Indira Offerman vede il suo lavoro con i video come una forma di resistenza, in cui la musica è la vera scintilla che fa nascere le immagini nella sua mente. Attraverso racconti che si muovono in cerchio, l’artista esplora la fragilità dei ricordi e mette in dubbio la realtà, dimostrando che le immagini non dicono mai una verità assoluta. Il suo è un tentativo di trasformare sogni, memorie d’infanzia e vecchi archivi per liberarli dal loro significato passato, lasciando lo spettatore davanti a domande aperte che non cercano una risposta definitiva.
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Sara Lidia Girelli
Sara Lidia Girelli intende la pratica pittorica come un laboratorio alchemico, dove il rigore della sua impostazione scientifica incontra l’imprevedibilità della materia viva. Attraverso l’azione corrosiva del sale e la fluidità degli inchiostri, l’artista trasforma l’urgenza primitiva della rabbia in un rito di sedimentazione silenziosa e controllata. Il suo è un gesto radicale che sfida il sovraccarico visivo del contemporaneo, arrivando a nascondere la superficie a se stessa pur di preservare la purezza incontaminata del segno.

