Grazia Bivona è una giovane artista di origini siciliane, trasferitasi a Milano per studiare Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. I suoi progetti artistici nascono sempre dalla necessità di esprimere un sentimento difficile da articolare a parole: l’obiettivo dell’artista è far si che chi osserva i suoi lavori si senta come lei nel momento dello scatto, entrando in relazione con lei e le sue emozioni.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Ciao a tutt*, sono Grazia Bivona e sono nata a Catania nel 1999. Ho frequentato il Liceo Linguistico e successivamente mi sono iscritta al triennio di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Catania. Dopo la laurea mi sono trasferita a Milano e ho iniziato a frequentare il biennio di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
-Di cosa ti occupi?
In questo momento mi occupo principalmente di mostrare all’osservatore parti di realtà tramite la fotografia e nel tempo libero mi piace anche dipingere.

INTERESSI
-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Mi piace molto la musica, è una delle arti che più mi rilassa e mi stimola. Ascolto prevalentemente indie, elettronica e techno. I miei cantanti preferiti sono Calcutta e Cosmo, mentre gruppi ne direi troppi diversi fra loro.
-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
“Irreversiblè” di Gaspar Noè (2002).
-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc.) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Sicuramente le mostre di fotografia e pittura, ma anche il cinema mi piace molto.
In questo momento non mi viene in mente nessun artista in particolare, mi sto lasciando attraversare da tutti gli artisti che ci mostrano in Accademia o dai miei stessi colleghi che frequentano l’Accademia.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?
Forse l’esatto momento in cui torniamo a casa dopo aver trascorso una giornata faticosa e piena di impegni.
LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Il mio interesse nasce dall’urgenza interiore di esprimere le emozioni che non riesco a buttar fuori. Non sono molto brava con le parole quindi ho sentito la necessità di trovare un modo con cui riuscire ad esprimermi al meglio.
-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata?
In realtà già in terza media volevo iscrivermi al Liceo artistico, ma non ero molto brava nel disegno, anzi non ero brava per niente, quindi ho lasciato perdere ed ho optato per il Liceo linguistico. Dopo il Liceo l’idea della fotografia si è catapultata nella mia mente in un pomeriggio qualunque mentre ero in giro con le mie amiche: in quel momento ho sentito il bisogno di fotografare il luogo in cui eravamo. Qualcosa quel giorno si è smossa dentro di me e mi ha spinta a riflettere.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Creatività, l’esatto momento in cui capisco cosa voglio realizzare dopo averci pensato a vuoto all’infinito.
-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Per me era necessario far vedere al mondo la mia visione delle cose, trovare almeno qualcuno che osservasse la mia fotografia e provasse le stesse emozioni che avevo provato io nel momento in cui l’avevo scattata. Volevo buttare fuori il mio stato d’animo e trovare qualcuno che lo condividesse.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Prima di iniziare a lavorare penso molto all’idea che voglio realizzare e all’emozione che voglio esprimere e trasmettere. Di base l’idea rimane la stessa anche durante il lavoro ma può capitare di dover cambiare qualcosa strada facendo.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
Il titolo per me serve a riassumere l’essenza del lavoro realizzato per questo motivo lo assegno sempre alla fine, dopo aver revisionato il lavoro molte volte.
-Quale sarebbe il loro significato?
Sicuramente il loro ruolo ha significato quando riesce a riassumere il progetto, altrimenti si può anche farne a meno.
-Quand’è che senti che il lavoro è finito?
Il lavoro è finito quando sono realmente soddisfatta del lavoro realizzato e quando quest’ultimo si avvicina maggiormente all’idea che avevo pensato.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi?
Si, mi è capitato molte volte con la macchina fotografica analogica che finissero le pellicole o che si scaricasse la piccola pila che serviva a far funzionare l’esposimetro.
-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Il lavoro realizzato secondo un forte interesse di base, un’urgenza.
-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
Principalmente parto da una sensazione che percepisco all’interno del mio corpo e della mia mente. Dopo averla riconosciuta provo a darle un nome e cerco di capire come esprimerla e trasformarla in un’idea.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Se c’è una cosa che mi ha lasciato l’Accademia di Belle Arti è sicuramente la condivisione con gli altri artisti. Ogni persona che ho conosciuto dentro le accademie di Catania e Milano ha condiviso con me la sua arte, la sua storia e il suo mondo. L’Accademia prima di essere istruzione è la casa degli artisti.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Il mio lavoro più apprezzato combacia con quello che preferisco: “Sotto la pelle”.
“Sotto la pelle” è un progetto nato dall’esigenza di dar voce ai disturbi del comportamento alimentare che da tempo parlavano alla mia mente e al mio corpo. Lo scopo del progetto è quello di sensibilizzare la società affinché i disturbi alimentari non siano più un tabù ma riconosciuti ed affrontati.
INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
Penso che i social ad oggi siano il modo più veloce ed accessibile per divulgare la nostra arte e ricevere dei riscontri che ci permettano di migliorare il nostro lavoro ed empatizzare meglio con l’altro. Penso che favoriscano uno scambio tra noi artisti e ci permettano di mostrare il nostro “portfolio” a chi è interessato in maniera professionale.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Da Siciliana che vive con 300 giorni di sole l’anno diciamo che non è stato semplice. Milano mi ha fatto scoprire cose di me che neanche conoscevo, tipo l’essere meteoropatica. Trasferirsi in pieno inverno non è stato semplice e mi ha anche trascinata in un periodo di apatia in cui non riuscivo a produrre arte. Con l’arrivo della primavera mi sono ricreduta e ho iniziato ad apprezzare Milano per quello che è per quello che gentilmente ci offre ogni giorno.
-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
Ultimamente sto concretizzando un lavoro realizzato in collaborazione con Joan Fontcuberta che abbiamo iniziato durante il workshop che ha svolto con noi in Accademia.
Il mio obiettivo è senza dubbio quello di continuare a produrre arte e di riuscire a mostrarla al pubblico tramite gallerie e mostre organizzate.
-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscita a realizzare?
Ho in mente da un po’ di tempo di realizzare un progetto qui a Milano, ma sto cercando ancora i posti giusti per realizzarlo.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Essere artisti oggi è sicuramente molto difficile, sia perché non è semplice realizzare qualcosa di innovativo, sia perché in Italia l’arte non è ancora riconosciuta e valorizzata come dovrebbe.
-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Thea Moretti, Alice Muratore, Elisa Borra.
Ringraziamo Grazia Bivona per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.
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