Nico Crisanti

Per questo artista la pittura è prima di tutto un modo di esperire il mondo. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, costruisce il proprio lavoro partendo da sensazioni, emozioni e vissuti che prendono forma lentamente sulla tela, senza un progetto prestabilito. Rifiuta l’idea di un’originalità costruita e preferisce una ricerca onesta, capace di andare oltre se stessi. Le sue opere vivono nell’equilibrio instabile tra forma e contenuto, lasciando spazio all’immaginazione dello spettatore e trasformando ogni dipinto in un invito a guardare oltre ciò che appare.

Nico Crisanti.

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Sono Nico Crisanti, nasco nel 1988 in un paese di provincia che si dà arie di grande città, Merate, da genitori emigrati dal centro Italia in un tempo in cui i migranti in Italia erano gli italiani stessi. Non mi diverto, scappo via dall’Italia giovane, 22 anni, sulla via del nomadismo, della conoscenza di altri umani, altri retaggi. Mi piace scoprire mondi, immaginare quello che non vedo, dipingere quello che esiste nella realtà, oltre la realtà. Più che sapere chi sono, so quello che faccio. Scopro; con i sensi, la mente, il cuore e le mani.

-Di cosa ti occupi?

Mi occupo di scoprire appunto, di studiare, ma per essere più terra terra principalmente di pittura. Parallelamente pratico fotografia analogica, in passato artigianato vario e musica.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito? Qual’e’ il tuo brano preferito?

Mi piace molto la musica e ho gusti molto diversificati. Suonavo il basso in un gruppo rock e ora in particolare ascolto molto rap. I miei amori sono Dj Gruff e i Colle del Fomento e la mia canzone preferita è “Cosi è” di Dj Gruff.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

“Il secondo tragico Fantozzi”. Nessun italiano dovrebbe vivere senza conoscere Paolo Villaggio.

Nico Crisanti, “L’alba”, olio, pigmenti su tela, 100 x 100 cm, 2026.

-Se dovessi identificarti in un libro quale sarebbe?

“On the road” di Jack Kerouac.

-C’è qualche forma espressiva che preferisci: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc.?

Senza dubbio pittura.

-C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Francis Alys.

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

La mattina presto: bere un caffé al nuovo sole sul tavolino di un bar, entrare in studio a lavorare pieno di quella leggerezza feconda che esiste solo alla mattina.

Nico Crisanti, “Il sogno di Nuvolari”, olio, pigmenti su tela, 150 x 125 cm, 2026.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

L’interesse per l’attività artistica nasce prima dei miei ricordi, il classico bambino tranquillo non lo sono mai stato. Ancora prima di riuscire ad impugnare qualcosa per disegnare impilavo pentole, coperchi e cose varie, e quel che non riuscivo a prendere obbligavo mia madre a posizionarlo come e dove volevo io. Mangiavo il mondo con gli occhi e lo avrei fatto 24/7, odiavo dormire.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

Non ho trovato l’idea, e non è nemmeno stata lei a trovarmi. Ce l’ho sempre avuta dentro. Il percorso difficile è stato mettere in equilibrio l’idea, quindi me in fondo, con il mondo.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Penso che ogni momento del lavoro ha delle sue emozioni specifiche. Per me l’ispirazione, il disegno fatto, la scelta della tela, la tela stessa dopo essere stata stretchata sul telaio, l’imprimitura ecc., tutti i microprocessi della creazione di un’opera, fino all’ultimo segno che vi si pratica, hanno dei loro stadi emozionali di coscienza specifici. Qualcuno più bravo di me ha detto che “un artista sa di aver fatto un’opera d’arte quando è contemporaneamente felice, deluso e stanco”. Già qui abbiamo due emozioni in uno stesso momento, immaginiamo durante la creazione dell’opera!

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

Voglio solo andare oltre me stesso, scoprire cose nuove per me. Il confronto con altri artisti è necessario e molto proficuo, ma cercare di fare qualcosa di diverso può diventare una trappola in un mondo che ormai ha tutto. Meglio cercare di andare oltre il proprio conosciuto cercando di farlo bene, dedicandoci tempo e pratica, piuttosto che sbattere la testa contro una meschina e bugiarda originalità. Quella arriva conseguentemente all’onestà della ricerca che intraprendi, quello che pensi, come lo pensi, come lo fai.

Nico Crisanti, “Sotto l’orizzonte è comunque troppo”, olio, pigmenti, pastello secco su tela, 180 x 280 cm, 2025.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Mai. La mia arte è un processo collaborativo tra diverse parti: gli occhi, la coscienza, le mani, la tecnica che sto usando, il supporto e la dimensione. Parte da sensazioni, ispirazioni, anche inconsce, che si trasformano e prendono forma via via, magmaticamente, durante il processo di realizzazione.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? Quale sarebbe il loro significato?

Amo i titoli, perché rappresentano un elemento importante sulla via dell’interpretazione. Che d’altro canto odio, l’interpetazione. Uccide la fantasia, si interpone tra lo spettatore e l’opera, impedendone molte volte la chiara visione e chiudendo i significati per lo più in un pensiero univoco. Mi piacciono infatti i titoli aperti, come le domande che fanno ragionare, che aprono la mente e la coscienza davanti a ciò che si sta guardando. Anche questi vengono dopo, come tante volte capisco solo dopo la fine di cosa sta parlando l’opera.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Prima della fine. E mi fermo prima.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Ogni tanto capita.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

I lavori che funzionano di più credo siano quelli in cui forma e contenuto dell’opera si amano, si odiano, fanno l’amore e poi si lasciano. Sono amici e possono parlare di tutto, ma contemporaneamente sono acerrimi nemici e si fanno la guerra. Quelli insomma che ti lasciano un punto interrogativo (anche piccolo) da qualche parte nell’anima.

Nico Crisanti, “La sigaretta di Phillippe G.”, olio, pigmenti, pastello secco su tela,
40 x 50 cm, 2025.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

I quadri vengono fuori dalla mia vita, dal mio esperire il mondo e gli altri esseri umani; sono sensazioni quindi, emozioni, esperienze da cui nascono le prime visioni e idee che poi si sviluppano e prendono forma lungo la strada.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

L’Accademia di Brera e i suoi professori mi hanno messo davanti la realtà del contemporaneo, mi hanno dato un metodo di visione del mondo di questa arte. Lo descriverei importantissimo per me, ma sarebbe stato poco utile se non fossi stato animato da tanta tanta voglia di portare avanti il percorso anche fuori dall’Accademia. Troppe volte si inizia e finisce lì, senza mettere la testa nel mondo per vedere veramente come funziona nel professionale.

-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?

Immagino un quadro che ha come titolo “Come piangono gli adulti?”. E’ anche quello a cui sono più legato, o che preferisco.

Nico Crisanti, “Come piangono gli adulti?”, olio, pigmenti, pastello secco su tela,
125 x 150 cm, 2025.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Uso Instagram, ma difficilmente lo avrei se non facessi il pittore (lo uso solo professionalmente). Per gli artisti oggi è uno strumento perchè è la prima vetrina in molti casi con cui si interfaccia a te il mondo dell’arte, e viceversa. Una carta da usare e sfruttare, anche per fare ricerca e rimanere informato, con i limiti che ognuno ritiene giusto applicare.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Vivo a Milano, mi sono formato e mi sto formando qui. Penso che sia un ottimo posto per fare carriera in questo mondo, è una città aperta e remunerativa se lavori con tenacia. Chiaramente il posto influisce sui lavori dato che i lavori sono ispirati dalla vita. I colori, le atmosfere, le dinamiche sociali, la natura… tutto, cambia tutto.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Vivere, studiare, conoscere, andare oltre.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Più che non esserci ancora riuscito, direi che non ho ancora realizzato. Ce ne sono tanti, tantissimi!

Nico Crisanti, “Inutile dirtelo”, olio, pigmenti su tela, 173 x 108 cm, 2026.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti oggi…c’è chi dice che gli artisti portino alla luce, indaghino, esplorino il limite tra, ricerchino…come fossimo detective, scienziati, esploratori militari. Oggi è tutto troppo razionalizzato, spiegato, illuminato. Io provo delle emozioni e sento delle cose, ne penso altre; ho dentro una coscienza che vive e ha sicuramente più potere della mia razionalità mentre sono in studio. Il mio essere artista sta forse piuttosto semplicemente nel fare. Esperire, filtrare, fare…e poi vendere. Non dimentichiamoci che c’è anche questo. Tutto il resto è conseguente, compreso il portare qualsiasi valore, idea o qualsivoglia pericolosa bellezza.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Dirne solo tre mi sembrerebbe di fare un torto agli altri bravissimi (molti). Stimo gli artisti che lavorano sodo, sono autentici e credono in ciò che fanno.


Ringraziamo Nico Crisanti per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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