Malinconia
Arianna Francesca Minelli è una giovane ragazza della provincia novarese, le sue opere si incentrano sul tema della mancanza, la malinconia e la paura di perdere le immagini a lei care e custodite nella sua mente col passare del tempo.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai ?
Ciao, mi chiamo Arianna, vivo in una piccola città tra le campagne del novarese e ho quasi 26 anni.

-Di cosa ti occupi ?
Ho frequentato l’accademia di Brera, mi sono diplomata in pittura al triennio e in terapeutica artistica al biennio. Attualmente faccio la maestra di sostegno, seguo un bambino gravemente autistico, all’inizio è stato davvero difficile avere a che fare con lui ma piano piano siamo riusciti a raggiungere entrambi una nostra stabilità e riusciamo a comunicare (lui non ha sviluppato nessun tipo di linguaggio e comunica a gesti), amo il mio lavoro, e non pensavo che mi sarei trovata così bene a lavorare con bambini. Il mio sogno era quello di realizzare progetti artistici nelle carceri ma purtroppo è davvero difficile.

INTERESSI
-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc…) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Le forme d’arte che preferisco sono pittura e performance, un artista che mi è molto a cuore è Olivier de Sagazan, artista francese che realizza queste performance spettacolari mischiando tradizione, identità e rituali componendo e scomponendo maschere d’argilla sul proprio volto.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
La mia ricerca artistica non ha mai avuto un vero e proprio inizio, mi è sempre piaciuto sperimentare varie tecniche. Sono sempre stata molto legata alla pittura a olio, in particolare durante il mio percorso in accademia, i miei lavori si incentravano sul tema della mancanza, della perdita. La malinconia e l’incapacità di ricordare del tempo ormai lontano e la paura di perdere delle immagini a me care.

-Da dove ti è venuta l’idea? e come ci sei arrivato/a?
I miei lavori richiamano la mancanza e l’assenza, dovuta alla perdita di mio padre, con l’arte ho sempre approfondito la ricerca di qualcosa, o meglio qualcuno che ho perso.
-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Ho sempre fatto quello che mi sentivo di fare, la tela non ha regole, non ha scrupoli, ti consola e ti fa sentire incapace allo stesso tempo e più lo spazio è grande e provi un senso di paura e libertà.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri ?
Tre dei quadri principali sono Posizione morta (trittico), Proiezione di galassia e Entità. Il trittico, è uno dei miei elaborati preferiti, richiama il film “Il settimo sigillo” di Bergman.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Parallelamente al dipingere ho cominciato verso la fine del triennio a incidere il linoleum, al contrario della pittura, l’incisione richiede molta più calma e pazienza, se sbagli non puoi tornare indietro, ho cominciato per gioco, il mio ex ragazzo frequentava grafica all’Accademia di Brera e incuriosita, mi sono fatta spiegare la tecnica e da li non ho mai più smesso.

INTERAZIONI CON IL MONDO ESTERNO
-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi e ammiri di Milano ?
Tra alcuni amici dell’Accademia di Brera che mi sento di consigliare : Emiliano Giuseppe Amadori e “Darioisdead”.
Ringraziamo Arianna Francesca per aver risposto alle nostre domande, continuate a seguirla sul suo profilo Instagram
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