Fiamma Diletta Cremonese

Fiamma Diletta Cremonese descrive l’atto creativo come una danza necessaria, capace di trasformare il brusio dei pensieri in una musica sublime. Attraverso la pittura, l’artista indaga le dinamiche sottili della realtà, muovendosi lungo il leggero velo che separa il finito dall’infinito. La sua ricerca è un’investigazione profonda sull’essere umano e sulle leggi della natura, volta a spogliare il mondo dal superfluo per ritrovare l’essenziale e l’armonia dell’universo.

Fiamma Diletta Cremonese.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?Di cosa ti occupi?

Mi chiamo Fiamma Diletta Cremonese, vivo e lavoro a Milano. Sono nata nel 2002 a Bassano del Grappa, una piccola cittadina vicino a Venezia dove ho vissuto la prima parte della mia vita. 

Sono profondamente curiosa e mi interesso a tutto ciò che plasma il mondo in cui viviamo; non riesco a non approfondire e comprendere. La mia mente spesso non si accontenta di dati o nozioni, ma vuole capire il perché qualcosa funzioni in un determinato modo. 

Nei miei quadri, le dinamiche sottili della realtà sono al centro della mia ricerca. Appartengo a una famiglia culturalmente e spiritualmente molto varia che mi ha mostrato visioni del mondo differenti; pertanto, le diverse prospettive sono da sempre oggetto del mio interesse. 

L’arte ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita, ancor più l’atto stesso del creare: non ho mai potuto farne a meno. È l’attimo in cui i pensieri, da un brusio confuso e fastidioso, cominciano a danzare sublimamente. Tormento e piacere al tempo stesso. Il brusio diventa musica e tutto danza. Per far sì che l’orchestra continui a suonare, il direttore (il creare) non può fermarsi.

Fiamma Diletta Cremonese, "What are you running from?", olio su tela, 100x100 cm, 2025.
Fiamma Diletta Cremonese, “What are you running from?”, olio su tela, 100×100 cm, 2025.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Amo la musica. Non ho un genere preferito, ma mi affeziono a canzoni che mi fanno muovere lo spirito e mi parlano di verità in cui trovo pace in quel momento. Nell’atto di creare il mio approccio alla musica è molto duale: a volte è una culla, altre volte preferisco il silenzio.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

“Demolition” di Jean-Marc Vallèe è un ritratto perfetto di come, tramite il dolore e la perdita della razionalità, si riesca a trovare il vero senso della vita; smontare tutto per arrivare all’essenziale: la forza che muove l’esistenza.

Fiamma Diletta Cremonese, "Una partita a scacchi", olio su tela, 120x80 cm, 2025.
Fiamma Diletta Cremonese, “Una partita a scacchi”, olio su tela, 120×80 cm, 2025.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Dell’arte amo tutte le sue forme, ogni modalità di espressione. Ognuna ha il suo modo di catturare, comunicare e affascinare.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Amo il tramonto, riflessione sulla giornata appena trascorsa. La natura, con i suoi colori e con le sue leggi perfette, mi fa percepire il senso dell’universo: bellezza e armonia che commuovono l’anima.

Fiamma Diletta Cremonese, "Attesa", olio su tela, 50x100 cm, 2026.
Fiamma Diletta Cremonese, “Attesa”, olio su tela, 50×100 cm, 2026.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

La mia ricerca nasce dall’amore per il creare. “Cosa voglio comunicare?”: questa è la domanda che ho acceso dentro di me e che non si spegne più.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

L’essere umano e le sue dinamiche in questa dimensione del “reale” sono sempre stati per me temi di investigazione, il leggero velo tra finito e infinito.

Fiamma Diletta Cremonese, "Radici", olio su tela, 120x80 cm, 2025.
Fiamma Diletta Cremonese, “Radici”, olio su tela, 120×80 cm, 2025.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Unione con il tutto. 

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

A volte parto da un’idea preesistente e le rimango fedele, altre volte l’idea muta. Succede che il quadro su cui sto lavorando mi mostra verità nuove, più vere, e non posso fare altro che seguirle. 

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Il mio approccio al lavoro è estremamente mutevole. Spesso non ho una direzione e, solo una volta concluso il quadro, ne capisco il significato, a volte passano anni.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

Dipende.

-Quale sarebbe il loro significato?

A volte aiutano a capire il messaggio. 

Fiamma Diletta Cremonese, "Untitled", olio su tela, 120x90 cm, 2025.
Fiamma Diletta Cremonese, “Untitled”, olio su tela, 120×90 cm, 2025.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Capire quando un quadro è concluso è come un istinto: lo sento e basta.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Talvolta accade di lasciare un quadro incompiuto per molto tempo e tornarci in seguito; allora, finalmente, lo capisco e concludo. 

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Sono molto libera nel creare. Durante il lavoro mi capita spesso di fermarmi e distogliere lo sguardo. Quando torno sull’opera vedo altre cose: alcune compaiono, altre svaniscono e l’equilibrio generale è mutato.

Fiamma Diletta Cremonese, "Il nostro gioco", olio su tela, 70x50 cm, 2026.
Fiamma Diletta Cremonese, “Il nostro gioco”, olio su tela, 70×50 cm, 2026.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Amicizie stimolanti. 

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Non ho un quadro preferito; come con la musica, si alternano in base alle verità del mio presente. Nonostante questo, mi sento più empaticamente vicina ad alcuni lavori per quello che hanno rappresentato in quel periodo della mia vita e per le verità che mi hanno svelato.

Fiamma Diletta Cremonese, "Stillines (of heart)", olio su tela, 100x100 cm, 2026.
Fiamma Diletta Cremonese, “Stillines (of heart)”, olio su tela, 100×100 cm, 2026.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

È una domanda che mi pongo spesso: io in relazione con il mondo. Chi sono e chi sembro; chi sono e chi mostro di essere. Penso sia un tema molto interessante in questo periodo, che coinvolge un po’ tutti (o quasi).  Sono una persona in continuo cambiamento e, di conseguenza, cambia anche il mio rapporto con i social. Li riconosco come strumenti utili, soprattutto oggi, per il lavoro artistico: li uso e fanno parte del sistema in cui vivo. 

A volte però sento il bisogno di allontanarmene, poiché influenzano lo sguardo, introducono rumore e spostano l’attenzione. Quando lavoro, ho bisogno di proteggere la mia visione.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano, come ogni altra città che ho avuto la possibilità di conoscere, mi insegna molto. Mi sono trasferita a diciannove anni e il passaggio dalla piccola cittadina alla metropoli è stato molto stimolante. Amo la continua novità, la possibilità di scoprire cose nuove e di accrescere la mia persona.

Fiamma Diletta Cremonese, "From chaos to peace", olio su tela, 100x70 cm, 2026.
Fiamma Diletta Cremonese, “From chaos to peace”, olio su tela, 100×70 cm, 2026.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Il mio obiettivo è continuare questa bellissima ricerca di me stessa, del prossimo, del mondo e dell’infinito, condividendo le mie esplorazioni. Vorrei aiutare chi si sente come me ad alleggerirsi, a lasciare andare, a vivere.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti oggi, come mille anni fa, nasce da una pulsione interna che non si decide. È un approccio al mondo, una modalità di guardare la realtà, un modo di essere.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Tre artisti che stimo molto sono: Martina Licalsi, per il suo modo di percepire la realtà (abbiamo visioni molto diverse e i nostri scambi sono produttivi proprio grazie a questo); Massimo Pugliese, per la sua attenzione allo sguardo; e Davide Mastrolia, per l’uso sublime del colore.


Ringraziamo Fiamma Diletta Cremonese per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.

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