Fabio Samela, in arte Fab(b)io, è un artista poliedrico che unisce fotografia, performance e burlesque. Ispirato da Melissa P., Egon Schiele e Cicciolina, esplora temi legati all’identità, all’amore e alla libertà sessuale. Predilige l’autoritratto e utilizza spesso il linguaggio del meme. A Milano ha trovato uno spazio di espressione e rottura. È co-fondatore del progetto La Brava, un network artistico e sociale queer.

PRESENTAZIONE
– Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Fabio Samela, in arte Fab(b)io – con la seconda “B” tra parentesi – e sul palco mi trasformo in Egon P. Staller. Mi definisco un camaleonte poliedrico: sono figlio spirituale di Melissa P., nipote artistico di Cicciolina e figlio anche di Egon Schiele. Vengo da un paesino della Basilicata e mi sono trasferito a Milano da quattro anni. Mi sono laureato in Nuove Tecnologie dell’Arte con una tesi intitolata Oltre il sesso: io e mia zia Ilona Staller, di cui vado molto fiero. Mi occupo di direzione artistica, produzione, fotografia, video, performance, burlesque e altre “stronzate” che mi tengono vivo.
– Di cosa ti occupi?
Lavoro con la fotografia, il video, la performance e il burlesque, trattando temi come delusioni d’amore, comunità LGBTQIA+, diritti umani, libertà sessuale e dinamiche relazionali. Uso spesso il linguaggio del meme, sono molto didascalico e prediligo l’autoritratto, sia nella fotografia che nella performance. Mi piacciono i neon, i drappeggi e i colori accesi, tutto ciò che è visivamente potente.

INTERESSI
– Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Ho suonato per nove anni il sassofono contralto e tenore nella banda del mio paese – in famiglia siamo tutti musicisti, quindi era quasi un obbligo. Ascolto di tutto, dalla trap più “indecente” a Mina, Lana Del Rey, Maria Antonietta, Myss Keta, Gabry Ponte, Loredana Bertè e i Baustelle. Sono un bimbo di Lana Del Rey, ma con la testa a un concerto della Bertè.
– Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Les Amours imaginaires di Xavier Dolan. Amo il modo in cui racconta il triangolo amoroso e la sinestesia delle immagini. Dolan è un regista e attore che riesce a toccare corde visive ed emotive con una potenza rara. Per l’animazione, direi Ratatouille: c’è qualcosa di poetico nel modo in cui Remy, un topo “schizzinoso” in mezzo a una mandria di ratti, cammina su due zampe e cucina. È la pecora nera, e per questo mi ci ritrovo.
– Qual è la forma d’arte che preferisci? C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Amo il dadaismo e le performance provocatorie, quelle glitterate, surreali. Artisti “strambi” che osano, che fanno cose pazze. Una grande fonte di ispirazione per me è Cindy Sherman: la sua capacità di trasformarsi e raccontare attraverso il corpo e l’immagine è potentissima.

LAVORO
– Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
All’inizio ero molto focalizzato sulla fotografia, pensavo fosse la mia unica strada. Poi, durante l’Accademia, ho scoperto la videoarte e la performance, e mi si è aperto un mondo. Brera mi ha dato l’opportunità di sperimentare, di capire che non dovevo limitarmi a un solo mezzo espressivo.
– Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivato?
Le idee nascono da esperienze vissute, da intuizioni o da riflessioni personali. Per esempio, la mia performance di tesi è nata come omaggio a Cicciolina, ispirata al suo programma radiofonico. Spesso i riferimenti sono pop, culturali o biografici.
– Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Sdoppiamento. Quando creo, sento una netta separazione tra Fabio Samela e i miei alter ego artistici. Sul palco sono Egon P. Staller, e quando sono di fronte alla fotocamera divento Fab(b)io. Questo sdoppiamento mi consente di esplorare identità diverse senza perdermi.

– Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Sentivo necessario andare oltre, uscire dagli schemi. Non avevo un’idea precisa all’inizio, ma avevo urgenza di rompere con le convenzioni.
– Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi?
Sì, spesso. A volte è frustrante, ma mi ha insegnato ad avere pazienza. Alcuni materiali, alcune ispirazioni arrivano quando vogliono loro.
– Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Like alla storia. È il mio lavoro più forte, una pietra miliare. Fa ridere ma poi ti lascia qualcosa di profondo. Funziona sempre, ovunque.

– Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Dipende. Per la fotografia, parto spesso da una frase, da un pensiero. Per i video e le performance, invece, tutto nasce da suggestioni visive, riferimenti musicali o culturali, o da un’urgenza di comunicare qualcosa.
– Hai fatto un percorso all’Accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato?
Studiare a Brera mi ha permesso di non chiudermi in un’unica strada. Le Nuove Tecnologie dell’Arte mi hanno dato l’opportunità di esplorare diverse sfaccettature di me. Mi definisco poliedrico e tendo a muovermi su più piani creativi contemporaneamente. È stato un percorso formativo importante, anche se non sempre semplice.

– Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? Quale sarebbe il loro significato?
Nelle foto i titoli prendono “in prestito” quello che scrivo al di sopra. Per quanto riguarda i video e le performance, alle volte vanno di pari passo con l’idea, altre volte sono solo una cornice al loro contenuto. Spesso evocano un immaginario, mentre altre volte sono totalmente distanti da ciò che effettivamente si vede. Mi piace confondere.
– Quand’è che senti che il lavoro è finito?
Quando ne sento la nausea. Significa che ho sviscerato per bene il significato della sua nascita. Ho così un peso in meno.
– Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?
Quelli a cui non ho ancora avuto modo di pensare per far spazio alle mie esigenze attuali, probabilmente.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
– I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
All’inizio mi piaceva molto condividere, avevo una community e ricevevo tanti riscontri. Ma col tempo ho sentito la pressione di “essere presente” per l’algoritmo, più che per me stesso. Ora cerco di essere più onesto: pubblico quando sento che ho qualcosa da dire, non per forza ogni settimana. Voglio fare arte perché ne sento il bisogno, non per alimentare un algoritmo.
– Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Milano è stato uno shock culturale, ma anche una liberazione. Venendo da un piccolo paese, avevo bisogno di scappare e Milano mi ha dato quella spinta. Qui ho partecipato a mostre, progetti queer, conosciuto realtà come Toilet Club o il Gender Project. Mi ha cambiato e mi ha fatto capire che c’è un mondo oltre quello da cui vengo.

– Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e progetti?
Sto cercando di rinnovare il mio linguaggio fotografico, forse cambierò approccio visivo pur mantenendo certe caratteristiche, come le scritte. Insieme a una mia amica ho fondato La Brava, un network e un’idea di spettacolo non convenzionale in cui portiamo sul palco performer di rappresentanza sex working creando così uno spazio safe e di sensibilizzazione.
– Cosa significa per te essere artisti oggi? Significa affrontare molte contraddizioni. Devi essere vero, ma anche visibile. Devi sapere con chi parli, cosa dici, come lo dici. L’arte oggi è anche responsabilità: sociale, politica, personale.
– Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Sì! Emma Tony Pupello, Miriam Pilia e Angelica Russo.
Ringraziamo Fabio Samela per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram
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