Giacomo Agnello Modica

La particolarità dell’illustrazione

Giacomo Agnello Modica è un giovane illustratore che ha trovato in Milano un’ottima alleata per la sua ispirazione. Si destreggia tra lavori propri e commissioni, tra il mondo della lettura e della scrittura e quello della ritrattistica, passando anche per il mondo della musica, del cinema e del teatro. Le sue illustrazioni e i suoi disegni sono molto personali e ricchi di dettagli: osservandoli ci permettono infatti di fare un viaggio tra tutti gli ambiti tematici che toccano la sua arte.

Autoritratto

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Ciao! Sono Giacomo, ho 26 anni. Mezzo lombardo e mezzo siciliano, sono cresciuto nella provincia di Bergamo ma vivo a Milano da 4 anni.

Deserto

-Di cosa ti occupi?

Mi occupo di illustrazione e grafica editoriale.

INTERESSI

Bimbozanzara

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Mi piace tantissimo la musica e ascolto molti generi diversi, dal pop all’elettronica, al rock, al musical. Nel dettaglio ho una passione smisurata per le dive e quindi principalmente per la musica femminile. In particolare sono un fan sfegatato di Lady Gaga dall’età di 13 anni e questa ossessione non se n’è mai andata.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

I Goonies.

A piede libero

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..). C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Nonostante mi occupi principalmente di disegno, le forme d’arte a cui mi piace maggiormente assistere sono il cinema, il teatro e l’ascolto della musica.
Trovare un solo artista d’ispirazione è difficile, ne cito un po’: Norman Rockwell, Robert Beatty e Quentin Blake per l’illustrazione, David Hockey per la pittura, Martin Parr per la fotografia, Alexander McQueen per la moda, Lady Gaga, Barbra Streisand, David Bowie, Franco Battiato e moltissimi altri per la musica.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Il crepuscolo, quando inizia a calare il sole.

Venere

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

La mia ricerca artistica è nata quando ero davvero piccolissimo: già ad un anno riempivo muri e pile di fogli di disegni a matita e pennarelli e non ho mai smesso di farlo. Per me il disegno è prima di tutto una ricerca infinita e poi un lavoro. Sia per quanto riguarda i miei lavori personali che i progetti per i miei clienti non smetto mai di cercare qualcosa di nuovo nel disegno e di cercare di imparare qualcosa di nuovo dal mio lavoro.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivato?

L’idea di diventare illustratore mi è venuta in quinta liceo, quando ho deciso che volevo continuare a disegnare. Per farlo in maniera continuativa avevo bisogno che fosse un lavoro: da lì ho trovato il Mimaster che è la scuola di illustrazione che ho frequentato a Milano, che mi ha dato le basi per poterne fare una professione.

Apollo

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Stupore. Prima di disegnare faccio tantissima ricerca di materiale (principalmente fotografico) per cui scopro sempre nuove cose, e nel cercare a superarmi e fare lavori che mi soddisfano e cercare di tirare fuori sempre qualcosa di nuovo, per me essere creativo significa continuare a provare stupore.

Ade

-In tutto il tuo percorso lavorativo ed artistico, cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Direi più andare oltre, perché cercare di fare qualcosa di nuovo credo sia praticamente impossibile. Nel cercare spasmodicamente il nuovo si rischia un po’ di perdere quella che è la passione primaria: credo sia necessario focalizzarsi su di sé e su quali sono i propri limiti da superare, e dove sta il divertimento nel continuare a cercare.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

A volte ho un’idea molto chiara, altre volte faccio più fatica a prefigurarmi quello che uscirà: in questo caso comincio a fare ricerca e pian piano trovo nuovi spunti, quando non ho le idee chiare inizio semplicemente a guardare tanto, tanto materiale di altre persone per “rubare” la bellezza di tutti gli artisti che amo.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Premesso che non faccio propriamente “arte” inteso come quadri, sculture ecc., essendo illustratore tanto del mio lavoro è funzionale a qualcosa o qualcuno. Per i miei lavori personali spesso penso a un testo, una frase, una didascalia da aggiungere al disegno perché amo molto anche scrivere. Ma il “titolo” è qualcosa che do al disegno solo se mi viene esplicitamente chiesto da qualcun altro.

Synesthesia

-Quand’è che senti che un lavoro è finito?

Per i lavori che mi commissionano i clienti è semplicemente il tempo a decidere quando il lavoro è finito, perché ho scadenze precise. Con i miei lavori personali è una questione più fluida: alcuni disegni sono finiti dopo un’ora, altri dopo mesi. A volte li abbandono e continuo a guardarli e riguardarli finché non trovo esattamente quello che voglio.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve e di dover aspettare finché non lo trovi?

Io lavoro ormai esclusivamente in digitale, quindi ho sempre tutto a portata di mano.

Mio nonno che tornò a piedi dalla Germania

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Per i miei lavori personali in genere parto da un’intuizione, idea, sensazione, voglia di raccontare qualcosa o qualcuno. Tanti dei miei lavori personali sono ritratti: faccio ritrattistica perché mi appassiona raccontare i volti e le storie delle persone.

-Hai fatto un percorso di studi in ambito artistico; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Non ho fatto l’Accademia di Belle Arti: dopo il liceo artistico ho frequentato il Mimaster (master in illustrazione editoriale a Milano), in seguito due anni di graphic e motion design alla Bauer di Milano. Questo percorso così variegato mi ha permesso di avere tanti strumenti, conoscenze di diversi ambiti artistici e creativi e la capacità di scegliere anche quello che mi piace di più.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Credo che il mio lavoro più apprezzato sia stato il libro “Il Bimboleone e altri bambini”, un albo illustrato per ragazzi pubblicato 3 anni fa da Edizioni Corsare: ancora oggi mi arrivano ogni mese nuove recensioni e tanti complimenti e sono davvero contento del suo successo. Il libro è stato pubblicato anche in Corea, Brasile e Spagna e alcune sue tavole sono esposte nella mostra “Eccellenze italiane” Bologna Children’s Book Fair che sta facendo il giro del mondo, ed è per me una grandissima soddisfazione.
Invece il progetto che io preferisco e che sento più mio è la serie di ritratti di dive che sto portando avanti da 2 anni sui miei social, per cui ho aperto anche il mio shop personale e ho realizzato e venduto tantissime stampe e magliette illustrate.

Il Bimboleone

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Con i social ho un rapporto un po’ conflittuale: sono contento che le persone vedano e apprezzino il mio lavoro, ma non voglio farmi condizionare nel realizzare ciò che gli altri vogliono che io faccia. Per me l’arte nasce da un’esigenza personale che poi ho piacere a condividere con le altre persone; non nasce da un’esigenza altrui e quindi mi rendo conto di non essere sempre bravo con i social perché spesso non faccio quello che gli altri vorrebbero che facessi. Ci sono periodi in cui utilizzo molto i social e periodi in cui sparisco completamente, magari migliorerò in futuro!

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Io vivo a Milano da 4 anni: è una città che amo molto, mi piace girare per le sue strade, mi piace come ambiente culturale e sociale. Negli ultimi due anni ho sempre lavorato da casa a causa della pandemia (e credo che continuerò, come freelance) e i miei contatti di lavoro sono quasi esclusivamente online. Devo dire che è stata invece molto buona la vendita degli oggetti del mio shop: tanti dei clienti che mi hanno chiesto articoli sono su Milano e questo mi ha aiutato molto a restare in contatto con la realtà. Inoltre qui studio canto e teatro.

-Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e progetti? Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ho un po’ di progetti in mente che non dirò ora perché non voglio portarmi sfiga.

Anita

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Per me essere artisti è una combinazione di passione, esigenza di espressione personale e dedizione, studio e professionalità. Essere creativi è un destreggiarsi tra il lavoro, l’autopromozione, la gestione del proprio tempo e del proprio lavoro, la gestione della propria comunicazione. Ci sono migliaia di sfumature diverse nell’essere artisti e penso che ognuno abbia la sua dimensione.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri di Milano?

Non so scegliere tre illustratori perché ho troppi amici che lo fanno di lavoro. Dirò tre performer/gruppi di performer che amo molto: le Nina’s, compagnia di teatro drag, Ella Botton Rouge che è una performer di burlesque molto conosciuta nell’ambiente queer e Mara Bosisio che è la mia strepitosa insegnante di canto.


Ringraziamo Giacomo per aver risposto alle nostre domande, continuate a seguirlo dal suo profilo Instagram.

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