Maria Corti

Il segno grafico di Maria Corti ci svela il suo mondo interiore, i suoi pensieri più profondi. Il disegno e la scrittura sono i protagonisti del suo percorso artistico: ogni segno crea una parola e ogni parola crea un disegno. La natura è la fonte d’ispirazione primaria per Maria, una natura che modella e che ci mostra attraverso un segno deciso ed elegante.

Maria Corti.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Sono Maria, ho 27 anni e vengo da Varese.

-Di cosa ti occupi?

Mi occupo di arti visive, soprattutto disegno e poesia visiva, ma spesso sperimento anche con pastelli a olio e cucito.

Maria Corti, dalla serie “Diari”, 14 x 20,5 cm, pastelli ad olio e inchiostro su carta, 2023.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito? Qual è il tuo brano preferito?

La musica è una costante fissa che accompagna quasi ogni momento della mia giornata. Apprezzo ogni genere, spazio da un estremo all’altro a seconda del mood e delle attività del momento; dal punk rock all’opera lirica, per quanto possa sembrare paradossale o assurdo. Non ho preferenze fisse, ma affezioni del periodo.

–Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Purtroppo non ho mai sviluppato una grande conoscenza cinematografica. Mi riprometto sempre di provarci, ma poi non lo faccio…

-Se dovessi identificarti in un libro quale sarebbe?

“Una stagione all’inferno” di Arthur Rimbaud.

Maria Corti, dalla serie “Sauvage”, 14,8 x 21 cm, inchiostro su carta, 2025.

-C’è qualche forma espressiva che preferisci? (da andare a vedere/a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc.)

Ho un debole per la pittura, infatti ho scelto questo indirizzo in accademia, però apprezzo moltissimo anche la scultura. Studiando fotografia ho scoperto tante sfumature di questa che inizialmente tenevo a non considerare, ma che ora reputo interessanti: non è una tecnica che conosco e so usare bene però mi affascina.

-C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Io ho un forte legame con i lavori di Sisley, Pisarro, Schiele, Viola e Kiefer. In tutti loro trovo qualcosa a me affine che mi ispira sempre nei miei lavori.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Apprezzo molto quel momento della tarda sera e inizio notte, quando le persone intorno a me dormono e io sono ancora sveglia. In quei momenti rifletto tanto, in silenzio, e tendo a rielaborare con il disegno e la scrittura i miei pensieri e le mie emozioni.

Maria Corti, dalla serie “pages perdues”, 15 x 21 cm, inchiostro su carta, 2024.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dove l’arte è sempre stata apprezzata e considerata. Diciamo che è stato un elemento che c’è sempre stato e che mi ha accompagnato nella crescita, quindi ad un certo punto l’arte è diventata la scelta più coerente con la mia persona.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Un misto tra evasione dalla realtà e una riuscita trascrizione astratta del mio pensiero.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?

Tendenzialmente sì; sono molto istintiva, quindi non ho la pazienza di progettare il lavoro con bozzetti, faccio subito quello definitivo. Il che mi impone la condizione del “buona la prima”, ossia che il disegno o è venuto come volevo e mi piace davvero tanto, o lo butto.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro ? Quale sarebbe il loro significato?

Faccio molta fatica ad assegnare un titolo ai miei lavori. Più che altro io creo delle serie a cui appartengono più lavori senza titolo. Queste serie hanno un filo conduttore che unisce tra loro i vari lavori: a volte possono essere accomunati da elementi evidenti, in alcune c’è il colore e in alcune no, altre volte indicano differenze più sottili (ad esempio la differenza fra “Diari” e “pages pedues”, cioè l’origine di ciò che è scritto nel disegno).

Maria Corti, dalla serie ” Diari”, 70 x 120 cm, inchiostro su tela, 2023.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Dal punto di vista del significato lo reputo concluso nel momento in cui sento di aver espresso tutto quello che avevo da dire. Dopodiché cerco di compensare l’armonia dei chiaro-scuro trovando un equilibrio.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Purtroppo io devo fermarmi costantemente: è pressoché impossibile che io termini un lavoro in una volta sola, non tanto per il materiale, quello cerco di procurarmelo prima di iniziare, ma perché non sempre ho abbastanza tempo di fila per lavorare bene e con calma.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Io rielaboro molto le sensazioni e i miei pensieri: nella mia testa si intrecciano e si sovrappongono, e li immagino come una danza silenziosa tra luci e ombre, come la luce riflessa sull’acqua o i rami di un albero che si muovono al vento. Sono tendenzialmente queste le figure che poi disegno, opere dove il segno grafico è parola scritta e intrecciata.

Altre volte uso il filo, che indica momenti di turbamento sotto forma di cicatrice e battito cardiaco, un elemento più disturbante e incisivo.

Maria Corti, dalla serie “Sauvage”, 42 x 29,7 cm, matita e pastelli a cera su carta, 2025.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Dell’accademia porto nel cuore soprattutto il biennio di pittura, dove ho avuto la fortuna di circondarmi di persone stimolanti che mi hanno insegnato tanto. Le cose che mi hanno aiutata di più sono state quelle che in un primo momento non capivo; ad esempio un professore che consiglia un libro che apparentemente è incoerente con la pittura, ma che insegna ad utilizzare le cose che impari per “modellarle” a tua necessità. È più un modo di come si impara a gestire ogni cosa con cui si entra in rapporto, con rispetto e curiosità, incentrandosi su quello che ci interessa ma senza precludere nulla. Quando questo meccanismo scatta nella tua mente dici “ora capisco il perché di quel libro e quel discorso”.

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Cerco di utilizzare i social senza esagerare per non farmi condizionare troppo da ciò che vedo: come condivisione del mio lavoro ci sto provando, ma ho ancora strada da fare. Credo possano essere un mezzo interessante per conoscere realtà nuove e avere visibilità, ma tante volte è difficile capire bene un lavoro solo dal profilo social.

-Sei stata a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano è un ottimo punto di partenza per conoscere gallerie e nuove tendenze artistiche. Io vivo la mia quotidianità in un luogo più tranquillo, dove posso ritagliarmi dei momenti di quiete e solitudine, dove osservo la natura che è la prima fonte di ispirazione per i miei disegni.

Maria Corti, dalla serie “Sauvage”, inchiostro e pastelli ad olio su carta, 2025.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti? Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Mi piacerebbe avere più tempo per disegnare così da migliorare sempre. Vorrei anche incrementare l’utilizzo di nuove tecniche, come la pittura ad olio o approcciarmi al mondo della fotografia. Come poetica credo che resterò sempre coerente a quella che sto portando avanti, e il risultato finale vorrei fosse sempre elegante. Infine vorrei riuscire a far conoscere maggiormente il mio lavoro, trovare il luogo e le condizioni migliori per farlo.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Essere artisti oggi vuol dire avere il coraggio di esprimere la propria sensibilità e di mostrare al mondo parte di sé. Volere mettere in comunicazione le parti più profonde delle persone mostrando bellezza e pensiero.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Ne indico quattro: Arianna Pessina, Giulia Papetti, Andrea Perazzoli e Michele Maria Canditone.


Ringraziamo Maria per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.

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