Anche se non si definisce un artista dalle idee chiare, la ricerca di Alessandro Giove è mossa da numerosi interrogativi quotidiani con cui ricerca gratificazione, commozione e voglia di migliorarsi costantemente. La parte più complicata della sua ricerca è l’inizio, infatti il pezzo finito spesso viene elaborato differentemente dal preciso imput iniziale.

PRESENTAZIONE
-Allora… raccontaci un po’ da dove vieni, chi sei, quanti anni hai?
Mi chiamo Alessandro Giove, vengo da Cologno Monzese in provincia di Milano.
-Di cosa ti occupi?
Mi occupo di cercare di migliorare come posso, talvolta è complicato, sono predisposto al lavoro manuale anche se vorrei sviluppare molto di più la mia mobilità corporea. In generale direi che intessere relazioni è una delle spinte maggiori nelle giornate, ma bisogna cercare prima di tutto consapevolezza.

INTERESSI
-Ti piace la musica? Hai un cantante, gruppo preferito?
Pochi esempi musicali non sono nelle mie corde, ma credo di avere un debole per la musica popolare, la taranta italiana o il fado portoghese sono le prime cose che mi saltano in mente.
-Un film che secondo te tutti dovrebbero vedere?
Mr. Nobody.

-Qual è la forma d’arte che preferisci? (da andare a vedere/ a cui assistere: fotografia, pittura, scultura, performance, ecc..) C’è un artista contemporaneo che consideri assoluto o che sia una fonte d’ispirazione?
Se con forma d’arte intendiamo anche musica credo non ci siano paragoni. Se con arte intendiamo belle arti forse scultura e pittura. In termini assoluti credo di non considerare nessuno, e se per artisti contemporanei intendiamo viventi credo di non essere abbastanza sul pezzo. Se per artista contemporaneo possiamo considerare anche chi non è più tra di noi se non con il suo lavoro avrei qualche esempio, allora direi Alberto Giacometti e Adolfo Wildt.
-C’è un momento della giornata che ti piace particolarmente?
Quando chiudo gli occhi.

LAVORO
-Come nasce il tuo interesse per la ricerca artistica?
Mhh, curiosità, gratificazione e commozione sono realtà che mi spingono maggiormente, ma da dove nasce la ricerca? Che poi ricerca di cosa, di senso, direzione? Forse la propria dimensione, mi trovo ancora nell’infanzia della mia ricerca, anzi nella placenta. Ma da dove nasce l’interesse…
-Un’emozione che sapresti nominare mentre lavori?
Frustrazione.

-Che cosa sentivi necessario: fare qualcosa di diverso, oppure andare oltre? Avevi un’idea chiara di quello che bisognava fare?
Tendenzialmente non mi considero un uomo dalle idee chiare. Anche se mi capita di partire da un’immagine che si materializza nella mia testa originata grazie ai pensieri, al luogo e ai materiali che intendo usare. Questi tre fattori contingenti agiscono sulla visione.
-Prima di cominciare a lavorare hai già chiara l’idea di come sarà il tuo lavoro?
La maggior parte delle volte no, soprattutto se si parla di lavoro pittorico, in scultura è un po’ differente, la maggior parte delle volte parto con un’idea, anche se di solito il pezzo finito non corrisponde affatto all’idea iniziale.

–Oppure è quando cominci che hai un’idea di quello che farai?
Cominciare è il momento più difficile, in una giornata così come nel lavoro. Non so che ruolo giocano le idee, dipende molto, non ho uno schema fisso. Lavorare col cuore spesso ripaga più della testa.
-Che ruolo svolgono i titoli per te? E quando li assegni? Di solito i titoli vengono prima o dopo che hai finito il tuo lavoro?
Credo che siano loro a venire da me più che io da loro. Mai prima, anche se talvolta si riscopre il primo seme che ha generato il lavoro, e con il quale quest’ultimo si riscopre.

-Quale sarebbe il loro significato?
Potrei sembrare stupido ma non me lo sono mai chiesto, forse servono a restringere il campo della soggettività della fruizione, o forse hanno solo una funzione sociale, perché anche noi siamo obbligati ad avere un nome.
-Quand’è che senti che il lavoro è finito?
È veramente assai rara la sensazione di aver finito un lavoro. Non so se sia possibile. Qualcosa di simile la provo talvolta dopo un distacco temporale tra l’ultima azione e una nuova fruizione.

-Quale lavoro secondo te funziona di più rispetto agli altri?
Un lavoro può funzionare anche in se stesso? O il suo funzionare è strettamente legato alla relazione con l’ambiente circostante? Un lavoro che secondo me ha dialogato bene con il suo ambiente è stato il gruppo scultoreo “del Guinea”.
-Raccontaci come nasce un tuo lavoro. Parti da un’idea, una sensazione o che altro?
A volte un’idea, molto più spesso dal contatto con i materiali stessi.

-Hai fatto un percorso all’accademia di Belle Arti; come descriveresti questo viaggio, come ti sei trovato? Immaginiamo che questo percorso ti abbia lasciato qualcosa, degli strumenti di lavoro che utilizzi o delle influenze particolari.
Ambiguo, tortuoso, per certi versi liscio ma infinito. Mi sono trovato nel posto giusto ma al tempo sbagliato, o forse no… esiste forse qualcos’altro? Non mi ha lasciato molto anche se io sto lasciando lei. In realtà sì, in termini di esperienza moltissimo.
-Qual è il tuo lavoro che finora è stato più apprezzato? E quale quello che tu preferisci?
Non saprei forse “Evoluzione di una gabbia” anche se solitamente tendo a nascondermi durante le esposizioni.

INTERAZIONE CON IL MONDO ESTERNO
-I social sono ormai una piattaforma indispensabile per pubblicare i propri lavori ed essere conosciuti; tu come vivi questa dimensione, e soprattutto, quanto la reputi importante per ciò che fai?
La vivo innocentemente male, sono indietro rispetto ai miei tempi e questo è un dato di fatto. Il digitale non é la corda più intonata nella mia chitarra. Per cui direi che non do molto peso a tutto ciò.
-Sei stato a Milano, come ha influito su di te questa città? Il luogo in cui ti trovi ha un’influenza su di te e su ciò che produci?
Sicuramente il luogo ha molta influenza, non siamo macchine, non ancora almeno. Milano é una città di facciata, con interiorità talvolta magnifiche se custodisci la giusta chiave, cortili interni inaccessibili altrimenti. Come le persone che la abitano. Non saprei dire in che modo mi ha influenzato. Ma quando ci stai a lungo ti soffoca mentre quando te ne allontani per molto inizia a mancarti. É ambivalente Milano, come il mondo, ma é molto più piccola del mondo, anche se le persone che vi abitano si sentono infinitamente più grandi.

-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?-Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e progetti?
Mi piacerebbe poter rispondere e invece sono qui a trovare scuse per scrivere lo stesso una non risposta. Comunque qualcosa che bolle in pentola non manca. Mi auguro di vedere e ve lo auguro anche a voi.
-Quali sono i progetti che non sei ancora riuscito a realizzare?
Parlare di ciò che non c’è ancora significa farlo esistere come per magia, quindi non potrebbe non essere realizzato, almeno in una forma.

-Cosa significa per te essere artisti oggi?
Oggi non trovo una valenza significativamente soddisfacente nel termine arte, figuratevi artista, forse domani, spero.
-Infine, ci indicheresti tre giovani artisti che stimi ed ammiri che frequentano/hanno frequentato l’Accademia di Brera?
Con molto piacere: Riccardo Ascone, Elio Guazzo, Giorgia Guaglianone.
Ringraziamo Alessandro Giove per aver risposto alle nostre domande, potete continuare a seguirlo sul suo profilo Instagram.
Scopri gli altri artisti emergenti sulla nostra rivista Venticento Art Magazine.