Alice Muratore

Per Alice Muratore, la sua arte nasce da un’esigenza di riflessione e scoperta, dal bisogno di approfondire tematiche che la coinvolgono a livello personale, emotivo o esistenziale, il tutto attraverso la fotografia, la video-art e la performance-art. Per Alice essere un’artista significa restare in ascolto del presente e agire con consapevolezza custodendo il proprio spazio interiore di libertà.

Alice Muratore.

PRESENTAZIONE

Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?

Mi chiamo Alice Muratore, sono nata a Milano nel 2002 e ho 23 anni. Ho studiato Design della Comunicazione al Politecnico e attualmente sto frequentando il biennio di fotografia all’accademia di Brera.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo principalmente di fotografia, che rappresenta il linguaggio principale della mia ricerca artistica.

Mi piace però sperimentare anche con la performance art, la videoarte e l’installazione creando connessioni tra i diversi media.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2024.

INTERESSI

Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?

Si ma non ho un genere o un artista preferito in assoluto e le mie scelte musicali possono variare in base ai momenti. In questo periodo ascolto principalmente Christine and the Queens, Sinéad O’Connor, Björk. 

Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?

Consiglio alcuni titoli come The Fountain di Darren Aronofsky, Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro, Dove cadono le ombre di Valentina Pedicini, Big Fish di Tim Burton.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2024.

Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?

Non ho una preferenza per una sola forma d’arte, anche se prediligo maggiormente la fotografia e la performance. Mi interessano però soprattutto ricerche artistiche in cui si crea una dimensione transmediale e multisensoriale, dove diversi linguaggi, come fotografia, video, suono, installazione, performance, si intrecciano in modo organico. Per quanto riguarda gli artisti contemporanei, ci sono molti riferimenti che apprezzo, ma non ne ho uno in assoluto.

C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?

Apprezzo di più il momento dopo il tramonto, quando il sole inizia a calare e la luce si fa più tenue, e la sera, quando si cominciano a sentire i suoni degli animali notturni che lentamente prendono vita. Pormi in ascolto di questi suoni naturali mi aiuta a rallentare e a ritrovare equilibrio.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2025.

LAVORO

Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?

Il mio interesse per l’arte si è sviluppato soprattutto durante l’adolescenza e, quando ho deciso di dedicarmi al percorso artistico, ho iniziato a interessarmi alla fotografia, che è diventata il mezzo principale della mia ricerca.

Ho cominciato a frequentare mostre e spazi espositivi, confrontandomi con le opere di altri artisti e ampliando il mio sguardo. Questo processo mi ha portato ad avviare una pratica artistica personale, che continua a evolversi attraverso la sperimentazione e la ricerca.

Recentemente mi sono avvicinata anche alla performance art, che rappresenta un’estensione importante del mio percorso creativo. 

Da dove ti è venuta l’idea e come ci sei arrivata\o?

Le idee per i miei progetti nascono spesso da un’urgenza personale, dal bisogno di approfondire tematiche che mi toccano da vicino o che sento necessarie da esplorare.

Il mio lavoro intreccia tematiche come il legame tra vita e morte, tra presenza e assenza, il rapporto con il trascendente, l’identità, la memoria e il suo oblio, la perdita e l’interconnessione tra l’esperienza umana e ogni altra forma di vita e non-vita.

La mia ricerca si muove lungo traiettorie liminali, in cui il visibile si fonde con l’invisibile, aprendo spazi per immaginare nuove modalità di percepire e abitare la realtà.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2024.

Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?

In realtà dipende molto dal tipo di lavoro che sto facendo. In generale, però, direi che spesso mi trovo immersa nel processo creativo come in uno stato di immersione profonda, in cui emerge un senso di riflessione e concentrazione, ma anche una tensione che spinge a scavare più a fondo. Più che un’emozione singola, è una condizione mentale e sensoriale in cui tutto si intensifica.

Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare? 

Sentivo la necessità di andare oltre, oltre l’apparenza delle cose, oltre il visibile. Avevo il bisogno di iniziare a cercare, approfondire e interrogare ciò che solitamente rimane nascosto. In questo senso, il mio lavoro nasce da un’esigenza di riflessione e scoperta, che si sviluppa nel tempo, accogliendo l’inaspettato e aprendo nuovi significati.

Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro? Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai? 

Prima di iniziare un progetto c’è sempre una fase preliminare di ricerca. Quindi parto quasi sempre da un’idea di base, ma poi il lavoro può evolversi in modi inaspettati, a volte anche più interessanti di quello che avevo immaginato. Proprio queste sorprese fanno parte della bellezza del processo creativo. 

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2024.

Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro? 

I titoli sono fondamentali nella mia ricerca perché penso possano espandere il senso dei lavori, aprendo ulteriori strati di lettura e generando nuove connessioni.

Ad esempio, nel mio progetto “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, il titolo è la traduzione italiana della frase latina palindroma “In girum imus nocte et consumimur igni“. La frase è un rimando al volo circolare delle falene attratte dalla luce, ma, utilizzando la prima persona plurale, acquisisce un significato universale e diventa così metafora condivisa attribuibile anche a noi esseri umani.

Il titolo però può acquisire una molteplicità di significati, alludendo, infatti, anche a una riflessione sulla condizione contemporanea, una critica all’ideologia del progresso cieco, all’iper-produzione, all’illuminazione costante che annulla l’oscurità e dunque anche la possibilità di una dimensione più contemplativa e riflessiva di lentezza e sogno. Inoltre, nel medioevo si credeva che questa frase, trascritta su una pergamena e poi bruciata, consentisse di trovare la formula della pietra filosofale.

Emerge dunque anche un aspetto più alchemico ed esoterico, legato all’idea di trasmutazione. Certe volte i titoli possono nascere durante la fase di ricerca e ideazione dei miei progetti e altre volte anche durante la realizzazione o alla fine del lavoro.

Quand’è che senti che il lavoro è finito? 

Non so mai con esattezza quando un lavoro è davvero finito, perché ogni volta potrebbe mutare forma, anche per quanto riguarda l’aspetto espositivo. È un processo aperto, che potrebbe continuare a evolversi.

In generale, però, sento che un progetto si conclude quando percepisco di non poter aggiungere altro alla ricerca, quando tutto ciò che avevo da dire ha trovato una forma.

Per quanto riguarda i lavori fotografici, spesso il momento di chiusura coincide con la realizzazione di un dummy, è lì che sento di aver dato un corpo completo a quel progetto.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2025.

Ti capita di doverti fermare mentre stai lavorando, perché non hai in casa il tipo di pezzo o di materiale che ti serve, e di dover aspettare finché non lo trovi? 

Sì, sicuramente. Mi capita spesso, anche perché i miei progetti si sviluppano nel tempo, alternando momenti di maggiore intensità a fasi più lente. A volte questo rallentamento diventa parte del processo stesso in quanto l’attesa mi offre lo spazio per riflettere più a fondo su ciò che sto facendo e, in alcuni casi, mi porta a cambiare direzione o a trovare soluzioni inattese.

Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?

Probabilmente il lavoro che finora ha funzionato di più, anche in termini di ricezione e riscontro, è “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”. È un progetto che sento particolarmente compiuto perché mette in dialogo il linguaggio della fotografia con la performance e l’installazione e sintetizza molte delle riflessioni che attraversano la mia ricerca. Credo che funzioni perché riesce a evocare significati profondi lasciando però spazio all’interpretazione personale di chi lo osserva.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2025.

Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro? 

Ogni mio lavoro nasce da un’esigenza interiore, dal bisogno di approfondire una tematica che mi coinvolge a livello personale, emotivo o esistenziale. A volte è un’intuizione, altre una domanda che si insinua dentro di me.

Può partire da un’immagine, una sensazione, un ricordo o una riflessione, ma sempre con il desiderio di esplorare qualcosa in profondità. La fase iniziale è spesso accompagnata da una ricerca che aiuta a dare forma all’idea, poi il lavoro prende una direzione propria, spesso portando a risultati inaspettati.

Ad esempio, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, un progetto più stratificato nasce da una riflessione iniziale che si è sviluppata lentamente nel tempo. L’ultima performance che ho realizzato, invece, “The dull sound of our wings”, nasce in modo più istintivo quando ho ritrovato per strada una zona coperta di innumerevoli semi di acero caduti e da quell’immagine si è generato tutto il resto.

Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovata? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.

Ho iniziato da poco il percorso all’Accademia, sto frequentando il primo anno del biennio in Fotografia, mentre in precedenza ho studiato al Politecnico. Sicuramente l’Accademia sta influenzando maggiormente il mio percorso, soprattutto grazie agli stimoli quotidiani che derivano dal confronto con altri artisti. È un ambiente che favorisce la condivisione, la riflessione e la sperimentazione, e contribuisce ad affinare una visione più consapevole e coerente del mio linguaggio espressivo e ad approfondire la mia pratica artistica.

Alice Muratore, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, negativo fotografico, 2025.

Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci? 

Probabilmente il lavoro che finora è stato più apprezzato è l’ultimo che ho realizzato, “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, un progetto transmediale che combina la fotografia con la performance e l’installazione. È un’esplorazione dell’esistenza nel suo ciclo di nascita, trasformazione e rinascita, attraverso una riflessione sul comportamento delle falene, esseri notturni attratti e orientati verso una fonte luminosa che consuma e trasforma il loro corpo.

Il lavoro che preferisco in questo momento coincide con questo progetto, perché lo sento come il più completo, sia per la commistione dei linguaggi che ho utilizzato, sia perché racchiude una sintesi coerente del mio linguaggio espressivo. In particolare, ho potuto approfondire anche la mia riflessione sul negativo fotografico, che nella mia pratica assume una forte valenza simbolica. Il negativo, infatti, essendo una materia liminale in transito, rappresenta il momento in cui l’immagine esiste ma non è ancora visibile nella sua forma definitiva.

Dunque, sospendere l’immagine in questa fase, non convertendola in positivo e non portando la trasformazione a compimento, riflette la natura metamorfica dell’esistenza stessa. Inoltre il rapporto consueto tra luce e oscurità viene invertito poiché ciò che appare luminoso è in realtà una traccia d’ombra e, dunque, ogni fotografia diviene più che altro assenza di luce che presenza.

Alice Muratore, “Candescere”, frame da video-performance, 2024.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO

I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai? 

I social sono necessari per chi lavora nell’ambito artistico perché si presentano come un portfolio facilmente accessibile e aggiornabile. Personalmente li ritengo molto utili per condividere il mio lavoro e offrono anche la possibilità di creare connessioni, entrare in contatto con altri artisti e rimanere aggiornati su opportunità come bandi e festival.

Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci? 

Milano è la città in cui sono nata e cresciuta e sicuramente ha avuto un’influenza sul mio lavoro, sia per le opportunità culturali che offre, sia per il ritmo che la caratterizza. Allo stesso tempo, ho la fortuna di non vivere nel centro urbano, ma in una zona più periferica vicino al Parco Nord, un’area profondamente immersa nella natura. Questo per me è un grande vantaggio poiché mi permette di avere uno spazio di respiro, di osservazione più lenta e di riconnettermi con ritmi meno frenetici. La presenza della natura ha un impatto importante sul mio processo creativo e sul mio modo di pensare e produrre. 

Alice Muratore, “The dull sound of our wings”, performance, 2025.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti? 

Ho in programma alcune mostre e sto ultimando il dummy del progetto “Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”. Successivamente, vorrei dedicarmi a sviluppare un nuovo progetto su cui sto riflettendo.

Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?

Ci sono diversi lavori che, per ora, sono rimasti solo idee, spunti iniziali che non hanno ancora trovato una forma concreta. Credo però che ogni cosa abbia il suo tempo e che anche ciò che resta in sospeso faccia parte del processo creativo.

Cosa significa per te essere artisti oggi?

Essere artisti è sicuramente complesso dal punto di vista professionale, in quanto si opera in un contesto spesso poco riconosciuto e difficile da sostenere. Ma al di là dell’aspetto economico, credo che si possa essere artisti nel modo in cui si osserva il mondo e si sceglie di raccontarlo. Per me avere una pratica artistica diviene quasi vitale: significa coltivare uno sguardo sensibile e critico, cercare nuove forme per esprimere ciò che spesso non trova spazio altrove e continuare a porre domande, anche senza risposte. Essere artisti oggi per me significa restare in ascolto del presente, agire con consapevolezza e custodire uno spazio interiore di libertà.

Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?

Noemi Comi, Gabriele Barbagallo, Erica Bardi


Ringraziamo Alice Muratore per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirla sul suo profilo Instagram.

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