Alice Casella

Alice Casella, originaria della provincia milanese, sviluppa la propria espressione creativa usando l’arte come uno strumento comunicativo. La sua visione artistica, che si articola tra pittura, fotografia e performance, nasce dall’incontro tra l’intensità delle emozioni che prova e la continua ricerca della precisione.

alice casella, fotografia
Alice Casella

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Sono Alice Casella e ho 23 anni. Vengo da un paesino, una frazione di Bollate, in provincia di Milano. Dico sempre che ho la casa in mezzo alle pannocchie perché davanti a casa mia c’è un grande campo, e in generale ho molto verde attorno; vorrei vivere immersa totalmente nella natura.

–Di cosa ti occupi?

Mi sono laureata in Pittura ed ora sto studiando nel biennio di Terapeutica Artistica, presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Al momento sono occupata nello studio e nel creare tantissime cose differenti: quadri, disegni, sculture, gioielli, curare piante facendoci anche composizioni ecc. Ho mille passioni, per questo mi sento tanto artista quanto artigiana.

Alice Casella, "Hiraeth", stampa su Dibond, 62,4 x 41,6 cm, 2024.
Alice Casella, “Hiraeth”, stampa su Dibond, 62,4 x 41,6 cm, 2024.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Amo la musica, anche se nell’ultimo periodo l’ho lasciata un po’ andare. Amo stare a contatto con le persone, ma ho anche bisogno di ricaricarmi stando da sola. Questo è un po’ il motivo per cui negli ultimi anni ho sentito la necessità di ascoltare meno musica, avevo bisogno del silenzio più assoluto. Non ho un gruppo o cantante preferito, spazio molto tra i generi: dalla classica, al metal, al pop, rap, goth, rock ecc.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Sicuramente “The Help”.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

La forma d’arte che preferisco è la pittura, per me sarà sempre al primo posto per mille motivi. Ho iniziato ad amare l’arte sin da bambina: sognavo di diventare una pittrice come i più grandi maestri d’arte e di dipingere come Caravaggio, artista che mi ha sempre emozionata tantissimo. L’Alice di oggi però è molto affascinata anche dalla performance, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo del corpo come strumento, a mio avviso potentissimo, in grado di scaturire emozioni sia nell’artista, sia nel pubblico. Non a caso guardo molto alle artiste femministe e alle loro opere, punto di svolta nella mia vita privata e artistica: ho infatti dedicato la mia tesi triennale alla figura della donna all’interno dell’arte.

Alice Casella, "Introspezione", fotografia, 2024
Alice Casella, “Introspezione”, fotografia, 2024.

–C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Il momento della giornata che preferisco è la sera, la reputo quasi sacra: tutta la mia creatività viene fuori, come se in qualche modo si sbloccasse appieno il mio io interiore. Di sera riesco davvero a dedicare del tempo a me stessa, ai miei hobby e alla mia arte. Ho sofferto molto di insonnia ed ho imparato a sfruttare quel tempo buttato.

LAVORO

–Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

L’arte per me è sempre stata un mezzo per sfogare le forti emozioni che sentivo, soprattutto quelle negative, infatti sono sempre stata attratta da un’arte piuttosto cupa. Non riuscendo a raccontare a parole le emozioni più profonde che provavo, ho avuto la necessità di esprimermi, con me stessa in primis, attraverso l’arte. Anni dopo ho capito che questo modo di comunicare poteva essere un modo anche per gli altri di avere dei dialoghi con se stessi, esprimendo a loro volta le proprie emozioni.

Alice Casella, "Donne marmoree", calco in gesso, 2024
Alice Casella, “Donne marmoree”, calco in gesso, 80 x 45 cm, 2024.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

È difficile identificare una sola emozione, dipende molto da ciò che sto producendo, o meglio: ciò che sto producendo dipende molto dall’emozione che provo in quel momento. Tendenzialmente però sono sentimenti “negativi”, tra virgolette perché non penso esistano sentimenti negativi e positivi, anzi, ogni emozione va sperimentata, essendo tutte importanti. Il mio obiettivo è sempre stato quello di conoscermi attraverso la mia arte; trasmettere all’atro non era fondamentale, ma nonostante ciò mi ha sempre fatto piacere vedere le persone rispecchiarsi in ciò che facevo, facendole sentire meno sole. Un rapporto complicato, conflittuale, con cui ho dovuto fare i conti: volevo nascondere ciò che sentivo, ma al contempo lo esponevo a tutti. Forse, inconsciamente, è sempre stata più forte in me l’esigenza di “aiutare” in qualche modo l’altro, piuttosto che proteggere me stessa.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Solitamente ho in mente l’immagine nitida di ciò che voglio rappresentare. Se voglio veicolare un messaggio preciso, ho sin da subito chiaro cosa voglio fare, ovviamente nel corso d’opera ci potrebbe essere qualche modifica, ma il corpo iniziale rimane. Lavorando con le emozioni ascolto molto ciò che arriva dalla pancia, ma anche dalla testa, capendo se quello che sto facendo riesca ad esprimere ciò che sento o meno.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Ho imparato a mettere i titoli in quanto sono sempre stati obbligatori nelle varie scuole che ho fatto, ma non ho mai avuto la necessità di specificarli, se non in casi in cui il titolo era parte integrante dell’opera. Mi fa sempre piacere quando mi si chiede il titolo per capire cosa ho provato nel fare l’opera e cosa significhi per me, ma preferisco sempre che l’osservatore si faccia trasportare dall’opera secondo quelle che sono sue emozioni e sensazioni, non c’è un’interpretazione giusta o sbagliata. L’opera d’arte di per sé comunica, senza la necessità di parole. È anche per questo che ho scelto di fare Terapeutica Artistica.

Alice Casella, "Saudade", stampa su Dibond, 41,6 x 62,4 cm, 2024
Alice Casella, “Saudade”, stampa su Dibond, 41,6 x 62,4 cm, 2024.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

In alcuni lavori sento quando sono completi, arrivando ad un punto dove capisco di aver dato tutto quello che potevo, oppure che sarei andata a rovinare il lavoro aggiungendo troppe cose. Altri non li farei finire mai, questo succede più quando disegno o faccio dei quadri ad olio, perché amo il fatto che il quadro, oltre ad esprimere qualcosa, sia anche bello visivamente, mostrando le mie abilità da pittrice, per rendere fiera la me bambina. Altri onestamente finiscono perché non riesco più a lavorarci su, ho moltissimi lavori “non finiti”, ma che per me sono finiti proprio con quelle parti vuote.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Assolutamente si, se qualcosa non va nel mio processo di lavoro mi devo fermare perché non riesco a continuare. Sono molto “precisina”, ed oltre a questo mi faccio prendere subito dalle emozioni e dalle piccole cose. Se non è come dico io allora smetto di lavorare e faccio in modo che tutto sia pronto. Se invece capisco che quel materiale o quel colore posso sostituirlo o farlo io ben venga, riesco spesso a reinventarmi, basta che nella mia testa sia tutto in ordine o con una soluzione.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Non c’è un lavoro che funziona più dell’altro, dipende tutto da qual è la funzione che vogliamo dargli. Ad esempio, se devo esprimere di getto delle emozioni per me la cosa che funziona di più è la pittura. Se invece, come mi è capitato per la tesi, devo lavorare sul corpo, allora per me risulta più efficace la fotografia o la performance. Non c’è un mezzo migliore dell’altro, hanno tutti grande potenziale, spetta all’artista capire come interagirci al meglio. Oltretutto tengo sempre a mente che l’arte è molto soggettiva, ciò che piace a me magari non piace all’altro.

Alice Casella, "Introspezione", fotografia, 2024.
Alice Casella, “Introspezione”, fotografia, 2024.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

C’è sempre un fattore emotivo dietro ai lavori. A volte parto da un sogno, una sensazione, oppure dalla necessità di rappresentare qualcosa. Altre volte tendo più sul politico, su un messaggio o un’opinione da dare, ma anche in questo caso alla base ci sono le emozioni. Arrivandomi quasi all’istante un’immagine in mente di ciò che voglio creare, inizio ad elaborare in modo più approfondito il mezzo con il quale rappresentarlo, i colori, le sensazioni che provo, come restituirle all’opera. Infine, mi munisco dei materiali che mi servono ed inizio a lavorare.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari?

L’Accademia mi ha fatta distaccare un po’ da quel mio lato troppo preciso che non mi permetteva di fare qualcosa di astratto. Spesso sono proprio i lavori nati di getto ad avere molto del nostro profondo. Sto continuando ad imparare nel corso di Terapeutica Artistica, dove non importa come viene l’opera finale, ma conta molto di più il processo produttivo. È questo che vorrei far arrivare a tutti: poter dare ad ogni persona uno strumento con cui esprimersi, senza pensare “è bello” o “è brutto”, entrare in totale relazione con l’opera ed il materiale come faccio io. Mi piacerebbe che tutti diventassero artisti, che tutti avessero il loro spazio per esprimersi senza giudizio.

Alice Casella, "Saudade", stampa su Dibond, 41,6 x 62,4 cm, 2024.
Alice Casella, “Saudade”, stampa su Dibond, 41,6 x 62,4 cm, 2024.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Il mio lavoro più apprezzato è stato quello della mia tesi, e ad oggi probabilmente è anche quello che più preferisco e che mi rende orgogliosa. All’interno del lavoro ho visto la mia crescita: nonostante fosse pensato per accogliere l’altro, è stato soprattutto un lavoro che ho fatto per me stessa. Una grande barriera che sono riuscita a superare, accettandomi e capendomi. È stato davvero difficile da realizzare sotto molti aspetti, ma una volta terminato non potevo essere più fiera di me e di tutto il mio percorso, non solo accademico, ma probabilmente della mia intera vita.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Penso che ormai siano un mezzo importantissimo per gli artisti, una possibilità per comunicare al mondo e per farsi conoscere, se è questo ciò che si vuole. Sui social puoi essere conosciuto ma sconosciuto, vedi Banksy. Puoi aprire la tua galleria d’arte digitale pubblicando i tuoi lavori, divulgare dei pensieri… Io però non sono tanto brava con i social, non riesco a sfruttarli al meglio. Riprendermi mentre sono all’opera per me è davvero difficile, è come se spezzassi quell’intimità tra me e il lavoro. Anche fotografare le opere e pubblicarle mi lascia un po’ quella sensazione di “non sono più mie”, preferirei che le persone vedessero dal vivo i miei lavori, perché l’arte ha bisogno di essere vissuta faccia a faccia.

Alice Casella, "Introspezione", fotografia, 2024.
Alice Casella, “Introspezione”, fotografia, 2024.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano è un po’ la mia rovina artistica: offre sicuramente tantissime opportunità, ma la sento talmente lontana da non riuscire a sfruttarla. Quando sono a Milano non riesco ad essere creativa, è troppo frenetica. Ho anche realizzato un lavoro a proposito; il professore ci aveva dato l’indicazione di “guardarci intorno e rappresentare ciò che vedevamo”. Camminando per le vie di Milano mi accorgevo di quanto la città sembrasse un luogo quasi surreale, abitato da automi privi di empatia e di qualsiasi tipo di colore, immersi nella frenesia e distaccati dalla vita umana. Non è normale vedere per le vie di Brera il cibo fuori dai ristoranti per invogliare i turisti, mentre accanto ci sono persone che muoiono di fame e di freddo. Nell’opera ho rappresentato Milano come un grande cimitero ricoperto d’asfalto, lapidi tutte uguali, tutti dimenticati. Per produrre devo stare in mezzo alla natura, sentirla vicina, respirarla.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Il mio obbiettivo è formarmi al meglio, affinché io possa portare l’arte a tutti, far capire il suo potenziale e che tutti possiamo utilizzarla. Nel mentre continuare a creare, che sia da artigiana o da artista, poco importa. Il prossimo progetto sarà una performance, visto che non ne ho mai fatta una per paura, portando un lavoro che possa emozionarmi ed emozionare.

Alice Casella, "Ma la carne è carne", digital art, 2023
Alice Casella, “Ma la carne è carne”, digital art, 2023.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti oggi per me significa creare, esprimersi, far emozionare senza pensare al lato economico. Penso che una parte dell’arte oggi sia troppo attaccata al dio denaro, o troppo legata al pensiero concettuale senza che il lavoro in se esprima nulla. È giusto che dall’arte si possa guadagnare, ma noto che alcuni artisti si concentrano di più sull’investimento economico, tralasciando il vero e proprio lato artistico. Una parte di arte e alcuni artisti sono diventati, ai miei occhi, Milano, senza un’emozione realmente sentita.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Artisti che stimo molto, nonché miei grandi amici, sono Virginia Cancian, Giacomo Giuffredi e Luisa Cáceres Zamora. Hanno frequentato come me il corso di Pittura e li ritengo dei colleghi sensazionali, il cui parere conta più di tutto. Ho grandissima stima per loro e per la loro arte, per me sono Artisti con la A maiuscola.


Ringraziamo Alice Casella per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.

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