Elisa Benini

Nelle opere della giovane artista Elisa Benini, il vero protagonista è il colore. Dalle sue tele, dai suoi colori emergono paesaggi ed emozioni che ci restituiscono un’esperienza, un’impressione. Studiando le forme, le composizioni e il colore Elisa crea dei dipinti unici e ricchi di significati nascosti.

Elisa Benini.

PRESENTAZIONE

Mi chiamo Elisa Benini, ho 26 anni e provengo da una cittadina vicino Bergamo. Ho vissuto gran parte della mia vita fuori dalla città, fino all’esperienza a Milano all’Accademia di Brera, in cui ho terminato gli studi.

Per me, che ero solita vedere e vivere in una piccola comunità, quest’esperienza mi ha formata molto: è stato un lancio nel vuoto in un ambiente che non avevo mai vissuto da vicino. Un po’ me ne vergognavo, ma ora conosco entrambi i lati di due vite opposte.

INTERESSI

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere? 

I film mi appassionano molto. Se dovessi consigliare una pellicola secondo i miei gusti, direi “Another Year” di Mike Leigh, in cui i drammi familiari vengono raccontati con dolcezza e dolore. Ma “Dancer in the Dark” di Lars von Trier è un film a cui, a distanza di anni, penso ancora.

–Se dovessi identificarti in un libro, quale sarebbe? 

Per me è un po’ difficile identificarmi in un libro, perché ho sempre affrontato la lettura senza pormi particolari domande a riguardo. Nella mia libreria ho molti libri di Yukio Mishima.

Elisa Benini, “Blue Days I”, 70 x 60 cm, olio su tela, 2024.

-C’è qualche forma espressiva che preferisci: fotografia, pittura, scultura,  performance, ecc.? 

Spontaneamente nominerei le arti visive perché il mio lavoro è sempre stato la pittura, ma ammirare altre espressioni artistiche è fondamentale per uscire dai soliti schemi della propria pratica. 

C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Fuori dalla mia finestra ci sono degli uccellini, che cantano in particolari ore del giorno, soprattutto la mattina presto e prima che cali il sole. Mi piace molto sentire che cantano, mi tengono un po’compagnia.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica? 

Il mio interesse nasce da piccolina, ma sono sempre stata attirata dal colore, più che dal disegno. Con il tempo ho imparato che posso disegnare dipingendo e tutt’ora è quello che faccio: principalmente coloro le cose e queste emergono.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o? 

Credo che per arrivare “all’idea” ci voglia molto tempo, ma ho sperimentato tantissimo e così ogni volta capisco che direzioni proseguire.

Elisa Benini, “Iris”, dettaglio, 100 x 40 cm, olio su tela, 2024.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori? 

Credo un’emozione simile al raccoglimento, sia emotivo che fisico.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi  un’idea chiara di quello che bisognava fare? 

Tuttora mi sento di provare continuamente a raggiungere la visione che vorrei ottenere. All’inizio la mia pratica era più inconscia, ma più si concentrano le energie sulla stessa cosa, più questa si trasforma in dimensioni diverse, sempre più consapevoli.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai? 

Tendenzialmente ho un’idea chiara di cosa vorrei ottenere, ed è sempre un’immagine persa, confusa e disgregata. Qualcosa simile alle apparizioni o ai sogni, ed ogni volta cerco di studiare le composizioni, i colori e i segni per avvicinarmi a quella stessa impressione.

Elisa Benini, “Blue Days II”, 70 x 50 cm, olio su tela, 2024.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono  prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? 

Per i titoli cerco sempre di rendere concepibile attraverso la parola l’emozione che vorrei suscitare; non sostituiscono però il lavoro e dunque sono solita ad assegnarli dopo il lavoro compiuto.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito? 

Nel mio caso, devo stare molto attenta a capire quando un quadro è finito. Questo perché ho la capita di dovermi fermare molto prima per capire in che direzione sto andando.

–Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri? 

Secondo me funzionano i più recenti e devo dire che è una cosa positiva: vuol dire che il lavoro è ancora in evoluzione e spero possa prendere forme sempre più mature.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio,  come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa,  degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari. 

Gli anni a Brera sono stati i più intensi e belli in assoluto. Ho conosciuto persone meravigliose con occhi incredibili, che potevano giudicare il mio lavoro creando possibilità e non barriere. Mi hanno fatto capire che quello che facevo non era da scartare; ho trovato grande dolcezza nei momenti di sconforto. Le relazioni sociali mi hanno dato molto supporto per continuare a dipingere e ho capito che le esperienze che si vivono sono importanti quanto lo studio della disciplina.

Elisa Benini, “Per il vento”, 60 x 50 cm, olio su tela, 2026.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO 

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed  essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi  importante per ciò che fai?

Per esperienza ho notato che i social posso essere fonte di belle possibilità, ma non devono essere l’unico incentivo per continuare a creare.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha  un’influenza su di te e su ciò che produci? 

Milano è stata una prova abbastanza dura, nel paradosso, anche solo capire come funziona una metro. Sono molto felice di aver incontrato un luogo così mutevole e sotto certi aspetti veloce, perché era quello che necessitavo, anche se purtroppo, credo che la mia indole mi porti dove la natura copre quasi tutto. Il luogo in cui vivo è una forte componente dei miei lavori; dipingo paesaggi perché ne ho fatto esperienza e sono diventati memoria.

Elisa Benini, “Alza la testa per guardare il cielo”, 80 x 90 cm, olio su tela, 2026.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti? 

Sicuramente proseguirò con la tecnica e lavorerò per avvicinarmi all’idea esatta che sto cercando. Per ogni cosa ci vuole tempo e costanza.

-Cosa significa per te essere artisti oggi? 

L’artista oggi sa penetrare nel presente più di chiunque: serve molto coraggio per correre il rischio di vedere qualcosa in più rispetto al quotidiano, è difficile trattenere troppa sensibilità.

–Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi e ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Certo, vorrei citare quelli che stimo, perché ho visto il loro lavoro evolversi nel tempo: Alice Galizzi, Ludovica Piepoli e Lorenzo Prestera, ma ce ne sono sicuramente molti altri.

Elisa Benini, “Nella Nebbia”, 120 x 100 cm, olio su tela, 2026.

Ringraziamo Elisa per aver risposto alle nostre domande, potete continuarla a seguire sul suo profilo Instagram.

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