Selene Ghiglieri

Selene Ghiglieri è un’artista milanese la cui ricerca nasce dal bisogno di raccontare storie d’amore e di vita, in quella che lei stessa definisce una “sublimazione organizzata delle vite che ha intorno”. Il suo lavoro attraversa quanti più linguaggi possibili, con un’attenzione ai dettagli fragili, alla memoria e alla trasformazione della materia: l’arte diventa così uno spazio di ascolto intimo e di traduzione sensibile delle esperienze vissute.

Selene Ghiglieri.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Mi chiamo Selene Ghiglieri, sono di Milano e sono tornata qui due anni fa’ per terminare gli studi, ma ho vissuto anche a Dublino, Madrid e Firenze. Negli anni scorsi ho cercato di spostarmi molto: sono una grande appassionata di lingue straniere ed ho voluto fare del viaggio un terreno di esperienze da aggiungere alla mia ricerca artistica, che ha seguito le necessità di ogni periodo.

-Di cosa ti occupi?

Quando ero ragazzina mio padre mi regalò una copia dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Mi colpì molto la figura di Minerva Jones, la poetessa del villaggio, le cui ultime parole furono “ero tanto assetata d’amore, ero tanto affamata di vita!”, e di questa storia ne ho fatto una sorta di mantra da applicare alla mia pratica e ricerca: mi occupo di raccogliere e raccontare storie d’amore e di vita con quanti più linguaggi possibili.

Selene Ghiglieri, “Espira”, olio su tela, 18×24 cm, 2025.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Ascolto molta musica anche se spesso rimango ancorata ad alcuni artisti o generi specifici per molto tempo prima di lasciarli e lasciarmi stupire da nuovi. Al momento preferisco ascoltare musica instrumentale: mentre scrivo queste righe mi accompagna la colonna sonora del film “Only Lovers Left Alive”.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

“Picnic ad Hanging Rock” di Peter Weir, del 1975. La delicatezza delle composizioni e dei soggetti e paesaggi ripresi lo rendono uno dei miei film preferiti.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Non ho una forma d’arte preferita rispetto alle altre, cerco di esplorare ogni linguaggio e sensibilità. Le artiste che mi hanno influenzato maggiormente sono Louise Bourgeois, Eva Hesse e Maria Lai.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

A volte mi sveglio verso le cinque del mattino senza un motivo preciso: non è del tutto notte né del tutto giorno, un limbo piacevole, penso sia il mio momento preferito della giornata.

Selene Ghiglieri, “Light transfer II”, tecnica mista su tela, 18×24 cm, 2025.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Sono stata avvicinata al disegno ed a realizzare oggetti come gioco sin da che ero bambina. Attraverso le scuole e l’Accademia mi sono avvicinata di più all’arte come ricerca e pratica. Era una necessità di racconto che negli anni si è trasformata in corpo.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

Ho sempre sperimentato con molti materiali, mi interessano i “dettagli delicati che rimangono” e la rivisitazione di immaginari già esistenti, da questo cerco di dare forma all’idea o impulso che sento.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Di solito è un senso di connessione, forse armonia.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Sento il bisogno frenetico di raccontare cosa vedo: penso che i miei lavori siano la ricerca di sublimazione organizzata delle vite che ho intorno.

Selene Ghiglieri, “Come look closer II”, olio su tela, 24×30 cm, 2025.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Prendo appunti di tutte le idee, visioni o pensieri che ho prevedendo che possano variare e che negli anni potrebbero tornare utili. Cerco di mantenere l’idea di partenza, ma spesso modifico il processo e prendo nota del nuovo “errore” se funziona.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Ambe: a volte segno frasi che mi interessano ed in maniera naturale le collego a lavori nuovi, a volte me lo suggerisce il lavoro finito.

-Quale sarebbe il loro significato?

In alcuni casi il significato specifico mi arriva dopo aver terminato il lavoro.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Quando non ho più bisogno di tenerlo vicino, se sento di non doverlo più guardare lo considero finito.

Selene Ghiglieri, “Love monologues”, tecnica mista su tela, 18×24 cm, 2025.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi?

Quando succede cerco la maniera più rapida per sostituire il materiale che non ho, o passo ad un altro lavoro.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Al momento sono contenta degli ibridi fotografici e della serie degli oggetti ricuciti, sia per la preziosità dei materiali usati e sia per le dimensioni ridotte.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Parto spesso da impulsi e visioni che trasformo in oggetti palpabili e visibili collettivamente.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Mi piacerebbe scoprirlo più avanti negli anni.

Selene Ghiglieri, “Obsessive thought”, dittico, olio su cartonato di 20×30 cm, 2025.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Cerco di mantenere un buon bilanciamento nel modo più sano che riesco, a volte sento che partecipare troppo sui social mi blocchi dal vivere genuinamente quello che faccio, ma ne riconosco l’importanza e i benefici.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Sono nata qui, Milano è la mia matrice, ma ho raccolto piccoli pezzi da ogni luogo in cui ho vissuto o viaggiato.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Vorrei sperimentare di più con lo spazio e la fotografia.

Selene Ghiglieri, “Studi di corpi tratti da magazine erotici III”, serie, tecnica mista su carta, 2025.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ho molti bozzetti di lavori a tecnica mista di piccolo formato mai realizzate, ma arriverà il loro momento di esistere.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

L’artista è guardiano di una sensibilità preziosa con cui ascoltare e raccontare il mondo: il suo ruolo è di proteggerla e tramandarla.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Ho conosciuto tantissimi artisti di cui ho grande stima, tra chi ho avuto il piacere di vivere da vicino ci sono Gaia Russo, Massimiliano Ricci e Silvia Bandera.


Ringraziamo Selene Ghiglieri per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.

Scopri altri artisti emergenti sulla nostra rivista Venticento Art Magazine.