Alice Mattarozzi, giovane autrice di Cremona, studia scultura all’Accademia di Brera. La sua pratica nasce dal bisogno di esprimere idee e emozioni attraverso la materia. Progetta con cura le sue opere che mirano a superare i limiti visivi e concettuali, invitando lo spettatore a esplorare nuove prospettive e interrogarsi sul reale.

PRESENTAZIONE
-Allora…raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei e quanti anni hai. Di cosa ti occupi?
Mi chiamo Alice Mattarozzi, sono nata a Cremona, ho 22 anni. Attualmente studio scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera.
INTERESSI
-Qual è la forma d’arte che preferisci (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..)? C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
La forma d’arte che preferisco é la scultura ma non solo, anzi, apprezzo molto quando le opere interagiscono bene con lo spazio e chi le visiona.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Il mio interesse per la ricerca artistica si é sviluppato molto naturalmente diciamo, man mano negli anni si é sempre amplificata l’esigenza di creare un qualcosa che esprimesse una mia idea dalla critica ad un parere o semplicemente una forma, questo ha portato sempre di più a trasformare gli stimoli/input esterni in una rielaborazione fisica che diventasse poi scultura e non solo.
-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Quando lavoro é come se respirassi proprio perché il procedimento mi da leggerezza come se uscisse da me diventando materia quindi é una vera e propria sensazione di piacere e liberazione, anche perché quando non riesco a realizzare un qualcosa per svariati
motivi mi sento appesantita.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Ci ho messo un po’ a trovare un filone conduttore dei miei lavori anche perché bisogna sperimentare per capire dove si vuol approfondire ed ho capito che la mia necessità era quella di presentare una realtà nuova, che sembra banale detto così ma è proprio l’andare oltre le immagini già presentate e create dall’uomo con tutti i limiti del caso, i limiti dello spazio, della funzione dell’oggetto dei materiali, creare un qualcosa che possa dare modo a chi osserva di pensare oltre la percezione a cui siamo abituati, lasciarsi trasportare verso luoghi sconosciuti e liberi ma che siano anche criticità.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?
Le mie idee sono sempre progettate e disegnate svariate volte sul mini taccuino che mi porto in giro, con misure ed ipotetiche varianti, non riesco a farmi guidare una volta che metto le mani sul materiale, devo avere un’idea definita anche per evitare sprechi o perdite di tempo, poi ovviamente possono esserci variazioni in corso d’opera.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
I titoli vengono dopo, come se una volta nati i miei lavori dovessero avere un nome, osservandoli.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
É difficile definire un lavoro che funziona di più rispetto ad un altro proprio perché purtroppo nel sistema dell’arte attuale dipende molto dal fruitore e personalmente credo che stiamo perdendo l’essenza del percepire un’opera comprendendola.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Il percorso all’accademia é stato ed é tuttora tortuoso, diciamo che il passaggio dal liceo all’accademia é un vero e proprio schiaffo, perché ci si ritrova piccoli in una realtà di opportunità e confronto vastissimo, l’importante é prendere il più possibile ma soprattutto non lasciarsi sopraffare, cosa che spesso mi capita.
INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
Il doversi fare vedere lo vivo in modo molto ansioso perché é come se non facessi abbastanza per condividere i miei lavori e trovare il mio posto diciamo, nonostante stia a cercare h24 opportunità e crei sempre contenuti da condividere, proprio perché i social fanno diventare tutto accessibile quindi in questo settore diventa fondamentale avere tutto pronto : foto, spiegazioni, portfolio ecc…
Quindi non ci si ferma solo alla realizzazione dell’opera anzi diventa quasi più importante doverla presentare bene.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Per me l’essere artista ha perso significato come etichetta in sé, infatti spesso viene usato questo termine con una leggera ironia sotto, ma comunque mi reputo più una persona che sta ricercando, perché il mezzo che utilizzo é l’arte poi nello specifico la scultura, ma quello che produco vorrei che fosse percepito come un nuovo linguaggio che non é espresso a parole ma con simboli ed immagini.
-Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e progetti?
Il mio obiettivo é di evolvermi in modo da poter circolare meglio nel mondo artistico potendo continuare a fare ciò che mi libera. Reputo l’arte uno dei mezzi più significativi per comunicare proprio perché in un certo senso è come se obbligasse a lasciarsi alle spalle dogmi, tabù stereotipi, qualsiasi cosa che limita perché bisogna osservare, anche se non viene compreso un lavoro, l’importante è che l’immagine si stacchi da quello che è stato creato in modo da suscitare dubbi, domande, perplessità e scontro.
Ringraziamo Alice Mattarozzi per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.
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