Rocco Scorrano

Rocco Scorrano vuole creare il suo sistema d’artista senza per forza entrare nel sistema dell’arte, per farlo non giustifica il suo lavoro quando è finito perché crede che un’arte giustificata sia un’arte senza idea. Il suo punto di ispirazione, infatti, è la ricerca stessa che gli permette di strutturare un pensiero critico.

Rocco Scorrano. Non un artista nel sistema dell’arte.

PRESENTAZIONE

-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Sono Rocco Scorrano, vengo da Pescara, sono un artista e ho 24 anni.

-Di cosa ti occupi?

Prediligo la videoarte e il suono. Mi piace molto sperimentare con le cose che ho “sotto mano”.
Però per esprimere qualcosa al meglio deve per forza prevalere un medium rispetto ad altri, lo scelgo in base alla sua funzionalità in relazione con il significato che voglio dare.
Ora ad esempio mi sto cimentando nella scrittura, per il mio progetto di tesi ho inventato un mio alter ego che parla della società che ha vissuto e delle sue esperienze in collegamento con il mondo e con l’arte.
Voglio creare il mio sistema di artista in base a ciò che voglio esprimere senza per forza entrare nel sistema dell’arte.

Rocco Scorrano, “Disegni in velocità”, raccolta jpeg, 2022.

INTERESSI

-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Sì, mi piace un sacco. Suono anche diversi strumenti, a livello amatoriale ovviamente, non sono un musicista.
Dire un solo cantante o gruppo preferito è davvero difficile, ho influenze di tutti i tipi.

-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Di certo un must per me è “Il favoloso mondo di Amelie”
Lo trovo interessante perché lei in realtà fa tutto per se stessa, cerca il proprio piacere nella vita interessandosi al prossimo. Mi ritrovo molto nel suo personaggio, la trovo genuina.

Rocco Scorrano, “Life in plastic, is fantastic”, movie still, 2025.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Preferisco la video arte per una sorta di libertà di interpretazione.
No, non c’è nessun artista che considero assoluto nè ne ho uno che sia la mia ispirazione. Quando prendo come ispirazione delle opere d’arte non prendo troppo in considerazione l’artista in se, ma ciò che l’opera mi comunica.
Prendo anche ispirazione da ciò che vivo/studio/esperienze ecc…

-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Mi piace molto la notte perché c’è meno confusione e riesco a lasciar andare la giornata appena passata per prepararmi ad una nuova. Mi sento più ispirato, abbandono la razionalità per un po’.

Rocco Scorrano, “Life in plastic, is fantastic”, movie still, 2025.

LAVORO

-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Dalla curiosità di provare e sperimentare e andare oltre me stesso.
Non mi sento di avere una ricerca solida e non credo che una persona così giovane possa averla.

-Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

Non è un’idea, magari è proprio il mio stile di vita.
Se devo pensare al mio punto di ispirazione penso che il fucus sia la ricerca, che mi permette di strutturare un pensiero critico, mi chiedo anche se vale la pena condividerla con la gente. Esorcizzo i pensieri che mi vengono creando cose.

-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

Paura di stare sbagliando o insoddisfazione quando ho finito.
Paura di star sbagliando perché in accademia mi hanno sempre detto che sono eccessivo. Provo a superare il mio limite, ma spesso questo è sopra al limite della società e vengo visto come un criticone o uno che pensa di sapere tutto.

Rocco Scorrano, “Odruch”, movie still, 2025.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?

La voglia di andare oltre, come dicevo. Ho sempre un’idea chiara dell’obiettivo, ma la strada per raggiungerlo non è mai quella di Google Maps, proprio perché la maggior parte delle volte sperimentando devo ingegnarmi per arrivare al risultato atteso.

-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?

Sì. Ho un obiettivo. Ho un’idea ferma. Cerco al contrario di quello che fanno il 90% (mi sbilancio molto) degli artisti o studenti stessi dell’accademia, di non giustificare il mio lavoro quando è finito. Provo a non mettere in mezzo significati che non ci sono ecc. Ovviamente le idee si modificano strada facendo, ma le radici sono ben solide.
Ho notato che gli studenti si ritrovano a creare opere utilizzando le esercitazioni che gli danno i professori, questo li porta ad aggiungere dopo il significato alle loro opere. Le esercitazioni vengono viste come delle opportunità di spicco, secondo me invece dovrebbero essere prese come tali. Un’arte giustificata è un’arte senza idea.

Rocco Scorrano, “Odruch”, movie still, 2025.

-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?

I titoli io non li utilizzerei proprio. Sicuramente aggiungono qualcosa in più, ma \allo stesso modo sottraggono. Li assegno generalmente alla fine o quando è proprio necessario. Cerco comunque di non essere descrittivo o comunque di confondere alle volte.

-Quale sarebbe il loro significato?

Dipende da come si utilizza il titolo.
Non voglio dare una linea guida tramite il titolo, voglio che l’opera trasmetta da sola qualcosa indipendentemente dal suo nome.

-Quand’è che senti che il lavoro è finito?

Per me i lavori potrebbero non finire mai, avere vita propria, potrei finire lo stesso lavoro ogni giorno e comunque il giorno dopo lo potrei modificare, rivedere ecc. Non sono mai soddisfatto appieno. Il lavoro per me finisce quando mi rendo conto che non posso aggiungere più nulla di mio.

Rocco Scorrano, “Snake the crazy G”, movie still, 2024.

-Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finchè non lo trovi?

Sì. Certo come a tutti penso.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Un lavoro sincero.
Un lavoro in cui esprimo qualcosa perché voglio e non perché devo.

-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?

Parto dalle mie esperienze, come dicevo. Ho un’idea e provo a svilupparla, a vedere dove mi porta.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Ci sono stati alti e bassi. Ad oggi penso che l’accademia non sia un posto serio come me lo aspettavo.

Rocco Scorrano, “Ritratti polacchi”, stampa fotografica, 2025.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?

Se devo essere proprio sincero, io dei social me ne frego un po’. Non ci sto “appreso”, non riesco a stare a quella velocità, non fanno per me. Sono importanti, un grande trampolino di lancio, ma a me non importa la fama mondiale ed essere “Zio Paperone” non è nella mia natura.

-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?

Milano mi ha fatto crescere un sacco. Le influenze sono state innumerevoli, catalogarle adesso mi resta difficile. Sì, sicuramente ha un’influenza nei miei confronti e quindi in ciò che produco.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?

Laurearmi entro luglio, fare un master, iniziare a lavorare.

Rocco Scorrano, “Overdose”, video still, 2024.

-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ne ho molti arretrati, sono sempre pieno di cose da fare, i progetti si stratificano e sedimentano, poi li riprendo e a volte li scarto a volte li continuo.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere classificabile nella società.
Purtroppo quando si parla di artista, essendocene stati molti, il pubblico si aspetta un determinato tipo di persona. io credo che essere artista non sia solo una categoria sociale ma in generale espressione personale. Oggi chiunque può essere un artista, nel momento in cui viene riconosciuto come tale. La parola artista è solo una nomenclatura, ma non esprime direttamente ciò che sei.

-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Preferisco non fare nomi, credo sia più interessante scoprirli dal vivo. Fate un giro a San Carpoforo, in cortile magnolia, girate per Brera.



Ringraziamo Rocco Scorrano per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.

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