Le illustrazioni di Martina Maltinti mostrano un mondo fantastico ricco di simboli. Attraverso la sua arte vuole rifugiarsi in un universo utopistico, lontano dalla realtà. Le fiabe, il folklore e l’esoterismo sono i protagonisti delle opere di Martina, ricche di colori e personaggi unici.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Martina Maltinti, in arte Lapis. Ho 25 anni e vengo da Livorno, mi sono trasferita a Milano nel 2018 per studiare Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Mi sono laureata nel 2022.
-Di cosa ti occupi?
In questo momento lavoro a scuola tramite cooperativa e mi occupo dei servizi pre e post scuola. Inoltre faccio anche mercatini di artigianato, commissioni e organizzo corsi di disegno.
Mi occupo fondamentalmente di pittura però non escludo mai gli altri media, cerco di fare un connubio con tutto quello che mi piace.

INTERESSI
-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
La musica è la base della mia quotidianità, non riesco a fare nulla senza ascoltarla. Sono molto legata alle colonne sonore e alla musica epica.
Non ho artisti preferiti, vado molto a generi però ascolto spesso i Pinguini Tattici Nucleari, Caparezza e Aurora.
-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
La storia infinita di Wolfgang Petersen, quest’opera mi ha sempre affascinato e rappresenta quello che ho creato in seguito.
-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Per quanto io sia legata alla pittura e alle arti visive, mi piacciono molto il teatro e il musical.
Tra gli artisti contemporanei italiani ammiro molto: Pino Diodato, Michele Fabbricatore, Enrica Pizzicori e Emilio Luzzati. Sono quattro artisti che mi hanno ispirato e mi fanno sentire a casa.
-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?
Un tempo era la notte, ora è la mattina. Quando mi sveglio sono iperproduttiva e faccio qualsiasi cosa. Preferisco dipingere al mattino.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Mi sono sempre detta che non avrei mai lavorato con l’arte ma in quarta superiore ho capito che ero troppo legata a questo mondo e quindi mi sono iscritta in Accademia. L’interesse per l’arte però c’è sempre stato.
Non faccio tanta ricerca, assecondo quello che sento dentro di me. A volte ho delle immagini, temi che voglio rappresentare e mi ci butto. Ciò che faccio è legato al folklore, alle fiabe, ai simboli e all’esoterismo. Studio questi temi per poter creare le mie opere.
-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?
Penso tantissimo ma quando si tratta di arte programmo pochissimo, perciò credo di aver assecondato il mio istinto.
-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Forse pienezza, soddisfazione e tranquillità. Quando creo le mie opere mi trovo in un momento senza tempo. Sono una persona molto ansiosa quindi mi da molto sollievo. Una tranquillità data dal fatto di non percepire il tempo che scorre.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Siamo tutti diversi dagli altri. Io nella mia grande arroganza penso di differire dalle altre persone e mi piace che gli altri vedano il diverso che è in me. La mia necessità primaria è quella di esprimermi e creare un mondo intorno a me che rispecchi quello che ho dentro.
Il mio intento principale è quello di allontanarmi dal mondo reale. Se da una parte vorrei fare cose più “sociali”, dall’altra ho la necessità di fare qualcosa che non sia reale, un mondo dove stiamo tutti bene. Questo perché spesso non mi piace ciò che ho attorno a me.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Non ho mai idea di cosa andrò a fare, mi metto semplicemente nella condizione di lavorare. È molto difficile per me fare uno sketch o un disegno preparatorio, mi metto direttamente a lavorare.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
Assegno sempre dei titoli però non credo siano necessari. Li assegno quando finisco il lavoro perché capisco solo dopo che cosa ho realizzato e quale parte di me è uscita.
-Quale sarebbe il loro significato?
Scelgo sempre dei titoli enigmatici anche se in parte odio farlo.
Non sopporto quando gli artisti scelgono un titolo enigmatico che riguarda la loro esperienza personali: io potrei non conoscere l’artista e quindi non sapere a cosa si riferisce il suo titolo. Sono comunque la prima a farlo.
-Quand’è che senti che il lavoro è finito?
Quando guardo la mia opera e mi rendo conto che è il momento di fermarmi. Qualsiasi cosa che andrei ad aggiungere comporterebbe modificare altro e aggiungere altri elementi che andrebbero ad alterare il significato e non sarebbero necessari a far funzionare l’opera.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?
No, non mi fermo mai mentre sto lavorando. Sono molto impaziente, mi arrangio e trovo qualunque cosa che potrebbe funzionare in quel momento. Non pianificando i miei lavori non so cosa mi servirà.
Idealmente non ho bisogno di nulla, posso sostituire qualsiasi pezzo immediatamente. Mi piace lavorare in questo modo, non sono una perfezionista e credo che quando un’opera è imperfetta ha un valore aggiunto.
-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Penso che sia uno dei miei ultimi lavori “la casa della bambina selvaggia”. È un’opera costruita con materiali naturali e di riciclo, e penso che sia esattamente ciò che intendo quando dico che voglio “creare il mio mondo”.
-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Nasce dallo studio che faccio sul simbolismo e da un concetto che voglio esprimere.
Una volta un artista mi ha detto “Ho smesso di lavorare per me stesso, ho iniziato a creare per gli altri”.
Questa frase mi ha colpita perché per me l’arte deve rappresentare sempre una parte di noi. Sarebbe impossibile pensare a fare qualcosa che non mi racconti almeno un po’.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
L’accademia è stata un viaggio particolare. Ho iniziato a frequentarla in presenza ma l’anno successivo è scoppiato il Covid. Il primo anno ho vissuto un momento bellissimo e ho conosciuto tante persone creando un gruppo.
Con il Covid sono riuscita a continuare l’accademia e lavorare scoprendo di più me stessa. Eravamo tutti più soli, cosa che ho apprezzato perché amo la solitudine e i miei spazi. La mia carriera artistica ha avuto un grande picco.
Una cosa che ho apprezzato molto di Brera sono state le relazioni con i miei compagni di corso. Ho imparato tante tecniche grazie a loro, ci siamo scambiati idee e opinioni. Per me l’accademia è questo: un luogo d’incontro e scambio.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Il ciclo fotografico fatto durante il mio terzo anno è stato sicuramente il lavoro più apprezzato. Ho ricreato scene fiabesche con me protagonista.
Quello che preferisco è sicuramente “Felice in fondo al mare”. Una tela ricoperta di carta pesta che ha come personaggio principale “Felice”, realizzato in pastello a olio. Un’opera molto semplice e istintiva a cui sono molto legata.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
I social sono molto importanti per ciò che faccio però è difficile emergere, questo è frustrante. Durante il covid è stato più semplice condividere i miei lavori, ho ricevuto tanto hype. Recentemente però è stato complesso rimanere a galla con TikTok e i reel di Instagram.
Sono uno strumento su cui non faccio affidamento al cento per cento, li uso come vetrina per i miei lavori. È un modo per conoscere altri artisti e eventi. Non bisogna fare totalmente affidamento sui social, ho realizzato che per molto tempo ho basato il mio lavoro solo sulle interazioni che ricevevo dai social e questo mi ha portata a stare male.
-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Sicuramente ci sono delle differenze tra Livorno e Milano. A Livorno trovo un ambiente sereno che preferisco, a Milano invece è tutto in movimento. È una grande città in cui hai la possibilità di entrare in contatto con l’arte ma non troppo con le persone.
Per me è difficile creare contatti. L’ambiente milanese ti ingloba facendoti diventare un piccolo granello di sabbia. Abitando anche in un posto piccolo lavorare non è semplice, lascio tutto in disordine.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
Mi piacerebbe aprire dei laboratori per far sperimentare la creatività alle persone, senza imporre un corso specifico.
A livello artistico invece mi piacerebbe buttarmi sul sociale ma non sono ancora convinta sia una strada adatta a me.
-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Essere artisti oggi significa avere delle responsabilità. Un artista è colui che crea un ponte tra due mondi: ciò che si vuole esprimere e gli altri. Sono convinta che sia più facile recepire un messaggio attraverso le immagini.
Significa anche essere coraggiosi, è facile farsi abbattere, soprattutto oggi. Si potrebbe esprimere una propria idea che non è condivisa creando dei contrasti, ma è comunque importante farlo.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Debora Cicconetti, Michela Crespi e Martina Cinotti.
Ringraziamo Martina per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sui suoi profili Instagram.
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