Martino Allegretti

Martino Allegretti è un giovane artista milanese, che crea la sua arte attraverso un connubio innovativo di arte, grafica e musica. Le sue opere sono frutto di una ricerca artistica dinamica e in continua evoluzione, che permettono al suo inconscio di fluire liberamente, dando vita a creazioni sorprendenti e stimolanti.

Martino Allegretti

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Ciao mi presento sono Martino Allegretti, ho 23 anni e sono nato a Milano, città dove vivo tutt’ora.

-Di cosa ti occupi?

Al momento sono studente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, iscritto all’ultimo anno del dipartimento di Grafica d’Arte di II Livello. Sono stato in Erasmus a Madrid durante la seconda metà del mio terzo anno accademico.
Ho intrapreso il percorso scientifico al liceo e ho concluso di recente il corso pre-accademico di batteria jazz presso la scuola di civica Claudio Abbado.

Martino Allegretti, Milanese fragments, 2022.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Suono la batteria sin da piccolo e ascolto quotidianamente generi musicali diversificati spaziando tra quelli vintage e quelli attuali. Inoltre la musica è una componente fondamentale per la mia ricerca artistica.
Per i miei artisti preferiti ecco una top 3: Chuck Berry, Pink Floyd, Buddy Rich.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

“The Commitments”.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Pittura e incisioni, incisioni soprattutto. In aggiunta anche proiezioni ambientali e opere sonore di una certa raffinatezza.
Rafael Lozano-Hemmer e Carsten Nicolai, trovo che sia estremamente interessante il loro modo di unificare l’aspetto musicale, digitale, grafico e relazionale con il pubblico all’interno di una sola opera.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Le 11:30-12:30 perché in questa fascia oraria ho il picco di energie.

Martino Allegretti, Madrilenian fragments, 2023.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Da un presentimento, una necessità di approfondire qualcosa che alla fine si è rivelata una cosa estremamente personale. Questo è stato l’approccio.
Dopodiché ho visto le potenzialità interdisciplinari che mi offriva la ricerca artistico-accademia e mi ci sono immerso.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

Poeticamente da uno scarabocchio. All’interno della vita quotidiana invece dalle relazioni che si intrecciano tra gli individui, le cose e ovviamente con il sottoscritto. Mi sono trovato a volte in situazioni sociali dove l’asse della quotidianità veniva leggermente spostato e in quel momento riscontravo dinamiche relazionali mai osservate prima di quel momento.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

La sorpresa. Scoprire le diverse combinazioni possibili durante il processo creativo è qualcosa che mi aumenta lo stato di concentrazione del cervello e soprattutto lo stimola.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Sentivo che dovevo fare un salto nel vuoto senza avere idea di ciò che bisognava fare. Sentivo che volevo un’altra pelle per i miei lavori, qualcosa che mi rispecchiasse in un modo del tutto alternativo.

Martino Allegretti, Gravitational fields, 2023.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?
Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Ho degli stimoli e delle intuizioni ma concepire l’immagine del lavoro finito assolutamente no. Molte volte però so che una data combinazione di cose creerà sicuramente qualcosa di interessante.
A volte entrambi e a volte nessuna delle due.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Di solito, durante l’esecuzione, chiamo i miei lavori con titoli non definitivi che mi ispirano in quel momento. Poi avendo dei confronti con professionisti ne decido la nomenclatura.

-Quale sarebbe il loro significato?

Varia a seconda della ricerca. Considero spesso molti miei lavori al pari di appunti e quindi cerco di darne un
nome più essenziale possibile, mentre altri lavori che contengono una narrazione definita vengono da me chiamati da subito con nomi inerenti al contenuto.

-Quand’è che senti che un lavoro è finito?

Quando funziona. Quando trovo la combinazione giusta.

Martino Allegretti, Expression Studies (Full Reaction), 2024.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Certo, ma molte volte provo a trovare dei surrogati del pezzo che mi manca e scopro piacevolmente che escono dei risultati molto più interessanti di quello che mi aspettassi.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Quelli per cui ho meno aspettative, quelli che nel momento della lavorazione seguono la danza della mente e del corpo.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Da un’idea intelligente o meno, dall’istinto. Questi vengono poi supportati da una strategia volta a organizzare il processo, strategia che però non vincola il modo di lavorare e non impone costrizioni. Per il resto mi affido al senso
musicale e all’inconscio.

Martino Allegretti, Drillin’ Markers, indoor projection, 2023.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Ho percepito che era il posto giusto ed è stato molto d’ispirazione il percorso in Accademia. In questi anni sono stato influenzato decisamente tanto e in diversi modi ma ho sempre cercato di limare certi condizionamenti a
vantaggio di una mia personale prospettiva, ma senza negare alcun
confronto.
Sicuramente ho provato ad approcciare con la più grande quantità di mezzi espressivi e ho costruito una base culturale solida per riuscire ad avere un pensiero critico, filosoficamente parlando, cosa che prima non avevo
nell’ambito delle arti visive.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Ho notato che a seconda dell’individuo cambia l’apprezzamento che si prova davanti ai miei lavori. Sicuramente Drillin’ Markers, essendo il mio lavoro di tesi, è stato mostrato a più persone e apprezzato collettivamente, ma ognuno,
anche chi non è inserito nell’ambito dell’arte, ha una propria percezione che lo spinge ad apprezzare un lavoro più di un altro.
Quello che personalmente preferisco è “Drillin’ Markers, outdoor projection on bamboo trees, 2023”, in particolar
modo per le immagini che ne ho ricavato. Mi sembra molto fresco, ovviamente mi piacciono tantissimo anche gli altri.

Martino Allegretti, Drillin’ Markers, outdoor projection on bamboo trees, 2023.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Penso siano molto importanti per chi cerca di comunicare con più persone possibili. Io non ho ancora però la necessità di pubblicare i miei lavori sul mio profilo ma sicuramente in futuro inizierò a farlo.
Per ora il mio interesse verte sulla ricerca; il social, se utilizzato da me, magari
potrebbe influenzare negativamente quest’ultima.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

A Milano ci sono nato e cresciuto, andato a scuola, ho frequentato assiduamente sempre diversi luoghi della città. È un luogo che anche solo a parlarne mi scatena un vortice di emozioni contrastanti ma soprattutto belle
emozioni. Comunque si, il luogo in cui mi trovo influenza almeno il 50%, se non di più, la mia produzione. Milano mi ha sempre stimolato, soprattutto mi emoziono facilmente quando mi relaziono con il suo riflesso storico-culturale.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Finire il percorso di secondo livello a Brera ed eventualmente trovare un dottorato di ricerca.

Martino Allegretti, Drillin’ Markers, videoanimation (frame), 2023.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ogni mio lavoro o serie di lavori sono incompleti, questo perché c’è ancora molto da approfondire ma direi che riesco a portare a termine i vari step necessari all’interno del percorso di un’opera.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Aggiornarsi sulle novità e sulle problematiche del mondo, conoscere i nuovi concetti chiave, avere il coraggio di iniziare degli studi che altri non concepirebbero possibili, tessere relazioni sempre e comunque.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Gabriela Du Bois, Mario Castiglioni, Pietro Chiarello.


Ringraziamo Martino Allegretti per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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