Gioele Sasha Staltari

L’evoluzione del dolore

Vorrei mantenere la mia idea di evolvermi e di non essere sempre lo stesso, perché dopo un pò anche annoia, ma in quel processo evolutivo vorrei comunque dire alle persone che c’è sempre qualcuno che prova le stesse emozioni che stanno provando loro

Le caratteristiche della pittura di Gioele Sasha Staltari sono l’utilizzo della “carta paglia” e una scelta cromatica sulla scala dei grigi, unita ad un giallo un pò spento che egli identifica come una sorta di autorappresentazione, presentandosi sia come osservatore, sia come personaggio attivo e partecipe nella scena rappresentata.

Un dualismo presente non solo nei suoi lavori, ma che si riflette anche nella realtà quotidiana di Gioele, contemporaneamente protagonista e spettatore dell’evoluzione della sua esistenza.

foto artista
Gioele Sasha Staltari

PRESENTAZIONE

Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Sono Gioele Sasha Staltari, ho 21 anni e vengo da Albissola Superiore, in provincia di Savona. 

-Di cosa ti occupi?

Attualmente frequento il secondo anno del triennio di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano.

dipinto elaborato sul tema delle profezie di Paracelso ad opera di Gioele Sasha Staltari
Paracelso – Figura X, 2022 – Gioele Sasha Staltari

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Si, mi piace molto la musica, anche se non me ne intendo affatto. Da bravo ragazzo ligure la nuova scuola del rap genovese mi ha costantemente accompagnato durante gli ultimi sette/otto anni: sono arrivato al punto di tatuarmi OC, l’album più iconico di Tedua.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Non sono un amante del cinema, al massimo posso consigliare una serie: The Handmaid’s Tale, serie del 2017 ispirata dall’omonimo romanzo del 1985 di M.Atwood.

È un capolavoro sotto ogni punto di vista, capace di metterti davanti situazioni sconvolgenti in cui si raggiunge il limite dell’umanità, condita da inquadrature pazzesche, dipinti in movimento brutalmente intimi quanto semplici.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto?

La pittura è alla base delle mie giornate ed è senza dubbio la forma d’arte che preferisco. Ogni volta che posso vado a caccia di mostre, documentari, film o libri che ne parlino. Sento costantemente la fame di scoprire dipinti nuovi, trovare pittori meno noti e perdermi nei loro lavori.

Nell’ultimo periodo sto facendo una ricerca artistica che si concentra sugli artisti veristi-realisti della seconda metà dell’800, però, se dobbiamo parlare di un artista contemporaneo, il primo che mi viene in mente è sicuramente Olivier De Sagazan, pittore, scultore e performance artist francese dalla forza emotiva impressionante: il suo lavoro, sempre molto drammatico e gestuale, mi ha colpito dal primo momento in cui me lo sono ritrovato davanti. È semplicemente travolgente.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Il momento della giornata che preferisco maggiormente è la notte fonda, quell’attimo in cui sei da solo, la città è nella quiete prima della mattina, dove la luce delicata illumina tutto e l’unico rumore che sento è quello dei miei pensieri mentre cero di levarmi i segni dell’olio dalle mani. 

Accade raramente però, se capitasse più spesso, forse non lo apprezzerei così tanto.

dipinto elaborato sul tema delle profezie di Paracelso ad opera di Gioele Sasha Staltari
Paracelso – Figura XI, 2022 – Gioele Sasha Staltari

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica? Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivato? 

La mia ricerca artistica nasce naturalmente: sono cresciuto con la passione per il disegno e la pittura, sin da quando ero bambino. Con il passare degli anni ho avuto la grande fortuna di incontrare sempre persone che hanno incoraggiato e alimentato questo amore, aiutandomi a evolverlo.

Il mio forte interesse verso l’arte tra la seconda metà del ‘500 e la fine dell’800 mi ha portato a uno sviluppo di una pittura figurativa che lavora a stretto contatto con la quotidianità e all’esaltazione di quelle intime sensazioni nascoste dietro i piccoli gesti.

Quest’idea nasce dall’attenzione a quei brevissimi attimi della vita di tutti i giorni dove nei silenzi mi pare di cogliere qualcosa di più. Spesso ho cercato, in alcuni dei miei dipinti, di rappresentare un lato più “alto” della realtà, mantenendo però una più o meno fedele figurazione. Mi sono però reso conto che non serve esaltare e rendere esplicito qualcosa per raccontarlo, basta lasciarlo velato dietro quello che l’occhio vede, suggerirlo senza spingersi oltre.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

L’emozione che credo di poter nominare maggiormente mentre lavoro è il dolore: la pittura per me è quell’arma con cui tirar fuori dal mio corpo tutte quelle emozioni negative che tento di inglobare dentro di me.

Io mi sento una “bomba a mano”, per me è molto difficile riuscire a tirare fuori le emozioni, tendo piuttosto ad accumularle fino ad esplodere.

Ogni volta che dipingo mi libero, tiro fuori ogni sofferenza: urlo e piango dai pennelli, carboncini, pastelli, colori. Dipingere è il mio modo per mostrare il mio lato più debole.

-Che cosa sentivi necessario? Fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre?

Non so se si possa parlare di andare oltre o fare qualcosa di diverso: tutto ciò che sento necessario quando dipingo è che la persona che vedrà i miei lavori possa sentirsi libera di fermarsi un attimo davanti a ciò che ho rappresentato, possa guardarsi dentro, rivedere le proprie paure, sconfitte, sofferenze e pensare “allora non sono sol*”

Vorrei che le persone possano vedere nei miei dipinti un momento per liberarsi dal loro dolore.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Ho sempre le idee molto chiare riguardo a come dovranno essere i miei lavori: spesso prima di dipingere mi fermo davanti al foglio/la tela e immagino, calcolo, rifletto. La mia fase preliminare di creazione è molto razionale, ho sempre avuto l’esigenza di organizzare nella mia vita, fa parte di me.

dipinto elaborato sul tema del dolore ad opera di Gioele Sasha Staltari
Ultimo bacio, 2023 – Gioele Sasha Staltari

– Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? Quale sarebbe il loro significato?

I titoli sono una parte essenziale per me: raccolgono l’essenza di ciò che ho raccontato nel lavoro. Tendenzialmente nascono quando il lavoro è quasi ultimato, poco prima. Arrivano come piccole luci dopo le pennellate di bianco e sono sempre suggerimenti, singole parole o comunque titoli molto brevi.

Essi servono appunto per dare una piccola spinta, come se dovessero dire all’osservatore come sentirsi in quel momento, per entrare all’interno della scena.

Quand’è che senti che un lavoro è finito?

I miei lavori finiscono quando fuori dalla finestra arriva la prima notte dopo l’ultima pennellata bianca che ho dato.

Se dovessi dare ascolto alla mia testa probabilmente continuerei a ritoccarli all’infinito, trovando sempre nuovi difetti. Mi costringo dunque a fermarmi, prima di esagerare.

Quale lavoro, secondo te, funziona più rispetto ad altri?

L’ultimo dipinto che ho fatto, al momento di questa intervista, si chiama “Pausa”. È una tela di 200x150cm, realizzata con collage, china, carboncino, pastello e colore a olio.

A mio parere è quella che funziona più delle altre create finora perché è vera: rappresenta due soggetti maschili, miei amici, in un piccolo appartamento nella periferia di Madrid. Il dipinto richiama il tema dei piccoli gesti della di vita quotidiana tipici della pittura di Vermeer, il tutto illuminato da una luce morbida e lirica che richiama alla memoria una poesia di Gozzano sulla caducità della vita.

Quel momento l’ho vissuto sulla mia pelle, l’ho sentito, catturato, studiato e fatto mio. È passato un mese prima che lo dipingessi, volevo digerirlo in ogni suo aspetto. Volevo che fosse intimo, velato, sentito. Volevo mostrare alle persone la stanchezza di quell’attimo. Credo di esserci riuscito, o almeno spero.

Ritratto, scena d'interno con due amici ad opera di Gioele Sasha Staltari
Pausa, 2023 – Gioele Sasha Staltari

Raccontaci come nasce un tuo lavoro: parti da un’idea, una sensazione o altro?

I miei lavori nascono da delle specie di illuminazioni: spesso capita che arrivano come dei flash brevissimi totalmente casuali, come dei lampi totalmente decontestualizzati da ciò che magari sto facendo in quel momento, basta veramente una parola o un gesto.

Successivamente queste sensazioni si uniscono alla realtà impregnandosi nelle immagini della quotidianità, in fotografie, disegni, schizzi, qualunque cosa.

Da quel momento inizia una fase di riflessione, spesso prima di andare a dormire, che poi si conclude osservando il supporto che userò per dipingere un attimo prima.

– Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? 

L’Accademia di Brera mi ha stravolto e fatto crescere considerevolmente: ho avuto la fortuna di trovare e parlare con professori che mi hanno ascoltato, criticato, spronato e invogliato a dare sempre di più.

Quando entrai a fine 2021 pensavo che la mia strada fosse quella di una pittura “classica”, non c’è voluto molto per capire che avevo bisogno di strumenti ben diversi per tirare fuori il meglio di me, facendo comunque un percorso evolutivo graduale.

Durante questo secondo anno sto avendo il grandissimo piacere di confrontarmi e dipingere insieme a due persone, artisti e studenti eccezionali, Benedetta Stablum e Francesco Feltri, da cui è nato il trio Sta.Fe.Sta con cui sto imparando sempre di più.

Non mi sento sicuramente arrivato, anzi, credo di aver fatto un centesimo di tutto ciò che dovrò fare del mio percorso artistico, non mi definisco Artista e non chiamo i miei lavori “opere”, spero, però, un giorno di sentirmi pienamente realizzato nella mia arte tanto da potermi definirsi tale.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci? 

Probabilmente il dipinto che ha riscosso più successo nell’ultimo periodo è stato “I Condannati”, creato con stessa tecnica e dimensioni di “Pausa” ma con un approccio più teatrale.

Ho avuto l’occasione di esporlo a Como ad Aprile e ho notato un forte interesse per quel lavoro che io vedo più di transizione. Spero che anche “Pausa”, quando avrò l’occasione di esporlo, possa riscuotere le stesse attenzioni perché credo possa meritarle.

Autoritratto ad opera di Gioele Sasha Staltari
Lettura di fine estate, 2023 – Gioele Sasha Staltari

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

I social sono una parte ormai fondamentale della nostra società. Non credo si possa più pensare di iniziare un’attività artistica senza tenere anche in considerazione le potenzialità di diffusione che ti danno i social network. Inevitabilmente dobbiamo rapportarci ad essi, in maniera diretta o meno che sia.

La mia paura è quella che tutta questa potenza mediatica possa veicolare chi volesse fare arte ad omologarsi alla massa a livello artistico, perdendo di vista ciò che si vuole esprimere barattandolo con semplice visibilità.

È giusto dare via la propria emotività solo per qualche like in più? Secondo me no, ma non sono nessuno per giudicare.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Sono cresciuto in una città che artisticamente, soprattutto nel XX secolo, sprigionava arte da ogni angolo. Ho fatto una scelta quasi obbligata per il mio futuro, ovvero venire qui a Milano: questo posto per me ti può dare, se vuoi, infinite occasioni per il tuo futuro, in ogni ambito, ma per farlo ti chiede sacrifici continui. Se non sai stare al passo della sua frenesia, se non arrivi con la consapevolezza di iniziare come uno fra i tanti, se non riesci a sopportare la mancanza di quelle piccole cose che ti facevano sorridere una volta, allora ti sputa fuori senza pensarci.

Milano mi ha cambiato, responsabilizzato, fatto capire veramente tante cose e con tutto questo è cresciuta anche la mia poetica.

Milano è quell’insegnante severo e imparziale che, finito il percorso di studi, capisci ti ha dato una spinta in più. Se vivessi in un’altra città, con spazi di lavoro più grandi e influenze diverse, il mio lavoro sarebbe differente, ma non mi pento della mia scelta. Quando ho il fiato sul collo lavoro meglio.

dipinto elaborato sul tema delle violenze sessuali ad opera di Gioele Sasha Staltari
Incubo: il Mostro, 2023 – Gioele Sasha Staltari

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti? 

Ho tanti progetti, più o meno lontani, in testa: vorrei portare la mia pittura in giro per l’Italia e, nel caso ci fosse l’occasione, anche all’estero. Quest’anno ho iniziato a esporre con costanza, sfruttando le occasioni che mi si sono presentate.

L’anno prossimo è in programma la mia prima personale, spero la prima di una lunga serie: è difficile pensare adesso a come progettarla dato che in questa mostra vorrei raccontare esattamente quello che sarò e come mi sentirò in quel dato momento.

Questo pensiero è stato stimolato da un esercizio propostomi durante un corso di fenomenologia del corpo basato sul raccontarsi tramite il disegno di un albero, dove alla domanda se quell’albero mi rappresentasse ho risposto di sì, ma solo per quell’esatto attimo corrente, perché già il giorno dopo sarei potuto essere e sentirmi qualcos’altro.

Vorrei, inoltre, trovare uno studio dove dipingere, per poter ampliare i miei spazi e dedicare al mio lavoro il tempo e le attenzioni che merita. Vedremo.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti oggi, nel 2023, significa rischiare il tutto per tutto: serve lavoro costante per rimanere al passo con una società consumista e caotica, bisogna imparare l’arte del sacrificio e dell’adattamento, capire quali occasioni valgono più di altre e cosa si vuole dire. Io non mi sono mai definito artista nè ho mai chiamato i miei dipinti opere, credo che lo siano coloro che attraverso i propri lavori mandino un messaggio forte, dopo anni di studio, errori, prove, sconfitte e successi.

Non mi posso mettere allo stesso piano di maestri che nel loro piccolo hanno mosso il mercato e la storia dell’arte. Spero di poterlo essere un giorno, accettando i rischi del mestiere e senza tirarmi indietro davanti ai muri che mi troverò davanti, sperando di non cadere nella banalità della massa ma mantenendo la mia poetica sempre in primo piano.

Ringraziamo Gioele Sasha Staltari per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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