, parlarci, sentire opinioni diverse.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu
preferisci?

I topi sono sicuramente quelli che più persone hanno visto. In Accademia alcuni si ricordano di due quadri di donne isteriche senza ricordarsi di me e ciò l’ho voluto prendere come un complimento. Io sono particolarmente affezionata ad un dittico fronte-retro di una donna distesa che ho appeso in camera.

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto colore blu

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
I social sono un mezzo molto utile per condividere e conoscere persone, lavori. Possono risultare fondamentali, se una persona ne conosce la dinamica ed è capace di sfruttarla penso possano portare a grandi risultati, si pensi che al giorno d’oggi ci sono mille lavori che riguardano solo questo ambito. Da parte mia non credo di essere pienamente abile nello sfruttarli, ma mi diverto a gestire la pagina, penso sia anche un’occasione per ricevere dei feedback.

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto, colore bianco

– Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Assolutamente sì. Ormai sono a Milano anche da troppo tempo, ma è una delle poche città, almeno in Italia, in cui c’è sempre qualcosa di nuovo da fare o da scoprire. Quando sono arrivata qui avevo idee completamente diverse, essendo una metropoli ti offre l’occasione di conoscere persone di tutti i generi ed è inevitabile venirne influenzati.

tela creata con colori ad olio, ritratto di cavallo, color viola
Disegno documentario

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
Dipingo molto, ma voglio concentrarmi su una serie più definita di lavori. Al momento inoltre sto facendo dei disegni per un documentario su Roger Corman e la cosa mi diverte molto e permette di sperimentare nuove tecniche, oltre di ficcare un po’ il naso nel mondo del cinema.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?
Tantissimi/tutti. Devo io stessa avere progetti più definiti, ma la voglia c’è e come per i disegni del documentario, sono aperta ad ogni occasione.

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto, color bianco e nero

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Ricordo dal film “Chronique d’un été” una frase che recitava qualcosa come “Mica possiamo essere tutti poeti”. Allargando il termine all’artista in generale, per me è il mestiere dei sogni. Non perché sia una pacchia, ma perché lo sforzo che presuppone è un tipo di lavoro che si fa anche su se stessi, è un modo di occupare il tempo molto sensato. Chi sceglie tale lavoro è cosciente che ciò porta anche ad un’incertezza ed una conseguente perenne ansia sul futuro; o comunque per creare dei lavori si richiede il contrario, una grande sicurezza ed autostima.

tela creata con colori ad olio, ritratto di topo morto

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri di Milano?
Ho la fortuna di avere degli amici stretti da anni che sono anche degli artisti che ammiro e che sicuramente più mi hanno fatto cambiare gusti e modo di pensare.
Lisa Galiussi (@chickenussi) è innanzitutto una tatuatrice professionista e, almeno a mio giudizio, i suoi tatuaggi sono tecnicamente perfetti e i disegni sempre interessanti e in evoluzione. Inoltre Lisa scolpisce delle stupende sculture di corpi contorti in argilla. Pur essendo le figure riconoscibili, con pose ed espressioni mai banali, anche la composizione totale delle opere è affascinante, con curve e buchi di luce che le danno un che di astratto.
Andrea Falchi (@h4wkie) non ha sicuramente bisogno di questa citazione, ma ammiro la sua creatività in mille aspetti. E’ un eccellente pittore (ho i suoi quadri cera su legno appesi in camera) e disegnatore; avendolo visto in azione mi stupisco sempre della semplicità con cui tira linee o stende l’acquerello o il colore ad olio. Ma anche nelle piccole cose (che siano dei video o il decorare mobili o vestiti) è sempre curioso vedere cosa si inventa.
Ultimo, ma primo con cui condivido le mie opere, è Luigi Boatto (@di.storto). Cito innanzitutto il suo account di fotografia perché in ciò è un maestro, oltre che per la padronanza della tecnica, per le scelte di soggetto, inquadratura, colori… Riesce sempre a mantenere un qualcosa di distintivo, anche quando fa dei lavori per altri. Credo siano fotografie, oltre che artistiche, che raccontano una storia o un pensiero personali. Si vedano anche i suoi disegni (@luigiboatto).


Ringraziamo Silvia per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla  sul suo profilo Instagram .

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